Le cinque bande criminali più feroci dell’Unione Sovietica

Certo, sui giornali dell’Urss non si leggevano notizie legate alle loro malefatte, perché era vietato diffondere simili eventi di cronaca nera, ma dagli archivi sono riemerse storie raccapriccianti

1 / Gli Sciacalli

La notte del 23 aprile 1983 si verificò un evento che agitò l’intero gruppo dirigente della Repubblica socialista sovietica kazaka. Nel sanatorio del Consiglio dei ministri, dove abitualmente andavano a rilassarsi i membri del governo di questa repubblica dell’Asia centrale, il poliziotto a guardia della struttura fu pugnalato a morte e la sua arma di servizio venne portata via. Fu con un colpo tanto eclatante che la banda di Viktor Mozhaev, nota anche come la banda degli “sciacalli” (Шакалы; “Shakaly”), iniziò la sua attività criminale.

Viktor Mozhaev, Nikolaj Nemchin e Mikhail Solujanov

Tutti e quattro i membri della banda: Nikolaj Nemchin, Vladimir Tokarev, Mikhail Solujanov e il capo, Viktor Mozhaev, lavoravano come autisti, e questa vita non li accontentava per niente. Nel sanatorio, non avevano intenzione di aggredire i funzionari di governo kazaki; avevano solo bisogno di procurarsi armi. Un mese dopo, un cassiere di una delle imprese di Alma-Atà (oggi Almaty; allora era la capitale della Repubblica socialista sovietica kazaka) venne ucciso e derubato.

Ben presto, su un taxi, venne ritrovato il cadavere del tassista, pugnalato a morte. Come si sarebbe scoperto in seguito, gli “sciacalli”, dopo aver preso un taxi a caso, volevano travolgere un posto di blocco di un’unità militare per prendere possesso delle mitragliatrici, ma il piano fallì.

Tutti i crimini della banda di Mozhaev sono contrassegnati da una crudeltà eccezionale. Hanno commesso un totale di 17 omicidi e violentato 4 ragazze prima di ucciderle.

Fu la superbia a tradire gli “sciacalli”. Nel luglio 1986, Mozhaev, mentre si trovava rinchiuso in un vytrezvìtel (il centro in cui viene temporaneamente rinchiuso chi è trovato ubriaco per strada) iniziò a vantarsi dei suoi crimini, e la bravata da brillo si concluse con l’arresto dell’intera banda. Secondo il verdetto della corte, Mozhaev e Nemchinov furono fucilati, Solujanov fu condannato a 20 anni di prigione, Tokarev a 15.

2 / La banda del “Capitano nero”

Nel 1979, durante il periodo dell’irrigazione, con lo svuotamento del canale Nevinnomyssk, nel sud della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, fu fatta una strana e terribile scoperta: c’erano 6 vetture Vaz sul fondo. È così che la polizia scoprì per la prima volta le attività criminali della banda del “capitano nero” (Банда черного капитана; “Banda chjornogo kapitana”).

Valerij Samojlenko, Sergej Lezhennikov e , Dmitrij Samojlenko

Dmitrij Samojlenko e i suoi due fratelli minori, Jurij e Valerij, insieme al loro amico Sergej Lezhennikov, fermavano le auto con targhe di altre regioni sulla strada (perché a differenza delle persone del posto, i poveretti non sarebbero stati cercati subito), uccidevano i passeggeri, prendevano tutti i soldi e gli oggetti di valore e gettavano le auto in acqua. A volte sterminarono intere famiglie, senza risparmiare nemmeno i bambini più piccoli.

In uno dei primi attacchi, i banditi uccisero un capitano della milizia (la polizia di allora), la cui uniforme utilizzarono poi molte volte e con successo in seguito per le loro “imboscate”. È così che apparve il soprannome di “capitano nero”.

Durante uno dei crimini, Dmitrij uccise una ragazza di dodici anni e poi violentò il suo corpo senza vita. Questo fu troppo anche per i suoi fratelli. Si salvò la vita solo giurando che una cosa simile non sarebbe mai più accaduta.

Oltre alle rapine sulle strade, i banditi rapinarono anche diversi appartamenti, sempre uccidendo tutti i testimoni. Solo in un’occasione risparmiarono una nonna e una nipote, chiudendole in bagno.

Gli inquirenti arrivarono a prendere la banda nel marzo 1980, per colpa di Sergej Lezhennikov. Lasciò un’auto che aveva destato sospetti alla polizia in un parcheggio a pagamento, indicando il suo vero nome sulla ricevuta. Dopo l’arresto, le indagini hanno stabilito che la banda era responsabile di 32 omicidi.

Dmitrij Samojlenko è morto in un centro di detenzione preventiva, di cirrosi epatica, nel 1982. I suoi due fratelli vennero fucilati, Lezhennikov fu condannato a 15 anni di carcere. Taisija Kulbashova, la compagna di Dmitrij, che a volte aveva preso parte ai crimini, venne condannata a 13 anni.

3 / I Fantômas

Questa è stata la banda criminale più insolita e creativa nella storia sovietica. Per svolgere le loro incursioni, i fratelli Vjacheslav e Vladimir Tolstopjatov nel loro laboratorio sotterraneo avevano creato un arsenale che non ha analoghi al mondo, e le rapine erano eseguite in modo così geniale e rapido che la polizia per del tempo sospettò persino che che ci fosse lo zampino dei servizi segreti occidentali.

I fratelli Tolstopjatov

Prima di intraprendere la loro attività, i Tolstopjatov lavorarono per diversi anni per creare armi fatte in casa secondo uno schema consolidato che avevano sviluppato: reperivano le varie parti necessarie in luoghi diversi per non destare sospetti, mentre le cartucce le rubavano in club sportivi e di tiro. Nel 1968, avevano a disposizione quattro revolver a sette colpi di piccolo calibro, tre mitragliatrici pieghevoli di piccolo calibro, bombe a mano e persino giubbotti antiproiettile fatti in casa.

Per cinque anni, i Tolstopjatov, assieme a Sergej Samasjuk e Vladimir Gorshkov, indossando sempre calze nere sui volti (da cui il soprannome di “фантомасы”, “Fantomasy”, dalla allora celeberrima trilogia del cinema francese sull’inafferrabile malvivente Fantômas), attaccarono le filiali della Banca di Stato, i negozi e persino le fabbriche, e diventarono l’incubo dei cassieri. Allo stesso tempo, una tale attenzione ai dettagli delle operazioni e al coordinamento delle azioni erano una novità per il mondo criminale dell’Urss. In totale, la banda commise 14 rapine a mano armata, provocando due vittime.

Una delle pistole progettate dai fratelli Tolstopjatov

Il 7 giugno 1973, durante un tentativo di rapina, i banditi iniziarono uno scontro a fuoco con la polizia. Samasjuk rimase ucciso sul posto e gli altri furono arrestati.

Gli avvocati cercarono di dimostrare alla corte che i Tolstopjatov avevano un enorme talento e che avrebbero potuto portare molti benefici al complesso militare-industriale sovietico. Tuttavia, tutti e tre i membri della banda furono fucilati.

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4 / La banda di Osmanov

Contemporaneamente alla banda dei Samojlenko, negli anni Settanta, una banda altrettanto brutale guidata da Khabala Osmanov operava nel Sud dell’Unione Sovietica. Fu responsabile di rapine a negozi, grandi magazzini e abitazioni private (dove spesso i malviventi facevano incetta di armi da caccia), nonché di assalti ad auto sulle strade, accompagnati dall’omicidio di guidatori e passeggeri.

Khabala Osmanov

Nel 1979, i banditi decisero di compiere un colpo audace: tentarono di impossessarsi delle mitragliatrici del deposito di armi del carcere di Nalchik, in Cabardino-Balcaria, nel Caucaso. Le chiavi dell’arsenale erano state consegnate loro da un complice, che lavorava lì come guardia. Dopo essere penetrati nel territorio del centro di detenzione, i criminali ebbero però paura di incontrare delle guardie armate. Dopo aver legato una delle sentinelle, si ritirarono, portando con sé solo la sua mitragliatrice.

Il ristorante Sofija

Il 10 ottobre dello stesso anno, nella Repubblica dell’Ossezia del Nord, la banda di Osmanov commise il suo crimine più efferato. Per portar via la cassa del ristorante Sofija, nel piccolo villaggio di Elkhotovo, dove era in corso un compleanno con moltissimi invitati, tre banditi fecero irruzione e aprirono il fuoco sugli ospiti, uccidendo otto persone e ferendone gravemente due.

Tutta la polizia locale e anche i soldati dell’unità militare più vicina si diressero là. Ben presto, le forze dell’ordine furono sulle tracce di Osmanov. Riuscirono a catturarlo al secondo tentativo, ferendolo a entrambe le gambe. Poi presero tre dei suoi complici.

Il tribunale condannò alla pena di morte Khabal Osmanov, Aslan Gegirov, Ruslan Gubochikov e Safrail Kjarov. I media non scrissero neanche una riga della strage al ristorante Sofija, ma ben presto tutto il Caucaso ne era a conoscenza. La gente smise di frequentare il locale, che poi dovette essere chiuso e demolito.

5 / Tjap-Ljap

A metà degli anni Settanta, la capitale della Repubblica Socialista Sovietica autonoma tartara, Kazan, si trasformò in un campo di battaglia tra vari gruppi criminali che si dividevano la città in zone di influenza. La forza più formidabile era una banda della zona dell’impianto industriale Teplocontrol, chiamata “Tjap-Ljap” (“Тяп-Ляп”).

Base del gruppo divenne una palestra non ufficiale nel seminterrato di uno dei tanti edifici di cinque piani. Lì i suoi leader, Sergej Antipov (soprannominato “Antip”), Zavdat Khantemirov (detto “Dzhavda”) e Sergej Skrjabin (“Skrjaba”) pianificavano le loro operazioni. Iniziarono anche ad ammettere nuovi membri. Un candidato era ammesso se poteva restare in piedi dopo un fortissimo pugno. In totale, la banda “Tjap-Ljap” arrivò a contare 300 membri (e secondo alcune fonti, fino a 500).

Ben addestrati, senza cattive abitudini (bere e fumare era vietato, sotto la minaccia di essere uccisi di botte), i membri della banda divennero i leader del mondo criminale di Kazan. Furono coinvolti in furti, rapine, omicidi, stupri, estorsioni e furti d’auto.

Abbastanza spesso i “tjapljapovtsy”, come erano chiamati, organizzarono enormi scontri con gruppi rivali. Ai fini dell’intimidazione era ampiamente utilizzata la pratica dei cosiddetti “probégi”; delle vere e proprie “scorrerie”. Riuniti in un grande gruppo, andavano in qualche zona della città, di solito controllata da dei rivali, per picchiare brutalmente tutti quelli che incontravano sulla loro strada.

Il 29 agosto 1978, 200 membri della banda, armati fino ai denti, organizzarono un “probég” che fu l’ultima goccia per la polizia locale. Nel corso della scorribanda spararono con dei fucili a canne mozze contro un autobus passeggeri e dei motociclisti di passaggio, uccidendo diverse persone e lasciando paralizzati per sempre molti passanti (tra cui una donna incinta), e ferendo gravemente anche tre poliziotti che cercavano di fermarli.

Le autorità locali dichiararono letteralmente guerra al “Tjap-Ljap”: i suoi leader e diverse decine di combattenti furono arrestati. Durante le udienze in aula, per scongiurare i tentativi dei banditi rimasti latitanti di salvare i loro uomini incarcerati, era sempre presente un plotone di soldati delle truppe interne con manganelli e gas lacrimogeni.

Nel 1982, Zavdat Khantemirov fu fucilato, mentre gli altri due leader, Sergej Antipov e Sergej Skrjabin, riuscirono a evitare la pena capitale grazie al silenzio dei loro complici. Furono condannati a 15 anni di carcere ciascuno (gli altri membri della banda scontarono pene detentive più brevi).

Il decapitato “Tjap-Ljap” perse la sua influenza e fu costretto a cedere le sue posizioni ad altri gruppi malavitosi. Dopo il loro rilascio, “Antip” e “Skrjaba” si unirono ad altre bande, ed entrambi sparirono di circolazione durante le guerre criminali che hanno colpito la Russia negli anni Novanta. Ma secondo alcune testimonianze, Antipov sarebbe ancora vivo.


Dei delitti e delle pene: la Russia dalla ferocia medievale alla moratoria sulla pena di morte 

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