Il Monastero di San Nilo, un gioiello architettonico tra nuvole e lago

Questo complesso, che i russi spesso chiamano “Eremo di Nilo”, dà il meglio di sé nelle idilliache giornate estive. Confrontate le foto a colori scattate oltre cento anni fa da Sergej Prokudin-Gorskij con quelle dei giorni nostri

All’inizio del XX secolo, il chimico e fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij inventò un complesso procedimento per ottenere vivide e dettagliate fotografie a colori (vedi riquadro in basso). La sua visione della fotografia come forma di educazione e di comprensione dell’esistente è stata espressa con particolare chiarezza attraverso le sue fotografie di monumenti architettonici russi in giro per il Paese.

Nel 1908, Prokudin-Gorskij organizzò proiezioni su schermo delle sue immagini a colori per vari gruppi di San Pietroburgo, inclusi i membri della corte imperiale e della Duma di Stato (il Parlamento). Dopo un incontro con l’imperatore Nicola II nel maggio del 1909, il progetto di Prokudin-Gorskij ricevette l’appoggio ufficiale del Ministero dei Trasporti, che facilitò la sua fotografia lungo le ferrovie e i corsi d’acqua della Russia.

Tra le fotografie più suggestive di Prokudin-Gorskij ci sono quelle scattate nell’estate del 1910 al monastero di San Nilo Stolobenskij nella regione di Tver. Situato su una piccola isola sul lago Seliger, il monastero possiede uno speciale fascino in piena estate, quando le coste dell’Isola Stolobnij sono orlate di canne e ninfee. Il mio lavoro fotografico risale all’agosto 2016, più di un secolo dopo la visita di Prokudin-Gorskij.
Guidati dalla preghiera

Lo spirito guida di Nilova Pustyn (come viene spesso chiamato in russo, ovvero “l’eremo di Nilo”) era il monaco Nilo, nato nella regione di Novgorod alla fine del XV secolo. Rimasto orfano in tenera età, entrò nel monastero Kripetskij, vicino a Pskov, e prese il nome da San Nilo del Sinai, un monaco e teologo bizantino del V secolo. Nel 1515, con la benedizione del suo abate, Nilo si ritirò nella foresta profonda, per una forma più rigorosa di isolamento monastico.

Quando si diffuse la fama della santità di Nilo, iniziarono le visite di coloro che cercavano la sua benedizione e le sue preghiere. Dopo 13 anni nella foresta, Nilo si fece strada, nel 1528, fino a un’isola disabitata immersa in una delle tante insenature del lago Seliger. Dopo una vita di preghiera e abnegazione di sé, morì nel dicembre 1555. Localmente venerato dopo la sua morte, fu ufficialmente riconosciuto come santo ortodosso russo nel 1756.

Dopo la morte di San Nilo, un gruppo di monaci si radunò sull’isola sotto la guida del monaco Herman del vicino monastero di San Nicola-Rozhkovskij. Herman e gli altri eressero una chiesa di tronchi d’albero dedicata all’Epifania nel 1591-94, e, poco dopo, il Patriarca Giobbe diede la sua benedizione alla comunità di Nilova Pustyn.

Un complesso costruito e ricostruito

Nel corso dei successivi 150 anni, il monastero subì molte tribolazioni, ma sopravvisse con il sostegno della corte moscovita. La ricchezza accumulata nella sua architettura è riflessa in modo superbo nelle fotografie di Prokudin-Gorskij, scattate principalmente sul lato est.

La più antica chiesa sopravvissuta all’interno del monastero fu costruita nel 1699-1700 accanto all’infermeria del monastero e fu dedicata a San Nilo. Riconsacrata nel 1723 come Chiesa di Ognissanti, fu modificata durante il XIX secolo, quando le sue cinque cupole tradizionali vennero ridotte a una. La chiesa fu gravemente danneggiata durante il periodo sovietico, ed è ora in fase di restauro.

La maggior parte delle chiese esistenti sono state ricostruite nel corso di diversi decenni a partire dalla metà del XVIII secolo. Tra le meglio conservate c’è la Chiesa di San Nilo Stolobenskij, una struttura barocca costruita nel 1751-1755 sopra la Porta Est.

La piazza principale è dominata dalla Cattedrale dell’Epifania e dal suo campanile. Dalla fine del XVI secolo, sull’isola c’era una chiesa dell’Epifania, ma nel corso dei secoli è stata ricostruita man mano che il monastero si espandeva.

Il monastero ricevette una visita dall’Imperatore Alessandro I nel maggio 1820, e l’anno seguente iniziarono i lavori sull’attuale cattedrale, una maestosa struttura neoclassica concepita dal grande architetto italiano Carlo Rossi (1775-1849), ma completata da un altro importante architetto di San Pietroburgo, Joseph-Jean Charlemagne (1782-1861). La cattedrale fu consacrata nel 1833, ma richiese molti altri anni di lavoro all’interno.

Durante la prima metà del XIX secolo, furono completati altri componenti dell’insieme architettonico, tra cui lo squisito Approdo dell’Arcivescovo in stile dorico (1814) e gli imponenti chiostri sud e le Camere vescovili, progettate in una miscela di neoclassico e neogotico. Le reminiscenze della San Pietroburgo imperiale sono amplificate dai massicci lungolago di granito sui lati sud ed est.

Tutte queste strutture monumentali sono visibili nelle splendide fotografie di Prokudin-Gorskij. Particolarmente significativa è la vista verso l’insieme architettonico dell’isola dal villaggio di Svetlitsa, con una strada rialzata in legno che conduce ai terreni immacolati del monastero. Una vista più ampia è stata ripresa dal villaggio di Peski a sud-est.

Nell’agosto 2016, ho scattato immagini simili dall’acqua, da una piccola barca fornitami dal monastero. Le lunghe esposizioni richieste dal processo di colore di Prokudin-Gorskij imponevano una base di terra stabile (la mia fotocamera Nikon consentiva invece una maggiore flessibilità.) Fortunatamente, Prokudin-Gorskij fu in grado di trovare punti di vista adatti dalle rive vicine.

Sia Prokudin-Gorskij che io abbiamo approfittato delle nuvole estive che si libravano sul lago Seliger. Sono quasi immobili nell’aria. Questa immobilità era particolarmente vantaggiosa per Prokudin-Gorskij, poiché eliminava l’aspetto chiazzato e offuscato delle nuvole soffiate dal vento presente in alcune delle sue lunghe esposizioni.

Prigione in epoca sovietica e ospedale militare

In seguito alla rivoluzione bolscevica, il complesso monastico fu sottoposto a diffuso vandalismo. Chiuso nel 1928, fu spesso usato come luogo di detenzione. L’area intorno al monastero era vicino alla linea del fronte durante la Seconda guerra mondiale. Le battaglie nella zona iniziarono nell’autunno del 1941 e durarono fino al gennaio del 1943. Il monastero stesso fu usato come ospedale militare per tutta la durata della guerra. Dal 1945 al 1960 fu riformatorio, poi per un decennio fu usato come ospizio per anziani.

Nel 1990, il territorio del monastero fu restituito alla Chiesa ortodossa, e l’anno seguente, la prima liturgia venne celebrata in una sezione della Cattedrale dell’Epifania. Nel 1995, le reliquie di San Nilo furono restituite alla Cattedrale dell’Epifania dal Museo di Ostashkov.

Il restauro dell’insieme architettonico ha richiesto uno sforzo prolungato, ma ogni anno segna progressi significativi. In tutto questo processo, le fotografie di Prokudin-Gorskij sono state molto utili per vedere come era il monastero al suo apogeo, prima della guerra e della rivoluzione.

Prokudin-Gorskij, il suo metodo e la sua eredità

Nei primi anni del XX secolo il fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij inventò un complesso procedimento per ottenere fotografie a colori. Tra il 1903 e il 1916 viaggiò per l’Impero Russo e scattò oltre 2.000 foto con il nuovo metodo, che comprendeva tre esposizioni su una lastra di vetro. Nell’agosto del 1908 lasciò la Russia con gran parte della sua collezione di negativi su vetro e si stabilì in Francia. Dopo la sua morte, a Parigi, nel 1944, i suoi eredi vendettero la collezione alla Libreria del Congresso Usa. All’inizio del XXI secolo la Libreria del Congresso ha digitalizzato le immagini di Prokudin-Gorskij, rendendo le foto pubblicamente e gratuitamente disponibili al pubblico mondiale. Un gran numero di siti russi ora ha una copia della collezione. Nel 1986 lo storico dell’architettura e fotografo William Brumfield organizzò la prima mostra delle foto di Prokudin-Gorskij alla Libreria del Congresso. In un lungo periodo di lavoro, cominciato agli inizi degli anni Settanta del Novecento, Brumfield ha rifotografato la gran parte dei luoghi visitati da Prokudin-Gorskij. Questa serie di articoli mette a confronto di questi complessi architettonici a circa un secolo di distanza.

Sul Lago Seliger c’è anche un altro gioiello architettonico che fu fotografato da Prokudin-Gorskij: Le Cattedrali di Ostashkov

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