Agosto in rima

Libri e poesia (Foto: Shutterstock / Legion Media)

Libri e poesia (Foto: Shutterstock / Legion Media)

Per accompagnare l'estate, ecco una selezione di poesie russe da leggere in queste settimane di vacanze

Per il mese di agosto, ecco una breve selezione di poesie russe, da leggere e assaporare sotto l'ombrellone.

*

Si è offuscata in cielo la lacca turchina,

un canto di ocarina echeggia più netto.

Non è che un pifferetto di argilla,

perché lamentarsi così?

Chi gli ha narrato i miei peccati,

e a quale scopo mi perdona?...

O sono invece i tuoi ultimi versi

che questa voce mi ripete?

( Anna Achmatova,  1912)

*

La spensieratezza è un caro peccato,

caro compagno di strada e nemico mio caro!

Tu negli occhi m'hai spruzzato il riso

e la mazurca mi hai spruzzato nelle vene.

Poiché mi hai insegnato a non serbare l'anello,

con chiunque la vita mi sposasse.

A cominciare alla ventura - dalla fine,

e a finire - ancor prima di cominciare.

A essere come uno stelo, ad essere come l'acciaio.

Nella vita, in cui così poco possiamo,

a curare la tristezza con la cioccolata

e a ridere in faccia ai passanti.

(Marina Cvetaeva, 1918)

*

Con la mente non si può capire la Russia,

Non la si può misurare col metro comune!

In essa c'è un'essenza particolare!

Nella Russia si può soltanto credere.

( Fedor Tjutcev, 1868)

*

Nella folla umana, nello sfacciato rumore diurno

Talvolta il mio sguardo, i moti, i sensi  le parole

Non osano rallegrarsi del tuo incontro:

Anima mia: oh, non volermi accusare!...

 

Guarda, come bianca e nebbiosa, di giorno

Appena riluce in cielo la luna risplendente!

Giungerà la notte, e nel puro specchio

Verserà un balsamo profumato d'ambra!

( Fedor Tjutcev,1829)

*

Niente è al mondo tranne una tenda ombrosa

Di aceri sonnolenti.

Niente è  al mondo tranne uno sguardo radioso,

Pensoso e fanciullesco.

Niente è al mondo tranne la capigliatura

Fragrante d'una dolce testa.

Niente è al mondo tranne questa scriminatura

Che corre a sinistra, netta.

(Afanasij Fet)

*

Insieme respiriamo, io e la notte,

L'aria è ubriaca di fiori di tiglio

E in silenzio ascoltiamo

Quel che, nel dondolio della corrente,

Ci canta una fontana.

 

Io e il sangue e il pensiero e i corpi, noi

Siamo schiavi devoti:

Tutti noi ci innalziamo audacemente

Fino al limite noto,

Pigiati sotto il peso del destino.

Va l'idea, il cuore batte,

Con il bagliore non si aiuta il buio!

Tornerà il sangue al cuore,

Si spanderà il mio raggio sull'acqua

Mentre L'Aurora spegnerà la notte.

( Afanasij Fet)

*

È già sera. La rugiada

Scintilla sull'ortica.

Sto presso la strada,

Chinato verso un salice.

 

Dalla luna una grande luce

Proprio sul nostro tetto.

Da qualche parte un usignolo canta

Lontano io lo ascolto.

 

Si sta bene al caldo,

Come d'inverno presso la stufa.

E si ergono le betulle,

Come grandi candele.

 

E lontano, oltre il fiume,

Oltre il margine del bosco ,

Un insonnolito guardiano batte

Con un morto mazzuolo.

(Sergej Esenin, 1910)

*

Mio angelo, ricordati di me sullo sfondo di una fontana -

Di statue dormienti per via  del rubinetto chiuso,

Cosa c'è di più triste di un corpo immoto nel bronzo

Nella nobile - no, direi - nella bizzarra posa.

In questa immobilità, in questo dolce silenzio

C'è più fermezza che rinuncia al mondo.

C'è più poesia - piuttosto che -  prosa,

Al parco dove d'autunno la pioggia sostituisce il pianto.

Lì dietro al recinto di ghisa la vita senz'altro -

Lì avanza la fila per un giornale dell'edizione della sera.

Coraggio, vai là - ne diverrai una parte del grande,

Sarai elevato e umiliato, infelice e felice.

Io rimango. O, voi, figure, disperdetevi.

Io ho di che tacere.

La sostanza non la spiffero, nell'essere sciocco.

Ma tu, però - addio. No, nessuno ha lasciato nessuno.

Mio angelo, provo dolore. Ripeto  "mio angelo..."

(1994, Boris Ryzhy)

*

Vi ho amato: l'amore ancora, forse,

Non si è spento del tutto nella mia anima;

Ma non voglio che esso vi inquieti ancora;

A nessun modo vi voglio rattristare.

Vi ho amata silenziosamente, senza speranza,

Oppresso ora dalla timidezza, ora dalla gelosia;

Vi ho amata così sinceramente, così teneramente,

Che Dio vi conceda di essere così amata da un altro.

(Aleksandr Pushkin  1829) 

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