Cinque film russi degli ultimi anni che non dovete perdervi su Netflix

Aleksandr Mitta/Marmot Film, 2014
Russia Beyond ha scelto per voi le pellicole più interessanti, di diversi generi, che sono ora disponibili sul popolare servizio di streaming

1 / “Rusalka” – Anna Melikjan (2007)

La commedia drammatica “Rusalka” (“Русалка”; nei Paesi di lingua inglese distribuito come “Mermaid”) di Anna Melikjàn (1976-) tredici anni fa ha avuto successo al più grande festival americano del cinema indipendente, il “Sundance”, dove la regista russa di origini armene ha vinto il Premio per la migliore regia nella categoria “World Cinema Dramatic”. Successivamente, “Rusalka” ha ricevuto premi a Berlino e Karlovy Vary, a Stoccolma e a Erevan. E la Melikjan è stata inclusa nella top 10 dei registi più promettenti al mondo dalla rivista “Variety”.

“Rusalka” (la Rusalka è una sorta di Sirena slava) è una romantica storia d’amore tra una ragazza con abilità sovrannaturali (sa controllare gli elementi) e un giovane uomo d’affari che salva dal suicidio. La combinazione di una linea narrativa fantastica con un umorismo gentile ed elementi del melodramma si trova ancora raramente nel cinema russo, e quasi quindici anni fa, il film della Melikjan sembrò una vera svolta. Una drammaturgia ordinata e risvolti inattesi nel finale sono diventati il segno distintivo di questa regista. Da allora, ha girato molti altri film, in cui di solito una strana ragazza outsider irrompe nel mondo di persone ricche e ciniche e le costringe a cambiare completamente la loro visione della vita. Ma “Rusalka” fino a oggi rimane il capolavoro della Melikjan: è stato qui che l’energia della giovinezza si è combinata con una storia forte, ugualmente interessante sia per il pubblico che ama film sugli adolescenti innamorati che per gli amanti del sofisticato cinema intellettuale.

2 / “Dva dnja” – Avdotja Smirnova (2011)

Il rapporto tra l’intellighenzia e le autorità politiche è un tema eterno per la cultura russa. Tra la fine degli anni Zero e l’inizio degli anni Dieci del Duemila, anche il cinema russo ha iniziato a interessarsi attivamente a questo argomento e la regista Avdótja Smirnóva (1969-) ha realizzato diversi film che esplorano questo problema da diverse angolazioni. Il primo e il più poetico è “Dva dnjà” (“Два дня”; ossia “Due giorni”, distribuito nei Paesi di lingua inglese come “Two days”), del 2011. Un alto funzionario di Mosca, Pjotr Drozdov, interpretato da Fjodor Bondarchuk, arriva in una città di provincia con un incarico: deve chiudere il museo dedicato a uno scrittore russo semidimenticato del XIX secolo, in modo che le autorità regionali possano costruire una magnifica residenza governativa sul sito di quella modesta antica usadba. All’inizio, il funzionario adempie con zelo il piano, ma tutto cambia quando fa conoscenza con la critica letteraria Marija Iljinichna (interpretata da Ksenija Rappoport), la vicedirettrice del museo. Drozdov si innamora di lei e, grazie a questo amore, la tenuta viene salvata.

Il film della Smirnova è un’affermazione in parte idilliaca sulla possibilità di un compromesso tra avversari storicamente inconciliabili. La regista ritiene che ci sia possibilità di parlarsi e piacersi tra singoli rappresentanti dell’intellighenzia e delle autorità politiche. In parte, questa fiducia proviene dalla sua esperienza personale. La Smirnova, che ha costruito una carriera come giornalista televisiva e regista di successo, nel 2012 ha sposato Anatolij Chubais, statista degli anni Novanta, padre delle privatizzazioni post sovietiche in Russia. “Dva dnja” è in un certo senso il film più personale della Smirnova. Ma allo stesso tempo, questa è una pellicola che, con la sua tonalità, i paesaggi e i dialoghi, può ricordare a uno spettatore straniero la prosa russa classica, che di tanto in tanto periodicamente cerca di imitare.

3 / “8 pervykh svidanij”– David Dodson e Aleksandr Maljarevskij (2012)

Questo autunno ha fatto molto parlare l’uscita online di “Palm Springs - Vivi come se non ci fosse un domani”, con Andy Samberg e Cristin Milioti come protagonisti. Questo film unisce un tema alla “Ricomincio da capo” con Bill Murray e Andie MacDowell con una classica commedia romantica. Il predecessore di questo film è stato il famoso “50 volte il primo bacio”, del 2004, con Adam Sandler e Drew Barrymore. La commedia russo-ucraina del 2012 “8 pervykh svidanij” (“8 первых свиданий”; ossia “Otto primi appuntamenti”, distribuita all’estero anche con il titolo inglese di “8 First Dates”) è simile a entrambi i film, in cui i personaggi principali si svegliano nello stesso letto ogni mattina, anche se il giorno prima si sono addormentati in luoghi diversi. Rendendosi conto che sono in un loop temporale, il ragazzo e la ragazza sono costretti a conoscersi meglio, e questo, ovviamente, porta all’inevitabile storia d’amore da commedia romantica. Il cast aggiunge pepe a questa trama. Il protagonista maschile è l’attuale presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelenskyj, che ha recitato attivamente nel cinema russo in passato.

4 / “Chagall-Malevich” – Aleksandr Mitta (2014)

Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, Marc Chagall fu nominato Commissario dell’arte della regione di Vitebsk (oggi in Bielorussia) e creò una comune di artisti nella sua città nativa. Kazimir Malevich, la nuova stella dell’avanguardia russa, si unì a quella Libera Accademia nel 1918. La relazione del sognante e gentile Chagall con l’ambizioso e ribelle Malevich non funzionò subito, e anche in seguito ci furono vari motivi di attrito. Un regista che è un grande classico della cinematografia sovietica, Aleksandr Mittà (1933-), presenta la storia del confronto tra i due geni dell’avanguardia russa come un’arena in cui la giovinezza prevale sempre sull’esperienza, e gli inizi oscuri sugli impulsi luminosi.

Il film “Chagall-Malevich” (“Шагал — Малевич”), costruito sui contrasti, offre un quadro esaustivo dello spirito dell’epoca, quando gli artisti creavano l’estetica del nuovo ordine appena nato. Questa è forse una delle biografie più interessanti su artisti di fama mondiale uscita negli anni Dieci del Duemila.

5 / “The Crew - Missione impossibile” - Nikolaj Lebedev (2016)

Aleksandr Mitta, regista di “Chagall-Malevich”, aveva avuto un enorme successo nel 1979 con il film “Atterraggio zero” (in russo: “Экипаж”; “Ekipàzh”, ossia “L’equipaggio”), primo film catastrofico nella storia del cinema sovietico. La storia di un aereo precipitato divenne un successo nell’Urss e quasi quarant’anni dopo, nel 2016, ne è stato fatto un remake: costoso, intelligente e dinamico, girato da uno dei registi russi dagli incassi più alti dei nostri tempi, Nikolàj Lébedev (1966-). La storia di giovani ed esperti piloti che salvano eroicamente l’aereo da un imminente collisione con il suolo è realizzata secondo i canoni di Hollywood e tiene il pubblico con il fiato sospeso dal primo all’ultimo minuto. Questo è un raro esempio di un film di azione con effetti speciali che non è diventato obsoleto nel corso di poco tempo. A quattro anni dall’uscita è ancora un gran piacere vederlo.


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