Ingoiata dal fiume: la chiesa russa che sparisce nelle acque a Krokhino

Turismo
WILLIAM BRUMFIELD
Chi fa una crociera fluviale da Mosca a San Pietroburgo vedrà i resti di questo gioiello architettonico sacrificato al progresso, dopo la costruzione di una diga nel Dopoguerra. Crolla sempre più, ma per fortuna ci restano le vivide immagini scattate nel 1909 dal pioniere della fotografia a colori Sergej Prokudin-Gorskij

Ogni anno migliaia di turisti in crociera tra Mosca e San Pietroburgo passano vicino a uno dei monumenti architettonici russi dalla bellezza più drammatica: la semi-sommersa Chiesa della Natività nell’ex villaggio di Krokhino (regione di Vologda). Sebbene originariamente sorgesse sull’alta riva sinistra del fiume Sheksnà, vicino alla città di Kirillov, la Chiesa della Natività fu inghiottita dalle acque del bacino idrico dello Sheksnà, creato dopo la Seconda guerra mondiale, dopo la costruzione di una diga lungo il fiume per un progetto idroelettrico.

Siamo fortunati che il fotografo e inventore Sergej Prokudin-Gorskij abbia scattato immagini di questo monumento durante una spedizione nell’estate del 1909. A quel tempo, la chiesa si ergeva su un terreno solido nel suo piccolo villaggio, non toccato dalle onde del fiume. Le mie fotografie della chiesa in rovina sono state scattate dal ponte di una nave da crociera fluviale nell’agosto del 1991 e nel luglio 2007 (a seconda del programma della crociera, la chiesa non è sempre visibile alla luce del giorno).

All’inizio del XX secolo, Prokudin-Gorskij sviluppò un complesso procedimento per realizzare fotografie a colori (vedi paragrafo in basso). Intenzionato a usare questo nuovo metodo per documentare la varietà architettonica e paesaggistica dell’Impero russo, intraprese numerosi viaggi per un periodo di 13 anni, spesso con il sostegno del Ministero dei Trasporti. La sua visione della fotografia come forma pedagogica è stata dimostrata in proiezioni pubbliche delle sue immagini a colori scattate in città e villaggi lontani.

Nel 1909, viaggiò lungo il sistema del canale Mariinskij che collega San Pietroburgo con il bacino del fiume Volga. Questo sistema è ora noto come Via d’acqua Volga-Baltico. Tra i principali componenti di quella via d’acqua c’è il Beloe ozero (Lago Bianco) nella regione di Vologda. Nel suo versante sud-orientale, il lago ha come estuario il fiume Sheksnà, un affluente del Volga. Il villaggio era situato vicino al punto in cui il Lago Bianco confluisce nel fiume Sheksnà.

La prima menzione di Krokhino risale al 1426 nei documenti del vicino monastero di Kirillo-Beloserskij. Prove archeologiche sembrano collegare il villaggio al sito dell’antico insediamento di Beloozero, prima che fosse spostato verso ovest sul luogo dell’odierna Belozersk. Per decenni, intorno al volgere del XIX secolo, Krokhino prosperò grazie al lavoro fluviale lungo il sistema dei canali Mariinskij.

Una “nave” barocca

La Chiesa della Natività a quanto pare fu costruita in più fasi in un lungo periodo che va dal 1788 al 1820. La parte inferiore aveva un altare maggiore dedicato alla Natività di Cristo. Questo era una cosa unica, perché in Russia la maggior parte delle chiese della Natività sono dedicate alla Natività della Vergine Maria. Il livello inferiore conteneva due altari aggiuntivi dedicati ai SS. Pietro e Paolo e a San Nicola, situati nell’estensione del refettorio. La parte superiore della chiesa, costruita all’inizio del XIX secolo e consacrata nel 1820, conteneva un altare della Risurrezione di Cristo.

La Chiesa della Natività è in uno stile barocco semplificato che continuò a essere in voga molto più a lungo nelle province rispetto alle principali città di San Pietroburgo e Mosca, le cui chiese avevano già adottato lo stile neoclassico a partire dagli anni Sessanta del Settecento, all’inizio del regno di Caterina. La chiesa di Krokhino seguiva la forma della “nave”, con una struttura principale cuboide, un refettorio inferiore che si estende ad ovest e un campanile (la prua della “nave”) che sorge all’estremità ovest.

La struttura principale era coronata da un ottaedro che sosteneva un tetto a bulbo, una lanterna ottagonale e una cupola singola. È interessante notare che quella lanterna (termine architettonico per una struttura al vertice di una cupola) probabilmente salvò la chiesa dalla demolizione. Nel 1953, le autorità locali decisero di collocare una luce di segnalazione sulla chiesa come guida per la navigazione, dopo che era stata avviata la pianificazione per la diga sul fiume Sheksnà.

Ci restano le immagini

Ci sono molti dettagli interessanti nella ricca fotografia di Prokudin-Gorskij, scattata da nord-est. In primo piano c’è un terrapieno di granito e un ponte di assi su un piccolo canale che portava allo Sheksnà (che non è visibile a sinistra della fotografia). La struttura tripartita della porta, coronata da tre croci leggermente oblique, contiene tracce di un murale dell’Ascensione nel suo arco centrale. Il cancello chiude una recinzione di ferro che circonda il territorio della chiesa.

La vista di Prokudin-Gorskij si concentra sull’abside poligonale (sempre ad est) che conteneva gli altari principali su entrambi i livelli, inferiore e superiore. La fine della struttura absidale è abbellita da affreschi incorniciati. Il dipinto inferiore mostra la Natività, mentre quello superiore rappresenta la Resurrezione, seguendo le rispettive dediche degli altari.

Un dettaglio prosaico rivelatore che è visibile nella fotografia di Prokudin-Gorskij è il tubo di scarico che si estende dal lato destro dell’abside sul livello inferiore e superiore. Ogni tubo sarebbe stato collegato a una piccola stufa a legna per riscaldare l’abside durante i lunghi, freddi e umidi inverni. In realtà, in queste chiese a due piani di solito le messe si tenevano solo nella parte inferiore (più facilmente riscaldata), durante l’inverno.

Le mie fotografie in bianco e nero scattate nell’agosto del 1991 mostrano che l’abside è già crollata, anche se i suoi contorni sono visibili sul muro est. Questa vista mostra anche chiaramente la divisione interna tra i livelli inferiore e superiore. Le fotografie scattate 16 anni dopo, nel luglio 2007, rivelano drammaticamente il crollo del tetto e della cupola, così come la maggior parte della metà est della struttura principale, ridotta a un cumulo di mattoni. L’angolo sud-est era ancora in piedi nel 2007, ma con una pericolosa inclinazione. Successivamente è crollato.

Negli ultimi anni, un’iniziativa pubblica si è sforzata di preservare i resti della chiesa, compresa la creazione di un piccolo argine per proteggere le fondamenta. Tuttavia, trovare i fondi per un restauro strutturale è un compito difficilissimo. La fotografia di Prokudin-Gorskij è tanto più preziosa come testimonianza di una chiesa che sta gradualmente scomparendo nelle acque.

Prokudin-Gorskij, il suo metodo e la sua eredità

Nei primi anni del XX secolo il fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij inventò un complesso procedimento per ottenere fotografie a colori. Tra il 1903 e il 1916 viaggiò per l’Impero Russo e scattò oltre 2.000 foto con il nuovo metodo, che comprendeva tre esposizioni su una lastra di vetro. Nell’agosto del 1918 lasciò la Russia con gran parte della sua collezione di negativi su vetro e si stabilì in Francia. Dopo la sua morte, a Parigi, nel 1944, i suoi eredi vendettero la collezione alla Libreria del Congresso Usa. All’inizio del XXI secolo la Libreria del Congresso ha digitalizzato le immagini di Prokudin-Gorskij, rendendo le foto pubblicamente e gratuitamente disponibili al pubblico mondiale. Un gran numero di siti russi ora ha una copia della collezione. Nel 1986 lo storico dell’architettura e fotografo William Brumfield organizzò la prima mostra delle foto di Prokudin-Gorskij alla Libreria del Congresso. In un lungo periodo di lavoro, cominciato agli inizi degli anni Settanta del Novecento, Brumfield ha rifotografato la gran parte dei luoghi visitati da Prokudin-Gorskij. Questa serie di articoli mette a confronto questi complessi architettonici a circa un secolo di distanza.

Vi piacciono le foto di Prokudin-Gorskij? Ecco quelle che scattò al Monastero di Borisoglebskij, il simbolo della resistenza russa nel “Periodo dei torbidi”