La passione lunga una vita di Akira Kurosawa per la Russia

Anatolij Kovtun/TASS; AlixSaz (CC BY-SA 4.0)
Il leggendario regista giapponese nutriva un profondo amore per la cultura e la natura russa. Probabilmente, il primo film che vi verrà in mente sarà “Dersu Uzala”, girato in Unione Sovietica, ma furono anche altre le sue pellicole tratte dalla letteratura russa

Nell’estate del 1971, quando un affaticato e irritabile Akira Kurosawa (1910-1998) sbarcò a Mosca, fece una richiesta insolita alle persone che lo accolsero all’aeroporto. Invece che di essere portato al suo hotel, lo sceneggiatore e regista giapponese di fama internazionale chiese di essere portato in una foresta russa! Ovviamente gli obbedirono, e portarono Kurosawa in un bosco di betulle della Regione di Mosca, dove fu entusiasta di vedere e raccogliere funghi porcini. Per uno che aveva letto e sognato la natura selvaggia russa, ma la vedeva per la prima volta solo all’età di 61 anni, fu una meraviglia quasi infantile respirare l’aria fresca della foresta. Kurosawa era atterrato nella capitale russa per il VII Festival cinematografico internazionale di Mosca (il Gran prix della Giuria andò quell’anno ex equo al sovietico “Belaja ptitsa s chjornoj otmetinoj” e al film italiano “Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica”, diretto da Damiano Damiani). Il giorno dopo aver realizzato la sua fantasia di passeggiare in un bosco russo, Kurosawa si unì ai colleghi di tutto il mondo e attirò l’attenzione dei dirigenti dello studio di produzione sovietico Mosfilm.

Akira Kurosawa insignito del premio speciale dell'Unione dei cineasti al 7° Festival Internazionale del Cinema di Mosca, 1971

Questa visita non sarebbe stata per il regista nipponico il culmine di un interesse per la Russia, la sua cultura, natura e letteratura, lungo una vita. Un viaggio iniziato quattro decenni prima, quando suo fratello maggiore Heigo, il figlio ribelle della famiglia, che si guadagnava da vivere facendo il “benshi”, il commentatore di film muti, lo introdusse alla letteratura russa. A partire dalle opere di Ivan Turgenev (1818-1883), la letteratura russa ha trovato molti appassionati in Giappone, con alcuni degli scrittori più noti che hanno ottenuto un ampio seguito. Heigo, tuttavia, riteneva Mikhail Artsybashev (1878-1927) il più grande tra i giganti della letteratura russa. In “Un’autobiografia o quasi”, libro pubblicato nel 1981, Kurosawa ha scritto della passione di suo fratello Heigo per Artsybashev. “Era un grande appassionato di letteratura russa, e considerava ‘Al limite estremo’ [in russo: “У последней черты”; “U posledney cherty”, romanzo del 1910; ndr] di Mikhail Artsybashev come il miglior libro del mondo, e ne aveva sempre una copia a portata di mano”, scrisse Kurosawa. “Ma ho sempre trovato che l’identificazione di mio fratello con il credo del protagonista Naumov in una ‘morte strana’, non fosse altro che un eccesso di emozione, e certamente non il presagio della sua stessa morte, come si è poi rivelato.” Heigo si uccise, e questo traumatizzò non poco Akira Kurosawa, ma il suo interesse per la Russia e la sua letteratura da lì in poi non fece che crescere.

La Russia sul grande schermo

Akira Kurosawa

Molto prima che Kurosawa raggiungesse la fama con film come “Rashomon” (1950) o “I sette samurai” (1954), aveva scritto una sceneggiatura che era l’adattamento di un romanzo di Yamanaka Hotaro. Kurosawa voleva infatti dirigere il film intitolato “Tekichû ôdan sanbyaku-ri” (ovvero: “300 miglia in territorio nemico”) sulla Guerra russo-giapponese del 1904-1905. A dirigerlo fu invece poi, usando quella vecchia sceneggiatura di Kurosawa, Kazuo Mori (1911-1989), nel 1957. Il film raccontava l’avventura bellica di Yoshitsugu Tatekawa, che nel 1941, quando Kurosawa aveva pronta la sceneggiatura, era ambasciatore giapponese a Mosca e appoggiò l’iniziativa.

L’idea era di fare un film reclutando ufficiali russi bianchi emigrati ad Harbin, in Cina. Kurosawa scrisse: “Tra questi c’erano un certo numero di cosacchi, e avevano conservato con molta attenzione le loro uniformi militari e le bandiere di prima della Rivoluzione. Tutto il necessario per le riprese era così disponibile, e ho proposto il progetto ai produttori.” Purtroppo Kurosawa non ottenne  i finanziamenti per realizzare il film. La Seconda guerra mondiale stava ormai travolgendo l’Europa e l’Asia.

Fu solo dopo la guerra che la carriera registica di Kurosawa decollò. Nel 1951 “Rashomon” vinse il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia. E l’anno dopo anche l’Oscar per il Miglior film straniero. Il successo e il plauso della critica per il film incoraggiarono Kurosawa a portare avanti i suoi ambiziosi progetti per adattare il primo di due romanzi russi al cinema giapponese. Kurosawa amava leggere in particolare le opere di Fjodor Dostoevskij. “Le mie opinioni e la mia psicologia sono simili a quelle dell’eroe de ‘L’idiota’”, disse Kurosawa, che adattò il libro per un film di ambientazione giapponese, girato a Hokkaido. “Apprezzo la letteratura russa sin da giovane e sapevo che dal libro di Dostoevskij si sarebbe potuto trarre un film meraviglioso. Lui è il mio autore preferito, lo reputo il migliore ad aver trattato con sincerità l’esistenza umana”.

Una scena tratta dal film

Il film “L’idiota” (1951) era ambientato nell’isola più settentrionale del Giappone, ma poco altro era stato cambiato rispetto alla storia del principe Myshkin. Fu un disastro commerciale. “Questo Idiota è stato rovinoso”, ha ammesso Kurosawa nella sua autobiografia. “Mi sono scontrato direttamente con i responsabili dello studio e poi quando sono uscite le recensioni sul film, è stato come se fossero un riflesso diretto dell’atteggiamento dello studio nei miei confronti”. La critica giapponese infatti lo stroncò, e fu un insuccesso anche di pubblico.

Una scena tratta dal film

Pochi anni dopo la brutta esperienza con l’adattamento del romanzo di Dostoevskij, il regista giapponese portò sul grande schermo il dramma teatrale di Maksim Gorkij “Bassifondi” (noto anche come “L’albergo dei poveri”). Girato su due set, il film “I bassifondi” (1957) venne adattato per intercettare il gusto giapponese, ed ebbe un buon successo di critica e pubblico.

La vita in Russia

Dopo il suo viaggio a Mosca nel 1971, Kurosawa affrontò una serie di battute d’arresto e cadde in depressione. Nel corso dei due anni successivi meditò persino di togliersi la vita. Fu nel 1974 che l’attenzione e l’interesse lungo una vita del regista per la Russia furono adeguatamente ricompensati. Mosfilm lo contattò per dirigere un film sulla vita dell’esploratore e avventuriero russo Vladimir Arsenjev (1872-1930). Essendo una persona che amava la selvaggia natura russa, Kurosawa fu felicissimo dell’offerta e accettò di trasferirsi in Russia per le riprese. Jurij Solomin, che interpretò il ruolo di Arsenjev nel film, raccontò in un’intervista del 1999 che Kurosawa aveva letto i libri dell’esploratore russo negli anni Trenta e voleva fare un film da molto tempo, ma voleva farlo nella stessa zona dove aveva vissuto Arsenjev.

Nella sua autobiografia, Kurosawa ha scritto di quanto fosse disgustato dallo stato dell’industria cinematografica giapponese in quel momento. Si paragonò a un salmone. “Quando il fiume in cui è nato e cresciuto diventa inquinato, non può risalire a monte per deporre le uova. E io avevo problemi a fare i miei film”, ha scritto Kurosawa. “Uno di questi salmoni, non vedendo altro modo, fece un lungo viaggio per risalire un fiume sovietico e dare alla luce un po’ di caviale… È così che è nato il mio film del 1975”. Stiamo parlando, ovviamente di “Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure”.

L'attore sovietico Maksim Munzuk (al centro) protagonista del film

Kurosawa si recò a Mosca e poi in Siberia e nell’Estremo Oriente russo, per lavorare in condizioni incredibilmente difficili. La sua autobiografia non racconta le riprese del film, ma diverse testimonianze sovietiche e giapponesi condividono aneddoti simili sui nove mesi che trascorse in  Urss.

Un ritmo di lavorazione infernale

Le riprese giornaliere del film iniziavano alle 7 del mattino e duravano fino a 15 ore. Secondo un resoconto russo, la troupe era scioccata dal fatto che il segretario di Kurosawa lo seguisse ovunque e prendesse nota di ogni singola cosa che diceva.

Kurosawa voleva trasmettere le sfumature di ciascuna delle quattro stagioni nella taiga russa. Quando la troupe era pronta a filmare le scene autunnali, una forte tempesta di vento investì l’area e le foglie rosse, gialle, verdi e dorate caddero dagli alberi. Fjodor Dobronravov, che era responsabile della fotografia, ha raccontato che il regista giapponese era terribilmente indispettito quando ciò accadde, e Mosfilm dovette inviare scatole e scatole di foglie autunnali artificiali sul luogo delle riprese. Kurosawa si unì alle maestranze per “attaccare” abilmente le foglie agli alberi.

I resoconti giapponesi parlano anche dell’insaziabile appetito del regista, che adorava la carne, e di come persino i russi fossero scioccati da quanto il regista mangiasse.

Akira Kurosawa con due moscoviti durante le riprese di

Sebbene questa esperienza gli fosse piaciuta, Kurosawa sentì sempre più nostalgia di casa e tornò in Giappone nella primavera del 1975. Il film, prodotto da Mosfilm in collaborazione con la giapponese Daiei Film, ebbe un enorme successo. Vinse l’Oscar per il miglior film straniero nel 1976 e il David di Donatello al Migliore regista straniero nel 1977, e generò un interesse globale per la vita e le opere di Vladimir Arsenjev. Il film ebbe un successo di pubblico molto più ampio di quanto originariamente ci si aspettasse, grazie al genio di Kurosawa che lo aveva reso un poema cinematografico che mostrava la squisita bellezza e il potere distruttivo della natura e al racconto della toccante amicizia tra l’esploratore russo Arsenjev e il cacciatore indigeno Dersù Uzalà.

Il successo del film ridette la gioia di vivere a Kurosawa, che sarebbe rimasto in attività per altri due decenni. Morì di ictus nel 1998 all’età di 88 anni. Il regista giapponese è ricordato con affetto in Russia, dove i suoi classici continuano ad avere un ottimo seguito.


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