Superman è armeno: le imprese dell’atleta che ha corso al Cremlino con la torcia olimpica spenta

D. Prants, Gerbert Bagdasaryan/TASS
Sulla stampa si è parlato di lui soprattutto per quei pochi secondi in cui al Cremlino ha corso con la torcia olimpica spenta… Ma in molti hanno riconosciuto in lui l’eroe che, anni addietro, aveva salvato decine di persone da un incendio e altri gravissimi incidenti

In una soleggiata giornata autunnale del 2013, a Mosca un ex atleta sovietico ha fatto parlare di sé per ragioni a dir poco sbagliate: durante una cerimonia in vista dei Giochi di Sochi, per alcuni secondi Shavarsh Karapetyan ha corso al Cremlino con la torcia olimpica spenta, prima che un funzionario intervenisse con un accendino per riattivare la fiamma. E se quell’incidente ha causato un certo imbarazzo alla Russia, che voleva sfoggiare al mondo la sua rinascita in vista delle Olimpiadi del 2014, il pubblico russo non si è soffermato a lungo su quell’episodio, ricordando più che altro i vari gesti di eroismo compiuti da Karapetyan fra il 1970 e il 1980. 

Nato nel 1953 nell’allora Repubblica Socialista Sovietica di Armenia, Karapetyan si avvicinò al nuoto da competizione a scuola, dando prova di avere la stoffa del campione. Ma le dinamiche politiche interne ostacolarono la sua promettente carriera di nuotatore. Alla fine si dedicò al nuoto pinnato, e iniziò a ottenere buoni risultati in questo sport non olimpico. 

Il campione sovietico di nuoto subacqueo Shavarsh Karapetyan, Erevan, 1974

La sua prima grande svolta arrivò nei campionati europei del 1972 a Mosca, dove vinse due medaglie d'oro. A 23 anni, era già 17 volte campione del mondo, 13 volte campione europeo e 10 volte primatista mondiale.

Quell’impresa eroica nel lago di Erevan

Il 16 settembre 1976, Shavarsh e suo fratello Kamo, anche lui esperto nuotatore, stavano andando a fare jogging insieme al loro allenatore Liparit Almasakyan in quella che aveva tutta l’aria di essere una mattina tranquilla a Erevan. Ma passando di fronte al lago di Erevan, un filobus poco lontano iniziò a sbandare. In pochi secondi uscì dalla carreggiata, finendo sulla riva sabbiosa del bacino artificiale, per poi precipitare nell'acqua fredda.  

A bordo c’erano 92 persone; fra loro, anche un passeggero che aveva cercato di obbligare l’autista a fare una sosta non prevista, causando così una colluttazione sfociata nel drammatico incidente. In pochi istanti il filobus si inabissò, affondando a 10 metri di profondità. In preda al panico, le persone cercavano invano di rompere i finestrini dall’interno per salvarsi.

Il filobus ha sbandato ed è caduto nel lago di Erevan

In quel momento, Shavarsh decise di tuffarsi e riuscì a rompere un finestrino con un calcio. Nonostante le gambe insanguinate, l’acqua fredda e gli attimi di terrore, riuscì a trarre in salvo diverse persone, estraendole una ad una e portandole a riva, dove suo fratello e l’allenatore stavano prestando i primi soccorsi. 

“La cosa più difficile è stata sfondare il finestrino posteriore del filobus”, raccontò Karapetyan al giornale Komsomolskaya Pravda nel 1982. Aggrappato a una maniglia vicino al tettuccio del mezzo, riuscì a rompere il vetro con un calcio. “Mi sono tagliato. Il dolore era insopportabile, ma non ci ho pensato a lungo: ho capito che c’era poco tempo da perdere”.  

In questo modo, Shavarsh Karapetyan riuscì a estrarre dal mezzo 46 persone. Solo 20, però, si salvarono. Al loro arrivo, i soccorritori dissero a Karapetyan ormai stremato di fermarsi, visto che non c’era più alcuna possibilità di estrarre persone ancora vive. In quel momento, anche il nuotatore iniziò a perdere coscienza... 

“Senza ossigeno e ormai in uno stato di semi-incoscienza, tirai fuori dall’autobus un cuscino…- raccontò più tardi, incapace di perdonarsi di non aver salvato un’altra vita -. Ero al limite delle forze e non mi resi conto che quello che avevo fra le braccia non era un essere umano…”. 

Il risultato di questo eroico salvataggio fu la fine della sua carriera di nuotatore: Karapetyan fu portato d’urgenza al reparto di terapia intensiva, e rimase in ospedale 45 giorni.

Shavarsh Karapetyan, 13 volte campione europeo e 7 volte campione dell'URSS di tuffi in apnea, 1983

L'atleta aveva perso molto sangue e la combinazione di acqua fredda e lacerazioni multiple da frammenti di vetro gli causò non poche complicazioni. Rimase in terapia intensiva per diversi giorni con la vita appesa a un filo. 

Per questo suo atto di eroismo, il governo sovietico gli conferì l'Ordine del distintivo d'onore, ma non il più prestigioso titolo di Eroe dell'Unione Sovietica. C’è chi ritiene che le autorità avessero voluto sminuire l'eroismo di Karapetyan. 

Da sinistra: l'allenatore di nuoto Kamo Karapetyan, Shavarsh Karapetyan, e l'allenatore di bambini Anatolij Karapetyan, 1983

“Subito dopo l'incidente, alcune persone volevano pubblicare un articolo su un giornale, ma non fu permesso”, disse Karapetyan in un'intervista più recente. “In URSS, i filobus non dovevano cadere in acqua!”.

Il nome dell’ex nuotatore divenne finalmente noto quando la storia della sua eroica impresa fu pubblicata sulla Komsomolskaya Pravda nel 1982, sei anni dopo l'incidente. Fino ad allora, il pubblico sovietico era ignaro del nome dell'eroe di Erevan. 

Un altro salvataggio

Ma l’incidente sul lago di Eravan non fu l’unico: due anni prima Karapetyan si stava recando in autobus verso il centro di Erevan, quando l’autista fermò il mezzo e scese per controllare un presunto guasto al motore… ma si era dimenticato di inserire il freno a mano, e così l’autobus iniziò a muoversi in retromarcia, avvicinandosi pericolosamente a un precipizio. Il nuotatore, affidandosi al suo rapido istinto, corse verso al posto del guidatore e riuscì a fermare l’autobus! L'incidente attirò poco l’attenzione, poiché nessuno fortunatamente rimase ferito. 

Nove anni dopo la tragedia del lago, l’ex nuotatore vestì di nuovo i panni dell’eroe, questa volta durante un incendio nel complesso sportivo della città.  

Shavarsh Karapetyan in un bus sulla strada verso il lavoro, 1983

Karapetyan era lì quando si sviluppò il rogo: aiutò i soccorritori a spegnere le fiamme e a portare la gente in salvo. Riportò gravi ustioni e rimase in ospedale per più di due settimane. 

Anni dopo, il suo eroismo fu premiato non solo in Russia, ma anche all’estero: nel 1986, il Minor Planet Committee approvò la denominazione di un asteroide in suo onore: il “3027 Shavarsh”, scoperto nel 1978 dagli astronomi dell'Osservatorio Astrofisico della Crimea. Fra gli altri riconoscimenti, Karapetyan ottenne anche il premio World Fair Play.

Lettere di ringraziamento inviate a Shavarsh Karapetyan da ogni angolo dell'Unione Sovietica

Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, Karapetyan si è trasferito a Mosca e ha avviato una società di scarpe. Il suo eroismo è stato in gran parte dimenticato fino alla staffetta della torcia olimpica nel 2013. Dopo quell’incidente definito imbarazzante da alcuni, Karapetyan fu invitato a portare la torcia anche il giorno successivo. E lui colse l’occasione per sottolineare che stava portando la torcia non solo per la Russia, ma anche per l’Armenia.



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