Turchia, chi c’è dietro l’assassinio dell’ambasciatore russo

21 dicembre 2016 Georgy Bovt, per Rbth
Secondo Mosca e Ankara si tratterebbe di un atto terroristico. E l’uccisione dell’attentatore potrebbe complicare le indagini sul caso. Ecco cinque ipotesi di interpretazione per chiarire la tragedia
Opinion
Flag-wrapped coffin
Il feretro dell’ambasciatore russo Andrej Karlov ucciso ad Ankara, in Turchia. Fonte: Reuters

Mosca e Ankara concordano nel sostenere che l’assassinio dell’ambasciatore russo Andrej Karlov sia stato un atto terroristico. Se lo scopo perseguito è quello di minare il riavvicinamento tra Mosca e Ankara, allora l’esito potrebbe essere quello opposto, ossia di intensificare la solidarietà bilaterale per far fronte a un nemico comune, il terrorismo, e accelerare la ricerca di un percorso di pace per regolamentare la crisi siriana.

Anche l’attentatore è stato ucciso e la cosa potrebbe complicare le indagini sul caso. Chi c’era dietro l’assassino 22enne, che prestava servizio nella polizia turca e al momento dell’aggressione non si trovava nello svolgimento delle sue funzioni? Le interpretazioni possono essere molteplici.

Prima ipotesi: Fethullah Gülen

Nella stessa Turchia la versione, accreditata dalle autorità, che incontra i maggiori consensi è che dietro l’assassino potrebbero nascondersi delle forze vicine al predicatore Fethullah Gülen, attualmente rifugiato negli Stati Uniti per sfuggire al potere.

Gülen è ritenuto l’ispiratore del fallito tentativo di golpe dell’estate scorsa per rovesciare il Presidente Erdogan ed è ritenuto il principale “nemico del popolo”; a lui viene attribuita la colpa di molte nefandezze perpetrate dalle autorità turche. Dopo il fallimento del golpe Erdogan ha attuato una serie di massicce epurazioni e azioni repressive anche all’interno degli apparati di sicurezza. Tuttavia, com’è noto, nessuna epurazione può essere efficace al 100 per cento. È impossibile eliminare tutti. E tra gli organizzatori del golpe vi erano effettivamente anche dei sostenitori di una linea più intransigente di Ankara anti-Assad in Siria, e di conseguenza, antirussa, dal momento che la Russia appoggia Assad. Il processo di riavvicinamento in atto tra Russia e Turchia poteva risultare loro sgradito, fino a indurli a colpirlo. O forse potrebbe essergli risultato ancora più sgradito il ruolo sostenuto dalla Turchia in una fase in cui di fatto le forze di Bashar Assad hanno di fatto conquistato quasi l’intero controllo di Aleppo.

Esistono ragioni fondate per ritenere che tra Mosca e Ankara sia stato raggiunta se non un’“intesa ufficiale” perlomeno un’intesa informale, riguardo alla “differenziazione” delle sfere di responsabilità in Siria. Nel contesto di quest’intesa “informale” la Turchia, in particolare, ha potuto ridurre il livello di appoggio ai suoi “clienti” dell’opposizione siriana che combattevano Assad ad Aleppo est. Decisione questa che ha consentito di agevolare la conquista di Aleppo, mentre i ribelli appartenenti alle fila del principale “cliente” della Turchia in Siria – l’Esercito siriano libero – hanno potuto abbandonare facilmente la città attraverso i corridori umanitari, organizzati, com’è intuibile, con la mediazione di Ankara. Ankara non ha bisogno di annientare l’Esl dal momento che i suoi uomini potrebbero tornarle utili ad Ankara come emissari dei suoi interessi in Siria nel “dopo Assad”.

Seconda ipotesi: gli islamisti

Da questa intesa congiunta ancora informale tra Ankara e Mosca non può per il momento svilupparsi alcuna cooperazione su larga scala sulla ricostruzione postbellica della Siria. Tuttavia, un simile scenario potrebbe risultare particolarmente sgradito ad altri islamisti, inclusi quelli legati all’Esl.

È ormai da un pezzo che la Turchia continua a “flirtare” intensamente con gli islamisti e ora è lei stessa a intossicarsi coi frutti del suo gioco. Nel Paese s’intensificano gli attentati terroristici. Una parte di queste forze islamiste, che si sente “tradita”, potrebbe aver deciso di colpire la Russia e anche il processo riavvicinamento russo-turco. 

Inoltre, tra i mandanti dell’assassinio potrebbero esserci altre forze islamiste al di fuori dell’Esl, i cui simpatizzanti hanno celebrato euforici l’assassinio nei social media. Forze legate al Fronte al-Nusra o alla Brigata Ahrar al-Sham, appoggiate, com’è noto, da influenti lobby in Qatar e Arabia Saudita, anche vicine ai circoli governativi. Oggi tali forze in Siria stanno visibilmente perdendo e in grande misura a causa dell’intervento militare russo e anche iraniano (le unità dell’artiglieria delle milizie sciite di Teheran hanno partecipato all’offensiva di Aleppo est), oltre al fatto che l’Iran è uno dei principali avversari regionali di Riyad. Da questo punto di vista forse non è un caso che l’attentato terroristico sia stato eseguito alla vigilia del vertice trilaterale tra i ministri degli Esteri di Russia, Turchia e Iran, in previsione a Mosca, allo scopo di far saltare l’incontro.

Se fosse così dietro l’assassinio dell’ambasciatore russo potrebbero nascondersi anche forze vicine all’Isis. I servizi segreti turchi hanno “flirtato” per parecchio tempo con l’Isis e oltretutto non sono state eseguite epurazioni per i “legami con l’Isis”, ma questi legami a un certo punto sono stati semplicemente “rimossi”. E tra gli agenti potrebbe esservi chi ha ancora mantenuto dei contatti con l’Isis o simpatizza con questa organizzazione.

L'ambasciatore russo Andrej Karlov. Il momento precedente l’attacco. Fonte: APL'ambasciatore russo Andrej Karlov. Il momento precedente l’attacco. Fonte: AP

Terza ipotesi: il terrorista solitario

Esiste una versione ancora più semplice. È possibile che l’assassinio sia opera di un terrorista solitario, o di un ristretto gruppo di islamisti.

Simili “strutture”, composte da 1-3 persone, indottrinate con l’ideologia del martirio islamico, sono state attivate di recente in molti Paesi. Potrebbe trattarsi di un caso analogo.  

Tra l’altro, sull’assassino 22enne delle forze speciali potrebbe aver fatto presa sull’esplosione di isteria mediatica in molti mezzi di informazione di tutto il mondo riguardo alle azioni militari della Russia e di Assad ad Aleppo est. Anche i media turchi non si sono sottratti a questa campagna che si è ulteriormente amplificata dopo l’offensiva su larga scala lanciata dall’esercito iracheno e dalle milizie sciite e curde per liberare dall’Isis la città di Mosul in Iraq.

Nel secondo caso gli stessi media, che strepitano per i “barbari bombardamenti” di Aleppo est e le presunte “massicce” perdite tra i civili, tacciono ostinatamente su questi stessi temi riguardo a Mosul, dove la popolazione è più numerosa, l’offensiva militare più intensa, i conflitti interetnici più aspri e le azioni dell’Isis ancora più barbare. E sotto l’influsso di questa ondata di isteria, l’assassino avrebbe potuto decidere di agire per “vendicare Aleppo”.

Quarta ipotesi: i curdi

In linea teorica è verosimile anche l’“ipotesi curda”. I curdi potrebbero essersi voluti vendicare di Ankara per ciò che sta facendo nella Siria Settentrionale dove ha organizzato un “cordone sanitario” nei territori liberati dall’Isis, in larga misura grazie agli sforzi delle formazioni curde.

Tuttavia, tale ipotesi appare la più debole: è difficile immaginare che nella polizia turca possa operare un uomo legato ai curdi. Quella etnica è una discriminante imprescindibile.

Quinta ipotesi: un’operazione della Nato

Esiste, naturalmente, anche un’altra ipotesi più delirante. Alcuni politici russi sostengono che l’assassinio dell’ambasciatore potrebbe essere l’esito di “un’operazione segreta della Nato”.

Per la trama di un romanzo giallo una simile ipotesi potrebbe funzionare, così come quella altrettanto clamorosa di una presunta “vendetta di Obama ai danni di Putin”. Tuttavia, se ci si sofferma a esaminarle, subito s’infrangono di fronte a una domanda: che bisogno avrebbe la Nato di un casus belli con la Russia? E questo sarebbe proprio un casus belli.

E il fatto stesso che simili ipotesi siano potute venire in mente a certi politici, la dice lunga su quanto si siano deteriorati attualmente i rapporti della Russia con l’Occidente in generale, e con l’America in particolare. In un simile contesto occorre cercare di non soccombere all’isteria propagandistica dei media.

A quali risultati essa può portare è evidente. Dal momento che in questo clima d’isteria attorno ad Aleppo si è consumato l’assassinio dell’ambasciatore Karlov. Ed è questo il fattore che più conta, indipendentemente da tutte le ipotesi concrete elaborate sulla sua uccisione. 

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