La breve e avventurosa vita della prima donna pilota dell’Impero Russo

Karl Bulla/Archivio statale centrale del cinema, dei documenti fotografici e fonografici a San Pietroburgo/russiainphoto.ru
Si salvò più volte da incidenti aerei, che a quei tempi di velivoli pionieristici erano all’ordine del giorno. A portarla via fu invece la tisi. Ecco la storia straordinaria di una ragazza che ebbe un solo sogno fin da bambina, quando si lanciava dal tetto del fienile con un ombrello aperto: volare

“Avendo aperto la strada all’aviazione per le donne russe, le invito a seguirmi per completare la vittoria nell’aria”, disse Lidija Zvéreva (1890-1916), prima aviatrice nella storia della Russia. Durante la sua breve vita, riuscì a diventare famosa non solo come pilota, ma anche come progettista di aerei.

Il sogno del cielo

Figlia di un generale zarista, Lidija fu ossessionata dall’aviazione sin dall’infanzia. Leggeva, ebbra di passione, articoli e libri sugli aeroplani, smontava e rimontava complessi giocattoli meccanici, poteva parlare per ore di palloni aerostatici e velivoli vari. Fece anche “voli” di prova, saltando dal tetto di un fienile con un ombrello.

Lidija Zvereva

“Fin da bambina salivo con entusiasmo sugli aerostati nella fortezza di Osovets (oggi Osowiec, nel nord-est della Polonia) e costruivo modellini di aerei quando ancora nessuno volava in Russia, e sui giornali cominciavano appena ad apparire di tanto in tanto le prime notizie dei successi dei progettisti stranieri”, ricordò la Zvereva. 

Lidija non aveva paura del fatto che l’aviazione dei primi anni del XX secolo fosse proprio all’inizio del suo sviluppo, e il volo fosse spesso un affare mortale. Velivoli fragili e inaffidabili si ribaltavano facilmente e si schiantavano a causa di forti venti, causando ogni anno la morte di decine di aviatori in tutto il mondo.

Lidija Zvereva con gli studenti e gli istruttori della scuola di volo

Ciononostante, Lidija Zvereva si iscrisse alla scuola di aviazione privata “Gamajun” (dal nome di un uccello fantastico del folklore russo), che aveva sede vicino a San Pietroburgo. La prima donna a studiare da aviatore finì sui giornali locali, con il nome di “Signorina Z” per rispetto della sua privacy.

“La Zvereva volava con coraggio e decisione. Ricordo come tutti prestassero attenzione ai suoi voli magistrali, compresi quelli in alta quota. A quel tempo non tutti rischiavano di salire a grandi altezze”, ricordò il suo compagno di studi Konstantin Artseulov (1891-1980). 

L'aeroplano Farman IV

Lidija ebbe diversi incidenti gravi, ma ne uscì sempre con pochi graffi. Di conseguenza, il 23 agosto 1911, la “Signorina Z”, ventunenne, dopo aver superato tutti gli esami necessari, ricevette il diploma № 31 in Russia di pilota-aviatore, la prima tra le donne dell’intero Impero russo.

Progettista aerea di talento

Nel 1912, Lidija Zvereva, insieme al marito, il pilota Vladimir Sljusarenko (1888-1969), si guadagnava già da vivere con i voli dimostrativi. Presero parte alla Settimana dell’Aviazione a Bakù, si esibirono a Tiflis (Tbilisi), dove l’aviatrice effettuò voli in condizioni meteorologiche avverse.

Il certificato di pilota-aviatore n. 31 di Lidija Zvereva

Un viaggio a Riga per poco non fu l’ultimo per la Zvereva. Durante il volo dimostrativo, il vento iniziò a portare il suo “Farman” verso le tribune. Cercando di riprendere quota, finì in una colonna di vento ancora più forte, che alla fine rovesciò l’aereo. Dopo aver colpito il suolo, la pilota fu sbalzata in avanti e schiacciata dai detriti. “Sono a malapena viva”, scrisse poco dopo in una delle sue lettere: “Quando sono caduta, mi sono quasi rotta una gamba. Sento ancora dolore. La situazione è assolutamente brutta per quanto riguarda i polmoni. I medici vogliono che vada un po’ al Sud, ma io voglio volare. Se disobbedirò, loro mi promettono una morte di tisi. Eccolo, il destino di un aviatore”.

Nonostante l’incidente, e forse proprio per questo, le esibizioni della Zvereva divennero un grande successo. Alla coppia di sposi piloti fu offerto di rimanere a Riga, e loro accettarono ben volentieri. La grande città baltica era a quel tempo il centro dell’aviazione russa. Qui, in particolare, furono creati i primi motori aeronautici del Paese.

Lidija Zvereva in posa vicino al primo aeroplano russo Kudashev-1

Nel 1913, la coppia aprì la propria scuola di volo a Riga e la quota di iscrizione era la più bassa dell’Impero. Inoltre, organizzarono un seminario per la riparazione e la costruzione di aeromobili, in cui Zvereva, come progettista di velivoli, lavorava al miglioramento degli aeroplani costruiti nei Paesi occidentali. Questa donna unica venne invitata a lavorare in Austria-Ungheria, ma decise di restare in patria.

Un tragico destino

Le attività di insegnamento e progettazione non resero Lidija Zvereva più cauta. La prima aviatrice russa continuò a volare con grande frequenza, come prima, a rischio della vita.

Zvereva con un gruppo di aviatori russi

Decise anche di fare un “giro della morte” nel cielo, anche se come passeggera. Il volo ebbe luogo il 19 maggio 1914 sul monoplano Morane, al timone del quale c’era un pilota esperto, Evgenij Shpitsberg (1885-1914).

“Il Morane ha guadagnato quota rapidamente; 500, 600, 700 metri”, scrisse il quotidiano ‘Rizhskij Vestnik”, “Attorno agli 800 metri, l’aereo improvvisamente si è come fermato nell’aria ed è sceso. ‘Oh!!!’, ha esclamato quasi simultaneamente tutto il pubblico riunito sotto. Ma dopo pochi secondi si è udito di nuovo il rombo del motore: l’aereo si è precipitato in alto e ha disegnato in aria un “loop” perfetto. La folla senza fiato è scoppiata in un applauso. E dopo qualche altro istante, l’aereo ha fatto una bella spirale fino alle tribune. ‘Bravo! Bravo!’, hanno iniziato a gridare da tutte le parti”. Pjotr Nesterov (1887-1914), che era stato il primo pilota al mondo a eseguire questa complessa figura acrobatica (il 27 agosto del 1913 a Kiev), espresse la sua ammirazione per la Zvereva.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, l’officina aeronautica dei coniugi fu evacuata a Pietrogrado (come si chiamava allora San Pietroburgo). Diventò infatti una vera e propria fabbrica, dove lavoravano 300 dipendenti per evadere gli ordini dell’Aeronautica militare.

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Lidija Zvereva non era destinata a vivere tanto da vedere la fine del conflitto mondiale. Dopo essere sfuggita alla morte nel cielo molte volte, morì di tifo il 16 maggio 1916, all’età di soli 26 anni. L’aviatrice venne salutata dai suoi amici e allievi, che girarono in cerchio sui loro “Farman” nel cielo sopra il Monastero di Aleksandr Nevskij a Pietrogrado, dove si tenne il funerale.


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