Perché la più celebre pilota russa non riuscì a diventare generale dell’Aeronautica? (FOTO)

A.Brodskij, O.Ignatovich/МАММ/MDF/russiainphoto.ru
Valentina Grizodubova si fece onore sia in tempo di pace, segnando vari record, che in tempo di guerra, ma fallì l’obiettivo più ambizioso della sua carriera

La vita di Valentina Grizodùbova (1909-1993) fu legata al cielo sin dall’infanzia. Suo padre, Stepan Grizodubov (1884-1965), era uno dei pionieri dell’aeronautica russa. Nel 1912, quando la bimba aveva solo due anni, la prese con sé a bordo per il battesimo dell’aria. “Fin da piccola il suo carattere era deciso; e non mollava mai. Come ragazza aveva qualcosa di eroico”, disse in seguito il padre.

Stepan Grizodubov

Dopo aver studiato con successo presso il club di volo e la scuola dei piloti istruttori, la Grizodubova si unì allo Squadrone di agitazione Gorkij nel 1929. Si trattava di aerei di propaganda che volavano attraverso il Paese, distribuendo letteratura comunista, proiettando film, organizzando incontri di cittadini con scienziati, artisti e funzionari di partito. Molte persone nei deserti dell’Asia centrale  o in zone remote vedevano un aereo per la prima volta nella loro vita. E non erano meno sorpresi dal vedere che ai comandi c’era una donna.

Valentina Grizodubova divenne famosa nel 1937. In seguito stabilì cinque record mondiali di altitudine, autonomia e velocità tra le donne su velivoli leggeri. Tuttavia, la vera gloria in tutta l’Unione Sovietica le giunse l’anno successivo dopo il famoso volo non-stop del bombardiere Tupolev ANT-37 attraverso tutto il Paese, da Mosca all’Estremo Oriente.

L'aereo

Il 24-25 settembre 1938, l’aereo “Ródina” (“Patria”) comandato dalla Grizodubova, con il copilota Polina Osipenko e la navigatrice Marina Raskova coprirono una distanza di 6.450 km in 26 ore e 29 minuti in condizioni meteorologiche avverse. Di conseguenza, fu stabilito il record mondiale dell’aviazione femminile per autonomia di volo. Purtroppo, a causa delle nuvole alte, venne commesso un errore di navigazione. L’aereo sprecò così molto carburante. Pensando di non poter più raggiungere la pista di atterraggio, Valentina Stepanovna atterrò direttamente su una palude nella taiga, a 70 km dall’insediamento più vicino. Le donne pilota vennero ritrovate dopo nove giorni di ricerche.

L'equipaggio dell'aereo

Tornando a casa, Grizodubova, Osipenko e Raskova vennero accolte in trionfo. Divennero le prime donne a ricevere la decorazione di Eroe dell’Unione Sovietica. “Se non fosse stato per queste tre meravigliose pilote, certi pregiudizi sul cervello da gallina delle donne non sarebbero così presto scomparsi nell’oblio del passato, così come le idee fisse di quelli scettici che pensavano che donne e aviazione fossero concetti incompatibili”, scrisse la pilota Marina Cechneva (1922-1984).

L'incontro degli equipaggi dell'aereo

Valentina Grizodubova si dimostrò brillante non solo nell’aviazione. Dopo essere stata eletta deputata del Soviet Supremo dell’Urss dedicò molto tempo e impegno all’esame dei casi chi era sottoposto alla repressione politica. Usando la sua autorità e influenza, Valentina Stepanovna, per molti, ottenne una revisione dei casi o una mitigazione della pena. Così, ad esempio, il futuro “padre della cosmonautica sovietica”, Sergej Koroljov (1907-1966), grazie alla sua petizione, venne trasferito dal campo di Kolyma all’ufficio tecnico speciale di progettazione TsKB-29, una sharashka dove gli scienziati condannati lavoravano “per il bene della classe lavoratrice”.

LEGGI ANCHE: Gli “uffici tecnici speciali”: come gli scienziati finiti nel gulag progettavano le armi del futuro 

Nel 1942, nel bel mezzo della Grande Guerra Patriottica (come viene chiamato in Russia il Fronte Orientale della Seconda Guerra Mondiale), Grizodubova divenne comandante del 101° reggimento di trasporto aereo a lungo raggio; un reggimento di uomini. Lo scetticismo iniziale lasciò presto il posto al rispetto. La Grizodubova si dimostrò sia un’organizzatrice di talento che un’ottima comandante in combattimento: fece 200 sortite, tra cui 132 voli notturni.

Valentina Grizodubova durante un volo

“Più volte mi convinsi che la mia comandante, una donna che non aveva mai prestato servizio nell’esercito, si fosse rivelata superiore a me nella capacità di organizzare il lavoro di volo, e nell’addestramento degli equipaggi dei bombardieri. Era completamente preparata a dirigere le attività di combattimento del reggimento”, ha ricordato il capo di stato maggiore del reggimento, Aleksandr Verkhozin. I soldati la chiamavano “màtushka” (“madre”), sebbene avesse solo poco più di trent’anni.

Un compito speciale per il reggimento della Grizodubova era l’approvvigionamento di distaccamenti partigiani dietro le linee nemiche. Spesso, la comandante intraprese personalmente missioni pericolose, e fu per questo persino insignita della medaglia “al Partigiano della guerra patriottica” di I classe. “È una donna molto coraggiosa, decisa, audace nell’attuazione di quanto programmato”, scrisse il comandante dell’unità partigiana operante in Ucraina, Aleksandr Saburov, nel dopoguerra: “Rientrata a Mosca, Grizodubova ha ottenuto molto con la sua consueta tenacia. Un vero ponte aereo è stato costruito tra noi e il ‘Continente’. I carichi hanno iniziato a fluire verso di noi in gran numero”.

Aleksandr Golovanov

Ma ci sono stati anche alcuni episodi spiacevoli nella vita di Valentina. Nel 1944, ebbe un conflitto con il comandante dell’Aviazione a lungo raggio, Aleksandr Golovanov (1904-1975). Secondo lui, la Grizodubova, usando i suoi contatti politici, aveva fatto appello direttamente a Stalin con una denuncia contro il suo superiore e una richiesta di assegnarle il grado di generale (era un colonnello), e il comando sul reggimento delle “Guardie”. “Accecata dalle opportunità che le si erano aperte davanti, la Grizodubova non ha pensato per un minuto al possibile destino delle persone di cui parlava. Invece, si vedeva già come la prima donna del Paese con l’uniforme di generale…”, ricordò Golovanov.

Nonostante le pressioni dall’alto, Aleksandr Golovanov rifiutò categoricamente di incontrare la Grizodubova. Inoltre, la accusò, a sua volta, di scarsa disciplina nel reggimento e di un gran numero di incidenti di volo non legati allo svolgimento di missioni di combattimento. La pilota, a suo avviso, si era poi allontanata più volte dalla posizione dell’unità senza un valido motivo. Dopo lunghe indagini, la commissione si schierò dalla parte del comandante dell’Aviazione a lungo raggio. “Per diffamazione finalizzata a scopi egoistici contro i suoi diretti comandanti, e per il tentativo di diffamare il maresciallo Golovanov”, il caso della Grizodubova venne trasferito al tribunale militare.

Il processo non ebbe luogo, ma lei dovette lasciare le forze armate. In seguito, si fece notare nel campo dello sviluppo di apparecchiature elettroniche per l’aviazione militare e civile. Nel 1986, la Grizodubova venne insignita del titolo di Eroe del lavoro socialista.

Valentina Grizodubova e Andrej Tupolev durante la celebrazione della Giornata della flotta aerea dell'URSS all'aeroporto di Tushino

Valentina non ha mai commentato le circostanze del conflitto con il maresciallo Golovanov, e oggi sono note solo dalla versione di lui. Sicuramente si sa solo che la Grizodubova sognava davvero di diventare la prima donna generale dell’aviazione mondiale, e per tutta la vita fu molto dispiaciuta che ciò non fosse accaduto.


I due più grandi assi donna dell’Aeronautica sovietica 

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie