Ivan Kachalkin, semplice contadino, ebbe fortuna. Cadde nel sonno letargico più lungo della storia, ma non fu sottoposto alle cure con rimedi popolari comuni nella Russia pre-rivoluzionaria: scongiuri, preghiere, acqua santa, banja e canapa accesa sul petto. Il suo strano sonno passò sotto il controllo dei medici.
Museo Statale Russo/Dominio pubblico
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Passarono due rivoluzioni, ma lui continuava a dormire
Kachalkin aveva 38 anni quando andò a letto e si addormentò così profondamente che tutti i tentativi di risvegliarlo fallirono. Era il 1896. All’inizio mostrava qualche segnale di vita: poteva aprire gli occhi o muovere le mani. Questo lo salvò dal rischio di essere seppellito vivo: coloro che cadevano nel sonno letargico venivano spesso confusi con i morti e venivano sepolti. I medici furono stupiti da questo raro fenomeno medico: il paziente fu trasferito in una clinica psichiatrica della capitale, e accanto a lui fu messo un posto di personale medico di turno. L’uomo addormentato veniva nutrito attraverso una sonda gastrica...
Museo di Orenburg/Dominio pubblico
Tuttavia, passati due anni, qualsiasi attività fisica del paziente cessò. La sua letargia assunse la forma più grave possibile: lui smise del tutto di muoversi, la sua pelle divenne pallida e fredda, le sue pupille smisero di reagire alla luce, il suo respiro si sentiva appena appena e il suo cuore faceva solo due o tre battiti appena percettibili al minuto. In questo stato rimase per altri vent’anni.
“Un vero cadavere vivente”
Kachalkin era un paziente inedito, ma quando si svegliò improvvisamente nel 1918, fece un grande scalpore. Scienziati provenienti da Germania, Gran Bretagna, Olanda e Austria-Ungheria si affrettarono per vedere il “miracolo”. In Russia, il paziente era sotto il controllo personale del premio Nobel Ivan Pavlov.
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Ecco cosa Pavlov scrisse su Kachalkin nei suoi appunti:
“Attualmente riesce ad alzarsi dal letto. Parla molto e in maniera perfettamente ragionevole. Del suo stato precedente racconta che capiva tutto ciò che stava accadendo intorno a lui, ma sentiva una pesantezza terribile e irresistibile nei muscoli, tanto che gli era difficile respirare. E questo era il motivo per cui non si muoveva, non mangiava e non parlava”.
Tuttavia, dopo essersi svegliato, il contadino non visse a lungo: morì nello stesso 1918 a seguito di un attacco cardiaco. Durante gli anni di permanenza immobile, i suoi organi si erano atrofizzati e dopo il risveglio non riuscivano a far fronte all’aumento del carico. Lui non tornò mai a una vita normale: difficilmente si alzava senza l’aiuto di qualcuno, camminava lentamente con le stampelle e continuava a mangiare solo cibo liquido.
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Quale fu la causa della letargia?
Il caso di Kachalkin fu studiato in dettaglio dagli scienziati. L’accademico Pavlov, con la sua teoria del sonno, aveva una versione tutta sua. Credeva che tutta l’attività del sistema nervoso umano consistesse nell’alternanza di due processi: inibizione ed eccitazione. Ma ci sono eccezioni. A volte lo stress vissuto da una persona può essere così forte che il cervello innesca una reazione protettiva contro l’esaurimento nervoso: rallenta tutti i processi vitali e immerge la persona in un sonno profondo. Gli psichiatri considerano questo caso come uno stupore catatonico, che a sua volta è attribuito a una serie di disturbi mentali.
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Secondo Pavlov, Kachalkin cadde in letargo a causa di un forte choc emotivo. Il contadino era un monarchico accanito, fu molto turbato dall’assassinio dell’imperatore Alessandro II, dalla precaria situazione politica del Paese e poi dalla morte di Alessandro III. Tutto questo lo spinse nel letto, dal quale non voleva alzarsi e nel quale poi si addormentò per 22 anni. Tuttavia, nel 1918, quando sentì il personale medico parlare dell’esecuzione dei Romanov, si svegliò: il suo risveglio fu provocato da uno choc più forte ancora.
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