Mandelshtam, il “poeta più grande” raccontato in una conferenza online il 5 febbraio

L’incontro, organizzato dall’Istituto di Cultura e Lingua russa di Roma in collaborazione con Russia Beyond per il 130° anniversario della nascita del poeta, sarà tenuto dallo storico e slavista Guido Carpi, professore all'Università “L'Orientale” di Napoli

Nel gennaio 1891 a Varsavia (all’epoca parte dell’Impero russo) nasceva Osip Mandelshtam: “il poeta più grande” secondo Brodskij, autore della “più bella poesia d’amore del XX secolo” secondo Anna Akhmatova. In occasione del 130° anniversario della sua nascita, l’Istituto di Cultura e Lingua russa di Roma, in collaborazione con Russia Beyond e con il patrocinio del centro russo "Russkij Mir", organizza un incontro online (in diretta su Facebook, Twitter e YouTube il 5 febbraio 2021 alle 18, ora italiana) per ripercorrere la vita e le opere di uno dei più grandi poeti del Novecento. Protagonista della conferenza, lo storico e slavista Guido Carpi, professore ordinario di letteratura russa presso l'Università di Napoli “L'Orientale” e direttore del Centro di cultura russa “Russkij Mir”. 

Il più grande fra i grandi 

“Io, come la natura sono povero, / e ho la semplicità che hanno i cieli, / e la mia libertà è illusoria come / le voci, a mezzanotte, degli uccelli”. 

Nato in una famiglia ebraica benestante che si trasferì nei pressi di San Pietroburgo quando Osip era ancora bambino, diventerà poi uno degli esponenti di spicco dell’Acmeismo insieme ad Anna Akhmatova e Nikolaj Gumilev. Affascinato dall’antichità e dai poeti francesi Verlaine, Baudelaire e Villon, si innamorerà di Dante e della sua “Divina Commedia”, e inizierà a studiare l’italiano per avere il privilegio di leggere l’opera dantesca in lingua originale (ne nascerà il “Discorso su Dante”, scritto nel 1933 e inedito fino al ‘67).

Ma le parole le utilizzò soprattutto come una lama per criticare Stalin (“il montanaro del Cremlino”, come lo soprannominò in una poesia definita “suicida” da Pasternak) e quel sistema atroce di purghe e terrore degli anni sovietici, di cui lui stesso sarà vittima: morirà infatti in un campo di smistamento vicino a Vladivostok nel 1938, non prima però di aver lasciato in eredità al mondo una serie di versi che diventeranno il simbolo dell’indipendenza della poesia da ogni regime.  

Il relatore Guido Carpi

Oltre a essere professore di letteratura russa all’Università “L’Orientale” di Napoli e direttore del “Russkij Mir”, Guido Carpi è membro dell'Associazione Italiana Slavisti (AIS). Noto a livello internazionale per i suoi studi su Dostoevskij, sui metodi esatti nello studio del verso russo e sulla storia delle ideologie in Russia, Carpi ha pubblicato numerosi articoli, saggi, traduzioni e monografie in russo e in italiano, fra cui una storia della letteratura russa, una storia del marxismo russo e una breve storia della Rivoluzione russa.

Per seguire l'evento online del 5 febbraio 2021, cliccate qui.

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