Il Monastero della Resurrezione di Uglich: un gioiello architettonico in miniatura

Il monastero di Uglich, lato occidentale. Da sinistra: la Cattedrale della Resurrezione, il campanile con la chiesa di Santa Maria d’Egitto, il refettorio e la chiesa di Smolensk con l’Icona della Vergine. 30 luglio 1997

Il monastero di Uglich, lato occidentale. Da sinistra: la Cattedrale della Resurrezione, il campanile con la chiesa di Santa Maria d’Egitto, il refettorio e la chiesa di Smolensk con l’Icona della Vergine. 30 luglio 1997

William Brumfield
William Brumfield, usando come guida le immagini del pioniere della fotografia a colori Sergej Prokudin-Gorskij, scattate qui nel 1910, è andato alla riscoperta di questo meraviglioso complesso religioso

Nessuna città dell’alto bacino del Volga possiede una reputazione più drammatica di Uglich. Dmitrij, il figlio di otto anni di Ivan il Terribile, morì qui di morte violenta nel maggio del 1591 (vi abbiamo raccontato la sua storia qui), e quel tragico evento avrebbe fatto precipitare la Russia in anni di caos distruttivo.

Alla fine dell’estate del 1910, il chimico e fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij (1863-1944), pioniere della foto a colori (si veda il paragrafo in basso), visitò la città e fotografò numerosi monumenti, ma sembra essere stato attratto in particolare dal Monastero della Resurrezione (Voskresenskij Monastyr), un tesoro architettonico risalente alla fine del XVII secolo, situato al margine sud-ovest della città. Sebbene i negativi in vetro originali delle foto del monastero non si siano conservati nella vasta collezione ora di proprietà della Biblioteca del Congresso Usa, le stampe a contatto forniscono comunque informazioni preziose sull’insieme architettonico del monastero prima del periodo sovietico.

Uglich. Monastero della Resurrezione, vista nord-ovest. Da sinistra: Cattedrale della Resurrezione con annessa Cappella dell’Arcangelo Michele, campanile. Fotografia: Sergej Prokudin-Gorskij. Estate 1910

Una storia turbolenta

Non esiste una data certa della fondazione di Uglich, ma prove archeologiche suggeriscono che qui esistesse un insediamento fortificato già alla metà del X secolo. Si ritiene che la sua posizione in un’ansa molto stretta del Volga le abbia dato il nome, derivato dalla parola russa “ugol”, ossia “angolo”.

Monastero della Resurrezione. Cattedrale della Resurrezione con annessa Cappella dell’Arcangelo Michele, vista nord-est. Sullo sfondo: Chiesa dell’Icona della Vergine di Smolensk. 16 luglio 2007

La prima attestazione scritta di Uglich risale all’anno 1148. Come molti altri insediamenti nel cuore della Russia, fu poi saccheggiata e data alle fiamme nel 1238 nel corso dell’invasione mongola. Tuttavia, la città si riprese sotto il principe Roman, che governò Uglich dal 1261 al 1285.

Dal 1216 al 1605, Uglich fu il centro di un principato feudale minore. Nel 1328, durante il regno del Gran Principe di Mosca Ivan I Danilovich Kalita, il principato di Uglich entrò nell’orbita dello Stato moscovita in espansione. In effetti, Uglich fu l’ultimo principato ad essere assorbito nella Moscovia.

Monastero della Resurrezione. Cattedrale della Resurrezione con annessa Cappella di San Giacomo, vista est. A sinistra: campanile con chiesa di Santa Maria d’Egitto. 16 luglio 2007

Con la morte dello zar Boris Godunov nell’aprile del 1605, la Russia fu immersa in un periodo di instabilità dinastica e violente lotte tra fazioni durante il cosiddetto Periodo dei Torbidi. Le ambizioni polacche sul trono moscovita portarono alla devastazione di gran parte della Russia da parte forze di cavalleria polacco-lituana.

Il territorio di Uglich e le aree circostanti, compresi i monasteri, furono assaltati la prima volta nel 1609 e nella primavera del 1611 il territorio fu nuovamente devastato e il centro città fortificato venne posto sotto assedio dalle forze sotto il comando di Jan Sapieha. La città fu infine presa con il massacro di migliaia di persone e la distruzione generale. Passarono circa due decenni prima che Uglich si riprendesse.

Un gioiello in mezzo al caos

Gran parte di questa storia turbolenta si riflette in una cronaca del Monastero della Resurrezione, che ora esiste come un raro gioiello di un insieme architettonico unificato. Sebbene non sia comprovato, alcuni resoconti pongono le origini del monastero al regno del XIII secolo del Principe Roman. La prima menzione scritta si riferisce agli eventi relativi alla storia della chiesa locale nel 1482, durante il regno del principe Andrej Vasilevich Bolshoj (“il Grande”).

Monastero della Resurrezione. Cattedrale della Resurrezione con annessa Cappella di San Giacomo, vista sud-est. A sinistra: campanile con chiesa di Santa Maria d’Egitto. 9 agosto 1991

Nulla è stato tramandato della storia antica del monastero, che fu costruito con tronchi vicino a dove il piccolo Troitskij Ruchej si getta nel fiume Volga. Nel 1609, il monastero di legno fu preso d’assalto dalle forze polacche e bruciato con grande perdita di vite umane, compresi i monaci. Sebbene il monastero fosse poi ricostruito, la sua posizione vicino alle instabili sponde del Volga rese impossibile uno sviluppo ulteriore.

Nonostante queste difficoltà, durante gli anni Trenta del Seicento il Monastero della Resurrezione produsse uno dei più importanti chierici della Russia del XVII secolo, Giona Sysoevich (circa 1607-90), il futuro metropolita di Rostov e Jaroslavl. Probabilmente per questo motivo, la ricostruzione del monastero fu tra i principali progetti intrapresi da Giona in seguito alla sua elevazione nel 1652 a metropolita di Rostov, città che aveva sotto di sé anche Uglich.

Monastero della Resurrezione. Refettorio e chiesa dell’Icona della Vergine di Smolensk, vista sud-ovest. Fotografia: Sergej Prokudin-Gorskij. Estate 1910

Spostato in una posizione leggermente più distante dal Volga, il nuovo Monastero della Resurrezione fu costruito nel 1674-77; un periodo relativamente breve per un tale progetto. Non sorprende che alcune delle sue componenti assomiglino al grande Cortile del Vescovo, o “Cremlino”, che Giona stava costruendo contemporaneamente nella stessa Rostov Velikij.  

Le fotografie di Prokudin-Gorskij includono scatti della Cattedrale della Resurrezione, la costruzione principale ma dal design semplice, situata all’estremità nord dell’ensemble monumentale. L’edificio, a due piani, ha cinque cupole a cipolla allungate alla maniera delle grandi chiese di Rostov. Annessa alla facciata nord c’è una cappella dedicata all’Arcangelo Michele, mentre il lato sud ha una cappella dedicata a San Giacomo.

Monastero della Resurrezione. Refettorio e chiesa dell’Icona della Vergine di Smolensk, vista sud-est. Sullo sfondo: Cattedrale della Resurrezione. 16 luglio 2007

Nella stessa epoca, un grande campanile fu costruito immediatamente a sud della cattedrale. Visibile nella vista di Prokudin-Gorskij da nord-ovest, questa struttura distintiva e massiccia, che sosteneva un insieme di grandi campane, ricorda da vicino il grande campanile che Giona costruì al Cremlino di Rostov. Al terzo dei quattro piani del campanile fu costruita la chiesa in miniatura di Santa Maria d’Egitto.

La componente meridionale dell’ensemble è la Chiesa dell’Icona della Vergine di Smolensk, che conteneva anche il refettorio del monastero. Al di sopra del refettorio annesso, sorge una piccola torre che conteneva un orologio.

Monastero della Resurrezione. Chiesa dell’Icona della Vergine di Smolensk e refettorio con Torre dell’orologio, vista sud. 16 luglio 2007

Tutti e tre gli edifici erano collegati da una galleria chiusa. Le facciate erano decorate con piastrelle di ceramica disposte all’interno di quadrati incassati. Il risultato è un insolito esempio di edifici monastici collegati in un unico insieme architettonico.

Anche se mancano informazioni precise sull’identità dei costruttori, il monastero della Resurrezione è stato attribuito ad Aleksej Ustinov e Ivan Sakulin, con la sostanziale partecipazione del metropolita Giona. Gli interni della chiesa avevano dipinti murali di maestri dell’icona di Kostroma, ma, a causa della sovraverniciatura del XIX secolo, ne sono sopravvissuti solo piccoli frammenti.

Un sito chiuso e poi risorto

Nel 1764 il Monastero della Resurrezione fu chiuso come parte della ristrutturazione del sistema monastico da parte di Caterina la Grande. Secondo una pratica tipica, la sua cattedrale fu adattata all’uso di chiesa parrocchiale. Una porzione della chiesa del refettorio fu infine convertita in scuola religiosa. La maggior parte degli arredi monastici vennero trasferiti nel vicino monastero di Sant’Alessio.

Monastero della Resurrezione. Cattedrale della Resurrezione, portale della cappella. Fotografia: Sergej Prokudin-Gorskij. Estate 1910

Nonostante la sua nuova posizione, le acque sotterranee rimasero una persistente minaccia strutturale e all’inizio del XIX secolo furono intrapresi importanti lavori per rafforzare gli edifici. Nel 1860 l’interno della Chiesa della Resurrezione fu ridipinto dal pittore di icone di Uglich Dmitrij Burenin.

Con l’affermarsi del potere sovietico, parte dell’ex monastero fu convertita in museo, ma nel 1924, l’insieme della chiesa fu chiuso e trasformato in magazzino. A metà degli anni Trenta, gli edifici furono occupati dall’Nkvd, la polizia segreta, che stava supervisionando la costruzione della vicina centrale idroelettrica di Uglich, parte del vasto progetto sul fiume Volga, che avrebbe sommerso diverse cittadine, creando anche l’emblema simbolo dell’“Atlantide sovietica”, il campanile, poi usato come faro, di Kaljazin.

Monastero della Resurrezione. Campanile con la Chiesa di Santa Maria d’Egitto, vista ovest. 9 agosto 1991

Dopo la Seconda guerra mondiale, i lavori di ingegneria riuscirono a stabilizzare le fondamenta degli edifici, ma i tentativi di creare qui un museo, andarono a buon fine solo negli anni Ottanta. E soltanto nel 1999 l’ensemble fu restituito per l’uso religioso alla Chiesa ortodossa. Nonostante le numerose minacce alla sua esistenza, il rinato Monastero della Resurrezione è sopravvissuto e funge da specchio di quasi quattro secoli di storia russa.

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Prokudin-Gorskij, il suo metodo e la sua eredità

Nei primi anni del XX secolo il fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij inventò un complesso procedimento per ottenere fotografie a colori. Tra il 1903 e il 1916 viaggiò per l’Impero Russo e scattò oltre 2.000 foto con il nuovo metodo, che comprendeva tre esposizioni su una lastra di vetro. Nell’agosto del 1918 lasciò la Russia con gran parte della sua collezione di negativi su vetro e si stabilì in Francia. Dopo la sua morte, a Parigi, nel 1944, i suoi eredi vendettero la collezione alla Biblioteca del Congresso Usa. All’inizio del XXI secolo, la Biblioteca del Congresso ha digitalizzato le immagini di Prokudin-Gorskij, rendendo le foto pubblicamente e gratuitamente disponibili al pubblico mondiale. Un gran numero di siti russi ora ha una copia della collezione. Nel 1986 lo storico dell’architettura e fotografo William Brumfield organizzò la prima mostra delle foto di Prokudin-Gorskij alla Biblioteca del Congresso. In un lungo periodo di lavoro, cominciato agli inizi degli anni Settanta del Novecento, Brumfield ha rifotografato la gran parte dei luoghi visitati da Prokudin-Gorskij. Questa serie di articoli mette a confronto questi complessi architettonici a circa un secolo di distanza.

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