Ecco come avvenne la prima vaccinazione in Russia, con Caterina la Grande a fare da cavia

Getty Images; Russia Beyond
In realtà si trattò di una procedura medica più rudimentale: una “inoculazione” contro il vaiolo. L’imperatrice fece venire un medico dall’Inghilterra e poi, con il proprio esempio, convinse i nobili recalcitranti

Quando, nell’ottobre del 1768, Caterina la Grande (1729-1796) si sentì poco bene dopo un’inoculazione di vaiolo, si trovava nel palazzo di Tsarskoe Selo, isolata dalla corte di Pietroburgo. Thomas Dimsdale (1712-1800), il medico inglese che aveva eseguito la procedura, era al suo fianco, e documentava le sue condizioni.

Per ordine diretto dell’Imperatrice, c’era una carrozza segreta pronta in ogni momento per aiutare Dimsdale e suo figlio (e assistente) Nathaniel a fuggire dal Paese: Caterina temeva che se fosse morta dopo la procedura, i suoi cortigiani avrebbero semplicemente ucciso Dimsdale in un atto di giustizia sommaria. Ma chi era Dimsdale e perché era stato scelto per questa delicata procedura medica?

La morte colpisce vicino al trono

Anna Sheremetjeva ritratta da Ivan Argunov

Caterina non aveva contratto il vaiolo durante l’infanzia (e non aveva quindi sviluppato un’immunità alla malattia). Il morbo, che imperversava nell’Europa del XVIII secolo, era una delle poche cose di cui Caterina, donna di gran nerbo, aveva davvero paura. “Mi era stato insegnato fin dall’infanzia a temere il vaiolo e in età più matura mi è costato molto sforzo ridurre questo terrore”, scrisse Caterina in una lettera privata a Federico II di Prussia (1712-1786). Suo marito Pietro III aveva patito di un grave forma di vaiolo durante l’infanzia: la sua salute ne era stata irreversibilmente danneggiata e il suo viso era rimasto segnato per sempre, il che, ovviamente, non si rifletteva nei suoi ritratti ufficiali, ma a quanto pare rendeva l’imperatore davvero brutto.

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Inoltre, nel 1768, il vaiolo si presentò proprio nella cerchia ristretta del trono russo. Anna Sheremetjeva era una delle più belle dame di compagnia della Corte russa, e fidanzata di Nikita Panin, uomo a capo degli Affari esteri della Russia (26 anni più anziano di lei). Solo pochi giorni prima del matrimonio programmato, Anna morì di vaiolo, malattia che si era sviluppata molto velocemente. Non era chiaro come si fosse infettata.

“Mi è stato consigliato di vaccinare mio figlio contro il vaiolo. Ho risposto che sarebbe stato vergognoso non iniziare da me stessa e non dare l’esempio”, scrisse Caterina a Federico II. “Rimanere in pericolo per tutta la vita con migliaia di persone che mi circondano, o preferire un pericolo minore, molto breve, e salvare molte persone? Ho pensato, scegliendo quest’ultima opzione, di aver fatto la scelta giusta”.

Come avvenne l’inoculazione?

Il dottor Edward Jenner (1749-1823) inocula la prima vaccinazione contro il vaiolo a James Phipps, un bambino di otto anni, 14 maggio 1796. Olio su tela, di Ernest Board (1877-1934)

Caterina affidò il compito di trovare un medico che potesse trattarla contro il vaiolo a Nikita Panin, che aveva appena perso la sua promessa sposa a causa della malattia. Il dottore venne trovato in Inghilterra: Thomas Dimsdale, autore di un libro pubblicato da poco su un nuovo metodo contro il vaccino: l’inoculazione. L’ambasciatore russo in Inghilterra mandò a chiamare Dimsdale e lo invitò in Russia. “Mi hanno fatto sapere che, oltre ai benefici per l’intero Impero, alcune persone di rango altissimo saranno probabilmente al centro del mio viaggio”, scrisse Dimsdale.

Nel 1768 Dimsdale partì per la Russia con suo figlio Nathaniel. Arrivati San Pietroburgo, trovarono un ospedale organizzato in una delle case della città, dotato del necessario. Dimsdale offrì a Caterina di testare prima il suo metodo su donne dell’età e della statura di lei, ma l’imperatrice rifiutò: questo avrebbe richiesto troppo tempo. Il medico insistette per vaccinare alcuni cadetti, ma nessuno degli esperimenti ebbe successo. L’Imperatrice chiese allora di non procrastinare oltre e di essere vaccinata immediatamente.

Thomas Dimsdale (1712-1800)

Il metodo mediante la cosiddetta inoculazione era noto in India sin dai tempi antichi. Venivano fatti 10-15 piccoli tagli sulla pelle, in modo che il sangue apparisse appena, e la zona di epidermide veniva quindi coperta con un pezzo di stoffa imbevuto di una soluzione di acqua e liquido prelevato dalle pustole del vaiolo. Questo metodo era popolare nei Paesi orientali e fu portato in Inghilterra nel 1718 dall’Impero Ottomano da Lady Mary Wortley Montagu, moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli, che inoculò con successo i suoi figli.

Questo era il metodo che Dimsdale usò con Caterina la Grande il 12 ottobre 1768. Il materiale di inoculazione fu prelevato da un bambino di 6 anni, Sasha Markov. Di notte, mentre dormiva, Sasha fu portato al palazzo reale avvolto in una coperta, condotto attraverso un passaggio segreto nelle stanze di Caterina e, dal braccio del ragazzo al braccio di Caterina, fu trasferita della linfa infetta. Subito dopo, Caterina partì per Tsarskoe Selo.

Il caso dell’Imperatrice

Ritratto dell'imperatrice Caterina II di Russia (1729-1796) in abito rosso da cerimonia, di Dmitrij Levitzkij (1735-1822), 1770

Caterina era monitorata continuamente da Thomas Dimsdale e da suo figlio. Il medico teneva un diario delle condizioni della zarina: “La notte dopo la vaccinazione, l’Imperatrice ha dormito bene, sentiva solo un leggero dolore e il polso era accelerato. La condizione generale è eccellente. Il cibo consisteva in stufato, verdure e pollo.”

Il 18 ottobre, Caterina ebbe per la prima volta la febbre e perse l’appetito. Pustole di vaiolo iniziarono a formarsi sul suo corpo e, sebbene fosse debole e avesse dolori alla gola, in 10 giorni, entro il 28 ottobre, si era completamente ripresa. Dimsdale non ebbe insomma bisogno della carrozza per la fuga: il 1° novembre, Caterina era già tornata a San Pietroburgo, festeggiata dalla sua corte. Quello stesso giorno, anche suo figlio Paolo, che all’epoca aveva 14 anni, fu vaccinato, e pure nel suo caso fu un successo.

Dimsdale e suo figlio vennero ripagati generosamente: entrambi ricevettero il titolo di barone russo e 10.000 sterline come premio, oltre a 2.000 sterline per le spese di viaggio, e ciascuno di loro, una pensione annuale di 500 sterline. Questa era una somma enorme: ad esempio, un cameriere inglese guadagnava 8 sterline all’anno nel XVIII secolo, un cocchiere fino a 26 sterline e il reddito annuale del Primo lord del tesoro era di 4.000 sterline.

Il gran duca Pavel Petrovich nel suo studio, di Vigilius Eriksen (1722-1782)

I Dimsdale, tuttavia, non lasciarono la Russia fino a quando non ebbero vaccinato tutta la più alta nobiltà. A San Pietroburgo, Dimsdale usò il materiale biologico ottenuto dall’Imperatrice e dal figlio Paolo. Così, i nobili russi furono liberati dal pregiudizio che potesse accadere loro qualcosa di brutto se vaccinati con fluidi corporei di una persona del popolo. E poi, se il vaccino lo aveva fatto l’Imperatrice, chi si poteva mettere in testa di non farlo? In seguito, Dimsdale andò a Mosca e vaccinò, come ha lasciato scritto, oltre 50 nobili. Partendo dalla Russia, Dimsdale portò con sé un’imponente collezione di opere d’arte che i nobili russi gli avevano dato come ringraziamento per l’inoculazione. Secondo le abitudini dell’epoca, non potevano pagare in soldi Dimsdale, perché, ora che era diventato un barone russo, sarebbe stato offensivo, quindi si sdebitarono con doni stravaganti.

Tsarskoe Selo, metà del XVIII secolo

Al suo ritorno in Inghilterra, Dimsdale era così ricco che aprì una clinica per l’inoculazione del vaiolo e una banca. Tornò in Russia nel 1781 per vaccinare Costantino e Alessandro, figli di Paolo e amatissimi nipoti di Caterina, da lei personalmente educati


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