Jurevets, un gioiello che si è salvato dalla costruzione della diga sul Volga

Anche se la parte bassa della città, che fu immortalata nel 1910 dal pioniere della fotografia a colori Sergej Prokudin-Gorskij, è stata ingoiata dalle acque, quella alta conserva un pittoresco insieme di cupole a picco sul grande fiume, che qui ora raggiunge una larghezza di 15 chilometri

Jurevets. Vista dalla collina della fortezza a nord, lungo Via Sovetskaja. A sinistra: Cattedrale dell’Entrata di Cristo a Gerusalemme, campanile di San Giorgio. A destra (vicino al fiume Volga): Chiesa della Purificazione. 15 luglio 2012

All’inizio del XX secolo, il chimico e fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij inventò un complesso procedimento per ottenere vivide e dettagliate fotografie a colori (vedi il paragrafo in basso). 

La sua visione della fotografia come forma di educazione e di comprensione dell’esistente è stata espressa con particolare chiarezza attraverso gli scatti di monumenti architettonici in siti storici nel cuore della Russia.

Vista verso nord dalla collina della fortezza. Da sinistra: campanile e Cattedrale dell’Entrata di Cristo a Gerusalemme; Chiesa della Trasfigurazione (rasa al suolo per recuperare mattoni all’inizio degli anni Trenta); Chiesa dell’Annunciazione (demolita all’inizio degli anni Cinquanta)

Il supporto logistico per il suo progetto gli venne dal Ministero dei Trasporti, che facilitò il suo lavoro fotografico lungo le vie d’acqua della Russia e la rete ferroviaria, allora in espansione. I suoi viaggi lungo il Volga nel 1910-1911, si dimostrarono particolarmente produttivi.

Il corso centrale del Volga unisce alcune delle città storiche più famose della Russia, da Uglich a nord fino a Jaroslavl e Kostromà a nord-est di Mosca.

Cattedrale dell’Entrata di Cristo a Gerusalemme. Vista nord-ovest. 14 luglio 2012

Tuttavia, i massicci progetti idroelettrici realizzati nel decennio successivo alla Seconda guerra mondiale portarono a un significativo aumento del livello delle acque. Sebbene positivo per la navigazione e l’agricoltura, questo innalzamento del Volga ha minacciato l’esistenza di alcune aree fotografate da Prokudin-Gorskij.

Tra questi c’era la cittadina di Jurevets, la cui popolazione è diminuita negli ultimi cinquant’anni, da oltre 20 mila a poco più di ottomila abitanti. Con il completamento del vasto bacino idrico di Kujbyshev, nel 1957, in alcuni  punti il Volga vicino a Jurevets raggiunge ora una larghezza di quasi 15 chilometri. Fortunatamente, gran parte dell’area storica in riva al fiume è stata risparmiata, grazie alla costruzione di un grande argine.

Una rapinosa bellezza

Jurevets si trova a valle di Kostromà, in un’area in cui il Volga scorre a est prima di svoltare bruscamente a sud in direzione di Nizhnij Novgorod. Questa stretta curva costituiva, sull’alta riva destra, un punto ideale per controllare il fiume a una grande distanza. Qui la bellezza delle scogliere boscose è rapinosa, ed è parte integrante del paesaggio della cittadina, caratterizzata da questi ripidi burroni che scendono verso il fiume.

Cattedrale dell’Entrata di Cristo a Gerusalemme. Vista nord-ovest. 14 luglio 2012

Senza dubbio, questa bellezza si è impressa nell’immaginazione del figlio più famoso della cittadina, il cineasta Andrej Tarkovskij. E impressionò Prokudin-Gorskij, che scattò ampie vedute della città nell’estate del 1910. Anche se i suoi negativi in vetro originali su Jurevets mancano nella collezione della Biblioteca del Congresso, le sue stampe a contatto danno molte informazioni sulla città e sulla sua relazione con il fiume. Le mie fotografie di Jurevets sono state scattate poco più di un secolo dopo, nel luglio del 2012.

Vista est dal fiume Volga. Da sinistra: campanile di San Giorgio; Cattedrale dell’Entrata di Cristo a Gerusalemme; Cattedrale della Dormizione; Chiesa della Natività di Cristo. Estate 1910

La data generalmente accettata per la fondazione della città è il 1225. Era ufficialmente conosciuta come Jurevets Povolzhskij (sul Volga) per distinguerla da altri borghi omonimi. Secondo i racconti antichi, fu fondata dal principe Jurij, figlio del principe Vsevolod dal Grande Nido, l’ultimo grande sovrano di Vladimir prima dell’invasione mongola del 1237.

La leggenda narra che durante un viaggio fluviale da Jaroslavl a Vladimir, Jurij si accampò in questo punto ed ebbe una visione miracolosa di un’icona di San Giorgio. In risposta al segno celeste, Jurij costruì una fortezza di tronchi e una chiesa di legno dedicata a San Giorgio. Queste leggende servivano spesso per dare una scusa di sacralità a quella che era una decisione pragmatica; in questo caso, quella di fortificare un’ansa fluviale strategica.

Una storia turbolenta

Cattedrale della Dormizione. Vista nord-ovest. 14 luglio 2012

Poco più di un decennio dopo la visione del principe Jurij, l’insediamento subì l’invasione mongola nell’inverno del 1237-38; la stessa catastrofe che portò alla morte di Jurij durante la Battaglia del fiume Sit (4 marzo 1238). La città rifiorì sotto l’autorità di principi locali, e nel 1452 fu assorbita nelle proprietà di Basilio II (il Cieco), granduca di Moscovia. Durante questo periodo, Jurevets fu spesso attaccata dai predoni tatari del sud, una minaccia eliminata nel 1552 con la conquista di Kazan da parte di Ivan il Terribile. Come favore personale, Ivan concesse brevemente la città a un principe tataro di Astrakhan, di nome Kaibul.

Abitazione al civico 55 di Via Lenin (simile alle case nella veduta di Prokudin-Gorskij). 15 luglio 2012

All’inizio del XVII secolo, le lotte dinastiche note come il Periodo dei torbidi portarono a un disordine diffuso nella regione. Jurevets organizzò un proprio esercito popolare, guidato dal nobile locale Fedor Grigorevich Krasnyij, che nel 1613 assistette all’incoronazione di Michele, il primo zar della dinastia dei Romanov.

A metà del XVII secolo, Jurevets, come molte altre città del Volga, fu travolta dallo scisma all’interno della Chiesa ortodossa. Per un breve periodo, nel 1651, il sacerdote principale della città fu Avvakum Petrov (1620-82), che in seguito acquisì fama duratura come leader spirituale degli scismatici chiamati Vecchi credenti (che rifiutarono di accettare le riforme liturgiche promulgate dal Patriarca Nikon). Avvakum fu intransigente nella sua interpretazione dell’ortodossia e, dopo diverse settimane di scontri con i parrocchiani, abbandonò Jurevets per Mosca.

Pace e prosperità

Chiesa della Natività di Cristo. Vista sud-ovest. 14 luglio 2012

Nonostante la sua posizione geografica favorevole di fronte alla foce del fiume Unzha, Jurevets fu oscurata nel XIX secolo dalla crescita di altre città fluviali, come Nizhnij Novgorod, circa 180 chilometri più a sud. Nondimeno, il Volga rimase un’arteria di trasporto fondamentale, che fu sfruttata dagli imprenditori locali, come Aleksandr Mindovskij, un contadino che acquistò la sua libertà nel 1820, e divenne un magnate del tessile. Negli anni Settanta dell’Ottocento, fondò la Fabbrica di Lino di Jurevets, i cui edifici in mattoni sono visibili di striscio in una fotografia di Prokudin-Gorskij. Successivamente, la famiglia Mindovskij acquisì importanza a Mosca e costruì imponenti palazzi che sopravvivono ancora oggi.

La prosperità di Jurevets si rifletteva nella costruzione di chiese, che inclusero un complesso centrale formato dalle Cattedrali dell’Entrata a Gerusalemme (inizi del XVIII secolo) e della Dormizione, completata a metà del XIX secolo. La Cattedrale dell’Entrata a Gerusalemme è particolarmente pittoresca, con la sua corona di cupole svettanti in stile Jaroslavl. Nelle vicinanze, si trova uno dei campanili più alti sul corso del fiume Volga. La struttura a cinque livelli fu innalzata a metà del XIX secolo e contiene una piccola chiesa dedicata a San Giorgio, un’evocazione del primo santuario della città, fondato dal principe Jurij.

Piazza della Cattedrale, con il campanile di San Giorgio e la Cattedrale dell’Entrata di Cristo a Gerusalemme. Vista verso nord dalla collina della fortezza. 15 luglio 2012

Prokudin-Gorskij fotografò l’insieme architettonico della cattedrale da est, vicino alla riva del fiume, con pile di legna lungo l’argine piatto. Sebbene le cattedrali siano state gravemente danneggiate durante il periodo sovietico, il campanile è rimasto il punto di riferimento dominante della città, come mostrano chiaramente le mie fotografie di luglio 2012.

Campanile di San Giorgio e Cattedrale dell’Entrata di Cristo a Gerusalemme. Vista est dal fiume Volga. Primo piano: legna da ardere accatastata. Estate 1910

La visione più ampia di Prokudin-Gorskij da un promontorio appena a sud della città mostra l’area bassa, che fu sommersa dalla trasformazione post-bellica del Volga. Le mie fotografie dallo stesso punto di vista rivelano perdite, ma anche molte cose che sono state preservate. Le foto di Prokudin-Gorskij trasmettono il senso di un’era tranquilla, antecedente alla Prima guerra mondiale e al brusco cambiamento rivoluzionario.

Campanile e Chiesa di San Giorgio. Vista sud-est. 15 luglio 2012

Prokudin-Gorskij, il suo metodo e la sua eredità

Nei primi anni del XX secolo il fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij inventò un complesso procedimento per ottenere fotografie a colori. Tra il 1903 e il 1916 viaggiò per l’Impero Russo e scattò oltre 2.000 foto con il nuovo metodo, che comprendeva tre esposizioni su una lastra di vetro. Nell’agosto del 1918 lasciò la Russia con gran parte della sua collezione di negativi su vetro e si stabilì in Francia. Dopo la sua morte, a Parigi, nel 1944, i suoi eredi vendettero la collezione alla Biblioteca del Congresso Usa. All’inizio del XXI secolo, la Biblioteca del Congresso ha digitalizzato le immagini di Prokudin-Gorskij, rendendo le foto pubblicamente e gratuitamente disponibili al pubblico mondiale. Un gran numero di siti russi ora ha una copia della collezione. Nel 1986 lo storico dell’architettura e fotografo William Brumfield organizzò la prima mostra delle foto di Prokudin-Gorskij alla Biblioteca del Congresso. In un lungo periodo di lavoro, cominciato agli inizi degli anni Settanta del Novecento, Brumfield ha rifotografato la gran parte dei luoghi visitati da Prokudin-Gorskij. Questa serie di articoli mette a confronto questi complessi architettonici a circa un secolo di distanza.

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