Mr. Nyet: cinque cose da sapere su Gromyko, ministro degli Esteri sovietico per quasi trent’anni

Lev Ivanov/Sputnik
Gli occidentali gli dettero il soprannome di “signor no”, ma ne hanno sempre riconosciuto la grandezza e la preparazione. Lui diceva di preferire dieci anni di negoziati a un giorno di guerra, e prestò sempre fede a questa sua affermazione

1 / Gromyko divenne un diplomatico per caso

Una leggenda narra che Stalin approvò personalmente la candidatura di Andréj Gromýko (1909-1989) per il lavoro al ministero degli Esteri sovietico, perché il suono del cognome aveva attirato la sua attenzione.

“Gromyko. Un bel cognome!”, avrebbe detto Stalin.

Andréj Gromýko, ambasciatore sovietico negli Stati Uniti, con la moglie e i figli nel loro appartamento privato presso l'ambasciata a Washington, 1944

Questa storia può o non può essere vera, ma Stalin ebbe effettivamente un ruolo enorme nel far arrivare Andrej Gromyko alla sua posizione nel ministero degli Affari esteri (divenne ministro nel 1957, quattro anni dopo la morte del leader di origini georgiane), anche se in modo indiretto e piuttosto sinistro.

Negli anni Trenta, le repressioni di Stalin indebolirono il Commissariato del popolo (nome dei ministeri sovietici fino al 1946) per gli Affari esteri: molti diplomatici esperti finirono nei gulag e le cariche vacanti dovettero essere riempite con nuovi quadri. I nuovi candidati dovevano rispettare due criteri: conoscere la lingua inglese e avere una discendenza “proletaria” o “contadina”.

Il giovane Andrej Gromyko era per l’appunto cresciuto in una famiglia di contadini e aveva imparato l’inglese da suo padre, che aveva lavorato per del tempo in Canada come taglialegna. Il candidato Gromyko aveva insomma un pedigree “nobile” nell’ottica sovietica, conosceva l’inglese, era alto un metro e ottanta e aveva un cognome altisonante (del resto “grom” in russo significa “tuono”): tutti questi fattori lo rendevano un candidato ideale per un incarico al Commissariato del popolo  per gli Affari esteri.

“Sono diventato un diplomatico per caso. La scelta poteva ricadere su un altro ragazzo figlio di operai e contadini”, disse Gromyko anni dopo.

Insomma, anche se Stalin non selezionò personalmente Gromyko dalla lista dei candidati, furono le sue purghe e le sue linee guida a spianargli la strada.

2 / Gromyko era solito logorare le sue controparti

A volte è stato paragonato a un bulldog che non mollava la presa sulla sua vittima o a una locomotiva pesante che lentamente ma inesorabilmente andava in una determinata direzione. E non era un’esagerazione.

Andréj Gromýko, che divenne ambasciatore russo nel Regno Unito nel 1952, stringe la mano al primo ministro Winston Churchill a Downing Street

Uno dei tanti talenti di Gromyko era la pazienza apparentemente infinita. Alcuni diplomatici stranieri coinvolti nei negoziati con il ministro sovietico trovavano difficile trattare con Gromyko, perché lui non era a disagio nel discutere per ore e ore sui minimi dettagli.

Tuttavia, la sua personalità ha affascinato molti dei suoi colleghi. Il diplomatico americano Henry Kissinger (1923-), consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford, ha detto di aver apprezzato i modi di Gromyko: “L’impressione che faceva Andrej Gromyko era di una persona molto austera, molto professionale, molto corretta. E questo è quello che era. Ma vorrei aggiungere che era molto intelligente, sempre preparato, e non perdeva mai la calma. Aveva un incredibile senso dell’umorismo, il che non era evidente subito, ma una volta che lo si conosceva meglio, questo era di straordinario aiuto nel condurre il dialogo.”

3 / Una tragedia privata di Gromyko fu alla base la sua posizione di uomo senza compromessi

È stato spesso definito dalle sue controparti “Mr. Nyet” (“Signor no”). Ma lui era solito replicare di sentire i loro “no” più spesso di quanto gli altri non sentissero il suo “net”. Tuttavia, non era un segreto, tra i diplomatici dell’epoca, che Gromyko avesse spesso una posizione intransigente in molte questioni di Affari esteri in cui era coinvolto. E rimase a capo della diplomazia sovietica molto a lungo: dal 14 febbraio 1957 al 2 luglio 1985!

A quanto pare, una tragedia personale potrebbe aver avuto un ruolo nel renderlo così determinato. Durante la Seconda guerra mondiale, quando Gromyko aveva appena iniziato a lavorare per la diplomazia sovietica, i suoi tre fratelli stavano combattendo al fronte. Due di loro furono uccisi durante i combattimenti e l’altro morì in conseguenza delle ferite poco dopo la fine della guerra.

Il diplomatico ricordava sempre il contributo dato dalla sua famiglia alla vittoria quando si trattava di negoziati che coinvolgevano la Germania, ex nemico dell’Urss, o se il discorso verteva sull’ordine internazionale del dopoguerra.

Gromyko una volta ha confessato che il ricordo dei suoi fratelli defunti dava ai suoi negoziati un senso di importanza fatale e di investimento personale.

Il ministro degli Esteri russo Gromyko si rivolge all'Assemblea generale delle Nazioni Unite

“Non tradiremo l’esito della guerra. Se ci arrendiamo, verremo maledetti da tutti coloro che sono stati torturati e uccisi. Quando devo negoziare con i tedeschi, a volte sento i miei fratelli sussurrarmi alle spalle: ‘Non arrenderti, Andrej, non arrenderti, fallo per noi!’’’. Così Gromyko una volta spiegò il suo metodo di negoziazione senza compromessi.

4 / Gromyko ha contribuito a plasmare l’ordine mondiale del dopoguerra

Andrej Gromyko è stato determinante nel plasmare il mondo del dopoguerra e anche nel renderlo un posto più sicuro, fino al punto in cui era possibile durante la Guerra Fredda.

Nella sua lunga carriera diplomatica – ha trascorso 28 anni come ministro degli Esteri dell’Urss e molti altri anni nel servizio diplomatico in altre posizioni – Gromyko è stato un attore chiave praticamente in tutti gli eventi politici più importanti del XX secolo.

Il segretario di Stato americano Henry Kissinger (a sinistra) e il ministro degli Esteri dell'URSS Andrej Gromyko (a destra)

Ha contribuito a preparare la Conferenza di Teheran, quella dell’incontro tra Stalin, Roosevelt e Churchill nel 1943. Ha partecipato attivamente alla preparazione della Conferenza di Potsdam, che nel 1945 è stato il luogo in cui i “Tre Grandi” hanno plasmato l’ordine mondiale del dopoguerra.

Ha firmato lo Statuto delle Nazioni Unite a nome dell’Unione Sovietica, ossia la carta che ha istituito l’organizzazione che sarebbe diventata un simbolo del mondo globalizzato negli anni a venire.

John Kennedy e Andrej Gromyko nello Studio Ovale della Casa Bianca a Washington D.C.

Infine, il Trattato per il bando degli esperimenti di armi nucleari nell’atmosfera, nello spazio cosmico e negli spazi subacquei del 1963 fu firmato in gran parte grazie agli sforzi di Gromyko, che contribuì in questo modo a rendere il mondo un po’ più sicuro.

Tuttavia, Gromyko apprezzava particolarmente uno dei suoi contributi alla storia mondiale rispetto ad altri: “Considero il più grande successo personale il consolidamento dei confini del dopoguerra in Europa mediante un trattato. Se i Paesi europei rifiutano questi accordi e iniziano a violarli, beh… la guerra arriverà di nuovo in Europa”.

5 / Gromyko aiutò Gorbachev a salire al potere

Nel 1985, Gromyko avrebbe potuto diventare il leader dell’Unione Sovietica, poiché era un candidato naturale alla carica di segretario generale del Comitato centrale del Pcus, la posizione più alta nell’organigramma sovietico.

Nonostante l’apparente ambizione di lasciare la diplomazia e competere per la più alta carica dello Stato, Gromyko fece marcia indietro in un momento chiave. E dopo la morte del leader sovietico Konstantin Chernenko nel 1985, lasciò che fosse Mikhail Gorbachev, 22 anni più giovane di lui, a salire al potere.

Le ragioni alla base della decisione di Gromyko di ritirare la sua candidatura non sono chiare, soprattutto considerando il suo scetticismo nei confronti di Gorbachev e le politiche che successivamente quest’ultimo avrebbe messo in campo. Tuttavia, Gromyko fu l’unico membro del Politburo che appoggiò la candidatura di Gorbachev a scapito di altri potenziali candidati.

Con il passare del tempo, Gromyko fu pesantemente deluso dalla sua scelta e mise in dubbio i metodi di Gorbachev nella gestione del Paese, che in un lustro portarono alla dissoluzione dell’Urss. Tuttavia, c’era poco che Gromyko potesse ormai fare, poiché era stato trasferito alla carica, per lo più cerimoniale, di Presidente del Presidium del Soviet Supremo, incarico che ricoprì fino al 1988, anno in cui fu messo a riposo.

Mikhail Gorbaciov e Andrej Gromyko durante il plenum del Comitato centrale sovietico nel 1987

“Non posso dire che Gorbachev abbia trattato Gromyko con eccessiva gratitudine. Gromyko lo aveva aiutato ad essere nominato Segretario generale. Ma lui lo rimosse subito dalla carica di ministro degli Esteri [nominando al suo posto Eduard Shevardnadze, ndr] e lo fece diventare presidente dell’Unione Sovietica [più precisamente; presidente del Presidium del Soviet Supremo, ndr]. Quello non era un lavoro che richiedeva molto tempo, quindi, quando andavo a Mosca come privato cittadino, facevo spesso visita al suo ufficio al Cremlino, e stavamo lì a ricordare il passato, come veterani di una guerra che si incontrano di nuovo dopo tante battaglie”, ha detto il famoso diplomatico statunitense Henry Kissinger parlando del suo avversario, collega e amico.

Il 1° ottobre 1988 lasciò la vita politica e il 2 luglio dell’anno successivo morì. Ad oggi, Gromyko rimane uno dei diplomatici più rispettati al mondo e anche il ministro degli Esteri più longevo nella storia dell’Unione Sovietica e della Russia moderna.


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