L’era Trump e il declino del sentimento antioccidentale

13 dicembre 2016 Ekaterina Chulkovskaya, RBTH
Con l’elezione del nuovo Presidente Usa, in Russia si sta registrando un notevole riavvicinamento all’Occidente. Vi spieghiamo perché
portrait of  Donald Trump with a portrait of Vladimir Putin
I ritratti dei Presidenti Donald Trump e Vladimir Putin. Fonte: AP

Il numero di russi interessato a migliorare i rapporti con l'Occidente si è avvicinato al massimo storico, scrive il giornale Rbk, facendo riferimento ai dati di un sondaggio del Centro Levada.

A favore dell’ampliamento delle relazioni politiche, culturali ed economiche con i Paesi occidentali è il 71% dei russi intervistati. Questa cifra è vicina al massimo storico, registrato nel 2000. Allora il 76% dei russi sosteneva un riavvicinamento con l'Occidente.

Il declino dell’antiamericanismo

La richiesta di un riavvicinamento con i Paesi occidentali sta avvenendo in concomitanza con una diminuzione dell’immagine negativa legata a Stati Uniti e Unione Europea. Secondo l’indagine, il 54% dei russi si dimostra critico nei confronti dell’Ue, mentre il 56% nei confronti degli Usa. Per fare un confronto, due mesi fa quest’ultima percentuale era pari al 64%.

Secondo il Centro Levada, la crescita dello scetticismo verso lo sviluppo delle relazioni con l'Occidente è avvenuta a novembre 2014. Allora, meno del 60% degli intervistati era favorevole allo sviluppo delle relazioni con l'Occidente. Il minimo assoluto è stato registrato nel luglio 2015, quando il 50% degli intervistati sosteneva un ampliamento dei rapporti con l’Occidente e il 37% si diceva invece d’accordo per una loro riduzione. I restanti erano indecisi.

Trump amico della Russia

"Il cambiamento in positivo della percezione degli Stati Uniti e dell'Unione Europea è associato all'aumento della disponibilità a stringere relazioni con i Paesi alleati occidentali e con l’alleggerimento della retorica antioccidentale da parte dei media statali russi”, dice l'analista politico Mikhail Komin. Tra i fattori che incidono sulla riduzione della retorica antioccidentale, l’esperto cita l'elezione di Trump come nuovo Presidente degli Stati Uniti, la vittoria di una serie di candidati in Europa, come Igor Dodon alle elezioni presidenziali in Moldova, François Fillon alle primarie dei repubblicani in Francia e altri ancora.

"I media russi riportano attivamente i punti di vista filo-russi di questi politici che, naturalmente, influiscono sulla percezione dei Paesi occidentali da parte della gente comune”, spiega Komin.

I deputati della Duma hanno accolto la notizia della vittoria di Trump con forti applausi e Vladimir Zhirinovskij, leader del partito nazionalista liberal-democratico russo, formalmente d’opposizione in Parlamento, ha fatto organizzare un banchetto in onore del neo-eletto Presidente degli Stati Uniti. Il Caporedattore del canale televisivo RT Margarita Simonyan su Twitter ha scritto: "Oggi voglio girare per Mosca con la bandiera americana al finestrino della macchina. Se trovo una bandiera. Unitevi a me. Oggi se lo meritano".

Secondo il sondaggio del Centro Levada, più della metà dei russi dopo l'elezione di Trump si aspetta un miglioramento delle relazioni con l’America.

Stanchi dei nemici

A incidere sulla riduzione del sentimento antioccidentale ha giocato anche il fatto che i russi sono stanchi di cercare dei nemici. “È difficile vivere sempre circondati da nemici, sempre in attesa di qualche colpo. Quindi la maggior parte delle persone vorrebbe davvero migliorare i rapporti con i Paesi occidentali, aumentando la prevedibilità e alleviando la tensione”, dice Komin. Allo stesso tempo, l'esperto osserva che nella mente dei russi si mantiene ancora la visione dell'Occidente come di un avversario a lungo termine della Russia. "Dal punto di vista dei russi, l’alleanza con l'Occidente è il male minore, è ‘un’amicizia forzata’ in cui, mentre guardi il nemico in faccia, è meglio sorridere, ma tenerlo sempre sott’occhio".

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