La volta in cui Paul McCartney riuscì a realizzare il suo sogno di tenere un concerto in Russia

Storia
AJAY KAMALAKARAN
Gli fu concesso un onore raro: potersi esibire sulla Piazza Rossa. E tra gli spettatori c’era pure il presidente Putin

In una calda mattina di fine maggio del 2003, Paul McCartney entrò nei corridoi del Cremlino, scortato da un generale russo e da un interprete. Mentre si dirigevano verso una stanza per conversare con Vladimir Putin, il membro dei Beatles chiese al suo interprete se sarebbero andati nello stesso luogo in cui l’allora primo ministro britannico Tony Blair aveva incontrato Putin. La risposta fu no. Tuttavia, gli spiegarono che stavano andando in una stanza ancora più importante: gli alloggi privati del presidente russo.

“Così abbiamo incontrato Putin davanti a tutte le telecamere, poi ha mandato via la stampa e alla fine ha mandato via anche il suo traduttore, perché parla abbastanza bene l’inglese”, raccontò McCartney al “Guardian” nel 2003. “Ed è stato favoloso. Abbiamo avuto una conversazione piuttosto intima sulla sua vita, il che è stato piuttosto tonificante”. Il cantante eseguì anche una versione acustica di “Let it Be” al Cremlino, per la gioia di Putin.

Durante la sua prima visita in Russia, che includeva concerti a Mosca e San Pietroburgo, McCartney fu informato da persone comuni, celebrità e politici di quanto fossero popolari i Beatles in Russia durante l’era sovietica. Alcuni addirittura volevano fargli credere che la band avesse giocato un ruolo importante nell’abbattimento del comunismo. Anche se questo è sicuramente un’esagerazione, i Beatles hanno effettivamente avuto un grande seguito in Russia.

Che fosse grazie a una trasmissione molto disturbata di una stazione radio giapponese a Vladivostok o attraverso i segnali di Radio Luxembourg o del BBC World Service nelle parti europee del Paese, i russi si divertivano ad ascoltare la musica dei Beatles negli anni Sessanta e Settanta. Sebbene non ci fosse un divieto assoluto contro la band nel Paese, i dischi dei Beatles in Unione Sovietica erano venduti solo sul mercato nero. L’idea di esibirsi dall’altra parte della Cortina di ferro forse balenò in mente alla band, ma questo non avvenne mai.

“Negli anni Sessanta eravamo venuti a sapere che i Beatles erano molto popolari in Unione Sovietica e che c’erano sia Levis che nostri dischi sul mercato nero”, ha detto McCartney nell’intervista al Guardian del 2003. “Eravamo molto toccati, perché quando eravamo bambini, con tutta quell’idea della Cortina di ferro e cose del genere, l’Urss sembrava una misteriosa terra di intrighi. Eravamo molto onorati che ci conoscessero e che apparentemente ci amassero”.

Negli anni Settanta, dopo lo scioglimento dei Beatles, McCartney e sua moglie Linda formarono una band con una coppia di musicisti americani e chiamarono il gruppo “Paul McCartney and Wings” Rifletterono seriamente sulla possibilità di esibirsi in Unione Sovietica, ma non accadde mai “per un motivo o per l’altro”, ha raccontato McCartney.

Snova v SSSR

Ma la leggenda britannica era ancora determinata a sfruttare la sua popolarità in Russia. Nel luglio 1987, lavorando nel suo studio per un paio di giorni, registrò 11 vecchie canzoni degli anni Cinquanta che amava (da “Kansas City” a “Twenty Flight Rock”, da “Lucille” a “That’s All Right Mama”). Il risultato fu un album finalmente venduto nei negozi di dischi in Unione Sovietica.

Le tracce dell’album intitolato “CHOBA B CCCP” (“Snova v SSSR”, che altro non era che la traduzione in russo di “Back in the USSR”) includevano cover di canzoni di Duke Ellington, Bo Diddley e Eddie Cochran, e di altri famosi musicisti degli anni Cinquanta. Il piano originale di McCartney era quello di far sembrare che l’album fosse stato “contrabbandato” in Gran Bretagna dall’Unione Sovietica, ma questa idea fu rifiutata dalla casa discografica. Dopo che il suo manager gli aveva regalato una serie di dischi con copertine in lingua russa, McCartney ebbe l’idea di pubblicare l’album in Urss.

A quel tempo, l’etichetta discografica “Melodija” aveva il monopolio nell’Unione Sovietica e aveva pubblicato lavori di altre band occidentali, come Boney M. La casa discografica accettò di concedere in licenza 400.000 copie esclusivamente per l’Unione Sovietica. Melodija pubblicò 50.000 copie dell’album di 11 canzoni e questo andò esaurito in pochi giorni. Un paio di tracce vennero aggiunte per la ristampa del 1988. La notizia dell’album varcò la Cortina di ferro e le copie di contrabbando iniziarono a essere vendute a prezzi esorbitanti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Su alcuni articoli dell’epoca si dice che una copia dell’album era stata venduta per 500 sterline nel Regno Unito!

Tre anni dopo, l’Unione Sovietica crollò e la cultura pop occidentale fu ufficialmente accolta in Russia. I concerti di band americane e britanniche non erano più una rarità a Mosca e San Pietroburgo. Alcuni fan dei Beatles influenti in Russia fecero persino tentativi infruttuosi di convincere McCartney, Ringo Starr e George Harrison a venire a esibirsi nel Paese per una sorta di reunion. Tuttavia, fu solo nel 1998 che uno dei Beatles mise piede in Russia. Ringo Starr arrivò nel Paese con la sua All Star Band, ma questa visita avvenne nel periodo della grave crisi finanziaria che portò al default, e purtroppo non ebbe l’attenzione che avrebbe meritato.

McCartney conquista Mosca

Nel 2003, McCartney intraprese il “Back in the World Tour” e il concerto a Mosca fu probabilmente il momento clou. Alla leggenda britannica fu permesso di esibirsi sulla Piazza Rossa, un raro onore per un musicista in visita. Vennero venduti 20.000 biglietti per il concerto.

Sul palco c’erano grandi schermi che mostravano la traduzione in russo delle parole di McCartney. Eseguì un mix di Beatles, The Wings e di sue canzoni da solista. E ricevette il più grande tripudio quando cantò “Back in the USSR”.

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I fortunati membri del pubblico includevano la crème de la crème della Russia di quel momento, e il parterre de rois era composto da diversi politici, musicisti e altre figure eminenti. Ma anche i comuni moscoviti non vollero perdersi la serata storica. Decine di migliaia di fan affollarono le aree vicino alla Piazza Rossa per ascoltare le canzoni. Quando McCartney aveva incontrato Putin in precedenza, il presidente russo non aveva promesso di partecipare al concerto, ma alla fine si presentò.

Interrogato dai giornalisti sulla Piazza Rossa sui suoi pensieri sulla Russia, McCartney disse che da giovane non sapeva molto del Paese, a parte aver sentito parlare della Siberia e delle parate militari sulla Piazza Rossa. Ed eccolo lì, tutti quei decenni dopo, proprio sulla Piazza Rossa, con i fan ad adularlo. “Un tempo per me la Russia era una terra misteriosa. È bello vedere la realtà”, disse. “Ho sempre sospettato che le persone qui avessero un grande cuore. Ora so che è vero.”

Nel 2005, McCartney ha pubblicato un film intitolato “Paul McCartney in the Red Square”. Contiene filmati del concerto di Mosca e del suo concerto nella Piazza del palazzo di San Pietroburgo.


Love me do, la Beatles-mania russa