I prossimi passi della Russia in Siria

15 dicembre 2016 Nikolaj Litovkin, RBTH
Così come ha riferito l’ambasciatore russo all'Onu Vitalij Churkin, gli ultimi quartieri di Aleppo sarebbero sotto le forze governative. Ora si darà il via ai negoziati interni per risolvere la crisi. Ma la fine del confitto non sembra poi così vicina
 Aleppo
Un quartiere distrutto di Aleppo. Fonte: Reuters

Così come ha fatto sapere nella notte del 14 dicembre Vitalij Churkin, rappresentante permanente della Federazione Russa all’Onu, le forze governative hanno ripreso il controllo degli ultimi quartieri orientali di Aleppo, in Siria. Secondo Churkin gli ultimi gruppi terroristici starebbero abbandonando le zone liberate della città. Tuttavia per il diplomatico è presto per poter parlare della fine della fase attiva degli scontri nel Paese.

“Sarebbe esagerato dire che il conflitto in Siria sta finendo - ha dichiarato -. Resta ancora molta strada da percorrere, ma sarebbe positivo se questo cammino riprendesse la direzione intrapresa nel dicembre dell’anno scorso, con la firma della risoluzione che prevedeva la necessità di creare una nuova costituzione in Siria e organizzare elezioni sotto il controllo internazionale”.

Solamente allora sarà possibile, secondo Churkin, iniziare il gigantesco lavoro di ricostruzione di un Paese massacrato da sei anni di guerra civile.

I prossimi passi

Dopo la liberazione di Aleppo, Mosca cercherà di far sedere al tavolo dei negoziati i rappresentanti dell’opposizione moderata, per avviare una nuova fase di dialogo. “L’esercito siriano ha ripreso il controllo - ha dichiarato a Rbth il colonnello in congedo e osservatore militare di gazeta.ru, Mikhail Khodorionok -. Ora speriamo che si svolga una nuova fase nel processo di regolamentazione pacifica”. Secondo l’espero, la prima cosa che farà la Russia ora sarà garantire la sicurezza della popolazione civile di Aleppo.

L’attività dell’esercito

Oltre cento sminatori russi sono impiegati nelle operazioni di bonifica della città, ha fatto sapere a Rbth l’esperto militare del giornale Izvestia, Aleksej Ramm. Secondo lui, il Ministero della Difesa della Federazione Russa è al lavoro per offrire assistenza umanitaria ai feriti e consegnare materiale di prima necessità. “La cosa più importante ora è mantenere la città sotto controllo. Non possiamo permetterci che i terroristi tornino all’attacco”, ha detto. Ramm ha inoltre fatto notare che le postazioni dell’esercito siriano vicino alla città potrebbero ottenere nuovi rinforzi.

Le operazioni militari

Dopo Aleppo, le Forze aerospaziali russe si preparano per liberare un’altra importante città: Deir ez-Zor. Ma i quattromila guerriglieri dello Stato Islamico che da tre giorni stanno contrastando gli attacchi delle truppe dell’esercito nazionale siriano a Palmira hanno destabilizzato i piani del Ministero russo della Difesa. “In questo momento sono in corso dei cambiamenti sul piano tattico. Non si può andare verso Deir ez-Zor senza liberare Palmira, poiché resterebbero nella retroguardia quattromila miliziani dell’Isis - ha detto Ramm -. Affinché l’operazione a Deir ez-Zor abbia successo, le truppe devono avere in proprio potere Aleppo e Palmira. Solo allora sarà possibile circondare i guerriglieri dello Stato Islamico”.

Gli esperti sono convinti che per preparare i prossimi passi sarà necessario avere un quadro chiaro delle relazioni politico-militari all’interno della coalizione occidentale.

La cooperazione con gli Usa

Secondo il direttore dell’Istituto di Usa e Canada dell’Accademia russa delle Scienze, il generale maggiore in congedo Pavel Zolotariov, la cosa migliore sarebbe che il ruolo di segretario della Difesa Usa venga assunto da James Mattis, in passato comandante in Afghanistan. Egli dovrebbe collaborare con il Ministero russo della Difesa nell’operazione in Siria.

“È un uomo pratico con una buona esperienza sul piano militare che dovrà riorganizzare il lavoro della coalizione occidentale in Siria - ha affermato Zolotariov -. Confido sul fatto che ci sarà una maggior cooperazione militare e non solo ossequi politici fra nemici e alleati”.

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