La prima statua di Lenin nella Germania del 1945, tra storia e leggenda

Dguendel (CC BY-SA 4.0)
Gli uomini dell’Armata Rossa se la trovarono davanti con grande sorpresa nella piazza centrale di Eisleben. Come era finita lì? Negli anni successivi la vicenda fu molto indorata a scopi propagandistici nella Ddr, ma ora conosciamo la realtà

Il 2 luglio 1945, le truppe sovietiche entrarono ad Eisleben, la città natale del teologo Martin Lutero (il centro è chiamato anche Lutherstadt, “Città Lutero” dal 1946). Con loro sorpresa, sulla piazza principale della città, tra le basse case medievali, sorgeva un monumento a Lenin del famoso scultore sovietico Matvej Manizer (1891-1966). È unanimemente considerato il primo monumento a Lenin in Germania. Ma come era finito in territorio fino a poco prima nazista?

Il Lenin della città di Pushkin

Il monumento a Lenin nella città di Pushkin, 1933-1940 circa

Chiunque sia stato a Mosca ha familiarità con le opere di Matvej Manizer. È l’autore dei gruppi scultorei della stazione della metropolitana Ploschad Revoljutsii (“Piazza della Rivoluzione”), compresi quelli ormai consumati a forza di tocchi da parte dei passeggeri, che ritengono porti fortuna farlo.

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Manizer realizzò anche la maschera mortuaria di Stalin nel 1953. E negli anni Venti aveva progettato un monumento a Lenin, poi più volte realizzato in bronzo. Una copia di questo Lenin risoluto, con la tipica coppola e un abito a tre pezzi, che con la mano sinistra si tiene il bavero della giacca, e che ha la destra nella tasca dei pantaloni, fu eretta a Khabarovsk nel gennaio 1925, a Samara nel 1927 e nel novembre 1925 anche a Kirovograd (dal 2016 Kropyvnitskij, in Ucraina). Quest’ultimo monumento è stato abbattuto nel 2014. Uno identico apparve anche nell’ex Tsàrskoe Seló (“Villaggio degli zar”), la ex residenza estiva degli imperatori russi, ribattezzata con l’avvento al potere dei bolscevichi Détskoe Seló (“Villaggio dei bambini”) e poi, dal 1937, Pushkin. Qui un monumento a Lenin fu eretto nel 1926 presso l’ex Casa della Carità per i soldati menomati, in seguito Sanatorio per i membri del sindacato.

Soldati tedeschi vicino al monumento abbattuto a Pushkin, 1941

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Quando i tedeschi occuparono Pushkin nel 1941, si interessarono molto al Lenin bronzeo alto 3,2 metri e pesante più di tre tonnellate, ma non in qualità commemorativa, ma come fonte di metallo non ferroso. Lenin fu buttato giù dal suo piedistallo e spedito in Germania per essere fuso.

Un Lenin da leggenda

La delegazione sovietica a Eisleben, Repubblica Democratica Tedesca, 1959

La successiva storia del monumento si colora leggenda, opportunamente elaborata in seguito per tenere alta l’immagine dei comunisti della Ddr. Il succo della leggenda sta nel fatto che ovunque i funzionari del Reich mandassero il monumento per fonderlo, c’erano socialisti nascosti tra gli operai della metallurgia, che, con vari pretesti, trovavano il modo per salvare Lenin. Infine, il monumento venne portato a Eisleben, nello stabilimento Mansfeld AG, noto anche come Krüghutte.

Lenin arrivò nello stabilimento nel 1943, su un vagone merce con altro metallo requisito dai tedeschi in Urss e necessario all’industria tedesca per la produzione di armi. Lenin giaceva tra cupole di chiese accartocciate, vecchie ancore e altri scarti. “Ricordo che era sdraiato sulla schiena e lo si poteva facilmente riconoscere dal berretto”, testimoniò Helmut Gelman, uno degli operai socialisti. La stessa sera, un gruppo di lavoratori tedeschi antifascisti, ex comunisti e socialdemocratici e prigionieri di guerra sovietici, avrebbe seppellito il monumento di Lenin nel terreno nel cortile della fonderia, e gettato pezzi di rame e vari altri detriti sopra per coprire le tracce.

Il monumento poco prima del trasferimento a Berlino, 1991

Sempre secondo la leggenda, quando le truppe statunitensi entrarono a Eisleben il 14 aprile 1945, i lavoratori dello stabilimento si sarebbero rivolti alla leadership militare americana con la richiesta di dare loro l’opportunità di erigere il monumento, ma gli americani lo proibirono e il monumento rimase a giacere nel cortile per un paio di mesi. Quando nel 1945 si seppe che Eisleben sarebbe diventato parte della zona di occupazione sovietica della Germania, decisero di innalzare Lenin su un piedistallo. Quando l’Armata Rossa entrò in città, i soldati rimasero sbalorditi nel vedere il leader della Rivoluzione proletaria nella piazza principale. “Lenin è arrivato qui prima di noi”, avrebbero detto i russi.

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Sul retro del piedistallo di legno, gli operai tedeschi fecero un’iscrizione. Vi si leggeva che gli antifascisti della fabbrica avevano impedito che il monumento fosse fuso e lo avevano eretto sulla piazza della città il 2 luglio 1945 “in onore dell’Armata Rossa”. Il 1° maggio 1948 il monumento fu ufficialmente consegnato dai sovietici alla città di Eisleben.

La verità storica 

Il monumento trasportato a Berlino, 1991. Foto dello storico Andreas Stedtler

Successivamente, la straordinaria leggenda, a quanto pare, fu ulteriormente migliorata dai comunisti della Germania orientale, sotto il controllo di Mosca. Negli anni Cinquanta, i dipendenti dell’Istituto di marxismo-leninismo di Mosca furono inviati nella Ddr per trovare le persone incaricate dell’occultamento e dell’erezione del monumento.

Secondo i ricercatori tedeschi, i lavoratori dello stabilimento non avevano intenzione di erigere il monumento a Lenin, e iniziarono a farlo solo nelle ultime settimane prima che l’esercito sovietico entrasse in città. Prima di allora, i lavoratori, tra cui lo stesso Helmut Gelman, avevano testimoniato che il monumento giaceva semplicemente nel cortile insieme ad altre sculture, e che nessuno lo aveva nascosto. Il monumento non era stato inviato alla rifusione, molto probabilmente a causa delle sue dimensioni e della sua forma: per una rifusione di successo sarebbe stato necessario prima tagliarlo a pezzi.

Medaglia commemorativa (1970) in porcellana di Meissen per il 100° anniversario del compleanno di Lenin, con l'immagine del monumento a Lenin a Eisleben

Tuttavia, tali informazioni erano del tutto scomode da un punto di vista ideologico, quindi si decise di nasconderle “sotto il tappeto” e rafforzare la leggenda. Nel 1954, sull’ottavo numero della rivista “Smena”, fu pubblicato un lungo articolo, i cui autori, come in un thriller, descrivevano la storia del “salvataggio” del monumento.

Nel 1958, lo stesso Matvej Manizer visitò Eisleben, come parte di un gruppo di operatori culturali sovietici, e “inaspettatamente” riconobbe la sua creazione. Due anni dopo, come “in risposta”, fu inviato a Pushkin un monumento al comunista tedesco Ernst Thälmann (1886-1944), che fu posizionato dove prima si trovava il Lenin di Manizer (ora è stato trasferito sul boulevard Sofijskij). E nel 1970, per il centenario della nascita di Lenin, dalla Manifattura di Meissen fu addirittura emessa una medaglia commemorativa in porcellana con l’immagine del monumento.

Il monumento nel Museo di Storia tedesca di Berlino

Dopo la Riunificazione tedesca, il Lenin di Eisleben è stato inviato nel 1991 al Museo storico tedesco di Berlino. E nel 2006, il ricercatore Andreas Stedtler ha pubblicato il libro “Die Akte Lenin – Eine Rettungsgeschichte mit Haken”, in cui la leggenda è stata finalmente sfatata. “Gli iniziatori di questo progetto, ovviamente, avevano un notevole istinto politico. È stata una mossa brillante erigere questo monumento subito prima dell’ingresso dell’Armata Rossa in città”, ha osservato Stedtler nel suo libro.


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