A Mosca arrivano i cosacchi

Prendendo spunto da altre regioni del Paese, la capitale russa avvia ronde nelle strade cittadine per contrastare l'illegalità e la delinquenza. Ma chi sono i membri di questa antica comunità militare?

Controlleranno i parcheggi selvaggi e il commercio illegale: dal 27 novembre 2012 pattuglie di cosacchi, insieme alla polizia locale, presidieranno il centro di Mosca. Le ronde, composte da otto cosacchi e un poliziotto, partiranno dalla stazione Belorusskaya, così come ha fatto sapere Ria Novosti.

“Prendiamo un coltello e lo rigiriamo fino dall’altra parte. Con la gamba sinistra facciamo un balzo in avanti e infilziamo il nemico ovunque: nel volto, nel collo, nelle mani. Poi, con un secondo balzo, ci spostiamo indietro. Fatto!”

È una notte di novembre. A Sokolniki è in corso un addestramento di combattimento cosacco corpo a corpo. Al posto dell’aria condizionata, in sala c’è una finestra spalancata. Fuori, il termometro segna cinque gradi sotto zero. Sulle pareti sono appese due riproduzioni di icone e due pilastri avvolti da uno spesso strato di feltro, dove ci si può allenare tirando colpi. Alla lezione prendono parte dodici persone: otto ragazzi e tre ragazze, di cui una con la madre.

L’allenatore Dmitri Nenarokov, un prelato del patriarcato di Mosca, si gira verso di me: “Normalmente utilizziamo coltelli di legno senza lama. Un solo colpo inflitto con un coltello vero può attraversare il corpo da parte a parte”.

Si avvia verso l’armadio, e da lì tira fuori un coltello, apparentemente un coltello da cucina. “Non è molto affilato. Ma taglia la carne perfettamente”. Nenarokov fa parte di uno dei sei gruppi di cosacchi, chiamati Sotni, che ci sono nella capitale russa. Ognuno è composto da 150 uomini.

Nenarokov lavora nel dipartimento di educazione fisica dell’istituto Federale di Sicurezza della capitale russa, dove insegna combattimento corpo a corpo. Inoltre si occupa di volontariato nella piccola chiesa dello stesso istituto, servendo il cibo agli studenti.

Nenarokov è moscovita, nato e cresciuto a Sokolniki, laureato in architettura. “Ovviamente, tutti i cosacchi sono soldati di spirito”, dice.

Il presidente del consiglio degli affari cosacchi è Aleksandr Beglov, rappresentante plenipotenziario del Presidente russo nel distretto federale centrale. E proprio lui ci ha spiegato che una persona che si considera cosacca ha la possibilità di intraprendere tre diversi cammini. Può dedicarsi ad attività sociali, riportando in vita le tradizioni, registrarsi per ottenere qualche incarico pubblico. Oppure semplicemente “essere cosacco”.

Per essere inseriti nel registro, è però necessaria una serie di requisiti: “Bisogna essere cittadino della Federazione Russa e aver compiuto 18 anni. E ovviamente condividere le idee dei cosacchi”. Inoltre non è possibile avere precedenti penali e abusare di alcool.

L’ingresso nell’esercito avviene attraverso una riunione, dove la new entry pronuncia un giuramento, bacia la croce e il Vangelo, e riceve una benedizione da parte del prete e una “punizione del padre”: un colpo di frusta.

Un cosacco non può essere ateo. Ben presto nel Paese ci sarà il Partito Cosacco (KpRF), per rappresentare gli interessi laici dei cosacchi.

Quando un cosacco giura lealtà al Paese, automaticamente decide di servire lo Stato. “Ci sono 15 tipi di servizi che può eseguire un cosacco – dice Nenarokov -. Noi, ad esempio, ci occupiamo dell’istruzione militare, extrafamiliare e pre-militare. A Mosca ci sono tre Sotnis di paracadutisti, un gruppo di esploratori e un altro di militari generali”.

Spiega inoltre che il governo è interessato a far diventare i cosacchi una forza di vigilanza nazionale, e li appoggia attraverso una serie di sovvenzioni. Ci sono sussidi statali annuali di mille milioni di rubli (25 milioni di euro). Le autorità regionali possono inoltre dare la possibilità ai cosacchi di affiancare le forze dell’ordine regionale.

Nell’agosto 2012, infatti, il governatore della Regione di Krasnodar Aleksandr Tkachov avviò una lunga polemica con la decisione di creare una serie di pattuglie cosacche. Da quasi un anno a Mosca esiste un progetto analogo: da ottobre 2011 il distretto Sud Orientale della capitale russa è pattugliato da 80 cosacchi guidati da Sergei Shishkin. Non lavorano per soldi. L’unica cosa che viene pagata loro è il trasporto. Oltre alla divisa rossa e nera.

“I cosacchi sono molto utili laddove ci sono grossi assembramenti di gente. A Liublinò, ad esempio, contrastano il commercio clandestino - spiega il prefetto Vladimir Zotov -. Grazie alle pattuglie di cosacchi, negli stagni di Kuzminski e Liublinò sono stati ridotti drasticamente i casi di annegamento”.

“Secondo quanto abbiamo potuto vedere – ha concluso -, la gente nutre molta fiducia nei loro confronti”. Si dice d’accordo anche il governatore Tkachov: “Nella nostra regione controlleranno gli immigrati. I cosacchi rappresentano il popolo, lottano insieme al popolo. Se si offende un cosacco, si offende il popolo”.

La versione originale dell'articolo è stata pubblicata su Kommersant Vlast

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