Quando i matrimoni combinati erano una cosa normale in Russia

“In attesa del testimone di nozze” (1891), dipinto di Ilarion Prjanishnikov (1840-1894)

“In attesa del testimone di nozze” (1891), dipinto di Ilarion Prjanishnikov (1840-1894)

Museo di Arte e di Storia di Serpukhov
Per molti secoli, almeno fino all’inizio del Novecento, i russi non si sposavano per amore romantico. Le nozze erano decise dai genitori e preparate da speciali sensali che si occupavano di capire se la dote era adeguata e se l’investimento era redditizio

“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo”. Così scrisse Lev Tolstoj nell’incipit del suo capolavoro “Anna Karenina”. Queste parole e quel romanzo in generale riflettono la disillusione di una parte della società russa nei confronti delle norme matrimoniali ancora in vigore negli anni Settanta dell’Ottocento.

Questo fu un periodo in cui alcuni iniziarono a mettere in discussione il concetto dei matrimoni combinati, dove l’amore o anche l’affetto reciproco non erano considerati essenziali.

Matrimonio diseguale (1863), dipinto di Vasilij Pukirev (1832-1890)

Dall’aristocrazia alla piccola borghesia ai contadini, era una norma per genitori o tutori organizzare i matrimoni dei loro figli. Ciò coinvolgeva anche sensali e indovini, e la dote giocava un ruolo centrale nel processo matrimoniale, qualcosa di inimmaginabile nella Russia contemporanea.

Basta immergersi profondamente nella letteratura del XVIII e XIX secolo o dare un’occhiata agli archivi dell’inizio del XX secolo per rendersi conto che i matrimoni combinati erano davvero una norma nel Paese. In effetti, il concetto di matrimoni combinati in Russia risale almeno all’avvento del cristianesimo ortodosso nel Paese (IX secolo d.C.).

“La benedizione per il matrimonio” (1886), dipinto di Sergej Gribkov (1822-1893)

Dal momento in cui la Russia ha adottato il cristianesimo, il matrimonio è passato sotto la giurisdizione della Chiesa ortodossa, che ha fissato l’età legale per le nozze a 15 anni per gli uomini e a 13 per le donne. Questi matrimoni erano organizzati da genitori e parenti e la sposa andava a vivere nella casa dello sposo. I registri contabili e fiscali, meticolosamente tenuti, chiamati “Revizskie skazki” (“Ревизские сказки”; “Racconti di revisione”) dal XVIII secolo in poi indicano persino che in molti matrimoni, le spose erano spesso di qualche anno più vecchie dei loro sposi.

La Chiesa introdusse periodicamente delle riforme nella legislazione sul matrimonio e, nel 1840, l’età minima legale fu rivista: a 18 anni per i maschi e a 16 per le femmine. C’era anche un limite massimo di età: 80 anni, poiché si riteneva che a quell’età la vedovanza fosse una punizione per i propri peccati!

Le regole del matrimonio

“Ricezione della dote in una famiglia di mercanti” (1873), dipinto di Vasilij Pukirev (1832-1890)

Sebbene la Chiesa abbia continuato a stabilire nuove regole e procedure matrimoniali per secoli, secondo lo storico Gregory Freeze ha potuto applicarle rigorosamente solo alla fine del XVIII secolo. “Il motivo non era mancanza di volontà, ma l’arretratezza istituzionale. Alla Chiesa semplicemente mancavano gli strumenti – legge univoca, documentazione parrocchiale, infrastruttura burocratica – che le permettessero di tradurre la sua autorità formale in un potere reale”, ha scritto Freeze sul “Journal of Modern History”.

Fino ad allora, c’era un certo grado di flessibilità quando si trattava di regole del matrimonio, anche se si seguivano alcuni principi. Ad esempio, una coppia non poteva sposarsi senza il permesso e la benedizione dei genitori.

“Le nozze combinate del maggiore” (1848), dipinto di Pavel Fedotov (1815-1852)

Man mano che l’Impero russo si espandeva e diventava lo Stato di persone appartenenti a fedi diverse, le autorità zariste lasciarono che i leader delle comunità religiose, come l’Islam, seguissero le proprie regole. La Chiesa, tuttavia, imponeva che una persona appartenente a un’altra religione dovesse abbracciare la fede ortodossa, se voleva sposare un cristiano.

La poligamia era vietata, così come il matrimonio tra parenti stretti. I contadini erano ben consapevoli dei rapporti familiari nella loro comunità e contribuivano a garantire che i parenti non si sposassero.

Nel 1760 fu introdotto un cosiddetto “Libro di ricerca del matrimonio”. Questo libro, firmato da diversi testimoni, confermava che gli sposi non erano parenti stretti e che avevano il diritto di sposarsi. La falsa testimonianza era un reato.

“Fidanzamento interrotto” (1860), dipinto di Adrian Volkov (1827-1873)

Le coppie potevano incontrarsi un paio di volte prima di sposarsi, ma non si trattava certo di appuntamenti romantici. I due fidanzati erano seguiti da accompagnatori, di solito parenti stretti. I giovani appartenenti a contesti più ricchi avevano vita più facile. Tra l’aristocrazia, il concetto di “matrimonio alla cieca” era estremamente raro.

Un’altra parte importante di un matrimonio combinato era la dote, ed era la famiglia della sposa a doverla dare. Naturalmente, anche un uomo doveva avere una ricchezza ragionevole o un buon modo di vivere per sposarsi. Alla fine del XIX secolo, un baule di dote che veniva consegnato nel giorno del matrimonio consisteva spesso in denaro, gioielli, vestiti, biancheria da letto, icone, tappeti e un samovar. Le famiglie più ricche regalavano agli sposi cose come una macchina da cucire. Le doti erano ovviamente più modeste tra i contadini, ma comunque la loro presenza era essenziale.

I matrimoni si tenevano durante tutto l’anno, ma la Chiesa non permetteva i matrimoni durante le festività di Natale né durante la Quaresima. La stagione preferita per i matrimoni era l’autunno, poiché grazie ai raccolti c’era abbastanza cibo per i pranzi nuziali.

Il ruolo dei sensali di matrimonio

“Presentazione di una ragazza da sposare” (1889), dipinto di Nikolaj Nevrev (1830-1904)

La canzone “Matchmaker, Matchmaker” dal musical e dal film “Il violinista sul tetto” (“Fiddler on the Roof”) fa parte dell’immaginario popolare occidentale da molti decenni. La storia, ambientata nell’Impero russo, descrive brevemente un sensale di matrimonio, una professione importante nella Russia del XIX secolo. Si avvalevano dei loro servizi sia i contadini poveri, sia dagli abitanti più ricchi delle città.

I sensali erano di solito donne, e molto spesso vedove, intraprendenti, che altrimenti avrebbero avuto difficoltà a mantenersi. Il loro lavoro non era semplice. Quando esploravano una potenziale unione, dovevano ovviamente assicurarsi che la futura coppia non fosse formata parenti stretti. Ma una volta appurato ciò, dovevano approfondire la storia familiare, la ricchezza, la posizione sociale e persino le  pratiche culturali e le abitudini della vita quotidiana prima di proporre l’affare. Poche persone capivano la psicologia umana così come questi sensali matrimoniali della Russia imperiale.

La letteratura e le commedie russe hanno rappresentato l’importanza del sensale. Nella sua pièce teatrale “Con quelli di famiglia ci si arrangia” (titolo originale: “Свои люди — сочтёмся”), del 1849, il drammaturgo Aleksandr Ostrovskij fa la satira della classe mercantile e dell’istituzione del matrimonio. Uno dei personaggi centrali di questa commedia in quattro atti, elogiata da Lev Tolstoj, Nikolaj Gogol e Ivan Goncharov, è la sensale Ustinja Naumovna. È opinione diffusa che questo personaggio fosse basato su qualcuno che il famoso drammaturgo conosceva personalmente.

“La fidanzata capricciosa” (1847), dipinto di Pavel Fedotov (1815-1852)

Come Ustinja, i sensali per la classe abbiente nella Russia imperiale erano intraprendenti e richiedevano una buona quantità di denaro per i loro servigi. Quando si trattava di organizzare matrimoni per persone benestanti, i sensali spesso corrompevano i servi per ottenere maggiori dettagli sulla potenziale sposa o sposo e anche sul loro background familiare.

Mentre le famiglie in Asia si affidavano agli astrologi, i russi erano soliti consultare gli indovini per verificare se il matrimonio sarebbe stato un successo. I sensali erano in contatto con degli indovini, alcuni dei quali erano sul loro libro paga per aggiustare un matrimonio.

I cambiamenti all’inizio del XX secolo

“Auguri alla giovane coppia nella casa di un possidente” (1861), dipinto di Grigorij Mjasoedov (1834-1911)

In linea con i tempi, i residenti delle città russe iniziarono a pubblicare annunci sui giornali per trovare spose e sposi all’inizio del XX secolo. C’era anche un giornale chiamato Svakha (“Сваха”; “La mediatrice matrimoniale”). Un gran numero di annunci proveniva da giovani uomini che cercavano un incontro da sogno, ma anche le giovani donne provavano questa opzione. I neolaureati di Mosca e San Pietroburgo, che provenivano da famiglie contadine, cercavano di trovare spose o sposi per migliorare la loro situazione. Mettevano un annuncio o mandavano una lettera con una foto al giornale.

Nel 2020, Mosca ha ospitato una mostra sui valori familiari che mostrava annunci pubblicitari dai giornali dell’inizio del XX secolo.

“La scelta del corredo per la dote” (1898), dipinto di Vladimir Makovskij (1846-1920)

Gli elenchi dei giornali avevano lo stesso tipo di messaggi semplici che possono essere visti nelle moderne app di appuntamenti, anche se i russi di cento anni fa sembravano generalmente molto più espliciti quando elencavano le loro preferenze. Prendete ad esempio questi due:

“Giovane donna, intelligente e carina, 23 anni, onesta, appassionata di musica vuole fare conoscenza con un ricco gentiluomo per il matrimonio.”

“Mi sposerò sicuramente se trovo una bionda modesta, carina, laboriosa con una bella figura, dai 27 ai 34 anni.”

I matrimoni combinati erano già in declino quando si formò l’Unione Sovietica. I massicci cambiamenti sociali e la rapida urbanizzazione misero fine a questa pratica un tempo comune.

Il concetto di matrimonio combinato sta ora vivendo una sorta di revival in Russia, grazie a Internet e alle app di appuntamenti (praticamente i moderni sensali), sebbene in questa versione del XXI secolo i genitori e la Chiesa non siano più coinvolti nel processo.


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