Come dei commercianti stranieri cambiarono la vita dell’Estremo Oriente russo

“Kunst & Albers”, Vladivostok, 1880. Da sinistra a destra: Gustav Albers, Gustav Kunst, Adolf Dattan, con altri partner commerciali

“Kunst & Albers”, Vladivostok, 1880. Da sinistra a destra: Gustav Albers, Gustav Kunst, Adolf Dattan, con altri partner commerciali

Dominio pubblico
Quando dal nulla nascevano città come Vladivostok o Khabarovsk, la Russia centrale era distantissima, e furono imprenditori cinesi o stranieri attivi in Cina (specie tedeschi) a garantire i rifornimenti e a creare imperi commerciali di impressionante grandezza

A metà del XIX secolo, la Russia ormai dominava vasti territori dell’Estremo Oriente e in quella zona nascevano, una dopo l’altra nuove città. Nel 1856, fu fondata Blagoveshchensk, sulle rive del fiume Amur; nel 1868 Khabarovsk, e due anni dopo, sulla costa del Mar del Giappone, Vladivostok.

Le nuove città avevano bisogno di forniture di un’ampia varietà di merci. Le enormi distanze che separavano i nuovi territori da San Pietroburgo, capitale dell’Impero russo, e da Mosca complicavano i collegamenti logistici e commerciali con la parte centrale del Paese. Commercianti intraprendenti, principalmente attivi in Cina, contribuirono a riempire questa nicchia di mercato.

I due Gustav: i tedeschi che crearono il loro impero a Vladivostok

I grandi magazzini “Kunst & Albers” a Vladivostok

I mercanti tedeschi Gustav Kunst e Gustav Albers fondarono un impero commerciale, la cui portata impressionerebbe anche ai nostri giorni. I futuri partner commerciali si incontrarono in Cina. Decidendo che la concorrenza sul mercato cinese era troppo grande (una quota di mercato enorme apparteneva già a inglesi e francesi), Kunst e Albers si trasferirono al porto di Vladivostok, appena fondato.

L’edificio degli ex grandi magazzini “Kunst & Albers”di Vladivostok oggi

Ritenevano, giustamente, che non ci fosse concorrenza a Vladivostok e che il nuovo insediamento sarebbe rapidamente cresciuto e avrebbe presto avuto bisogno di un numero crescente di beni. Inoltre, nel 1862, la città ricevette lo status di porto franco: le merci non erano dunque soggette a dazi. Così, nel 1864, la sede principale della Kunst & Albers aprì i battenti a Vladivostok.

Questi uomini d’affari furono in grado di prevedere che la città avrebbe iniziato ad espandersi, e che la domanda per i loro beni sarebbe aumentata. In effetti, la città stava crescendo rapidamente. Kunst e Albers fornirono a Vladivostok tutto il necessario: cibo, vestiti, gioielli… importandoli principalmente dalla Cina. Le merci andavano a ruba, nonostante le grandi quantità spedite e i prezzi di gran lunga superiori a quelli della Russia centrale.

Gli affari andavano alla grande e nel 1884 i commercianti tedeschi aprirono il primo grande magazzino nel centro di Vladivostok, il cui edificio è sopravvissuto fino ad oggi. Il bel palazzo a tre piani, progettato dal giovane architetto tedesco Georg Junghändel, è uno degli edifici simbolo della città.

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Nel tempo vennero aperte filiali dell’azienda in altre città dell’Estremo Oriente. Ben presto ne apparvero a Khabarovsk, Blagoveshchensk, Nikolaevsk-na-Amure e in altri insediamenti della regione. L’azienda iniziò poi l’espansione in altre grandi città dell’Impero, al di fuori dell’Estremo Oriente. Ad esempio, aprì uffici di rappresentanza a San Pietroburgo e a Mosca, Odessa e Kiev, Varsavia e Riga. E gli interessi della società commerciale non erano limitati alla Russia. Aveva sedi anche in Giappone, a Nagasaki, in Cina, ad Harbin e in Germania, ad Amburgo.

Il punto vendita della “Kunst & Albers” a Khabarovsk

Kunst e Albers sono ricordati anche come filantropi. Con i loro soldi, ad esempio, fu costruita la chiesa luterana che oggi è l’edificio religioso più antico di Vladivostok.

L’impero commerciale Kunst & Albers fu guidato dal figlio di Albers, Vincent Alfred e da uno dei partner di Kunst e Albers nell’attività commerciale, Adolf Dattan.

Durante la Prima guerra mondiale, quando la Russia e la Germania erano nemiche, in un giornale della capitale uscì un articolo che lanciò un grande scandalo. In esso, la Kunst &  Albers era accusata di spionaggio. Nonostante i titoli nobiliari, le onorificenze ricevute e il rispetto che godeva presso la popolazione locale, Adolf Dattan fu arrestato e mandato in esilio in Siberia. Secondo una delle versioni, i suoi concorrenti erano coinvolti nelle diffusione delle false notizie che portarono alla sua disgrazia, approfittando dei sentimenti anti-tedeschi del tempo di guerra per il proprio tornaconto.

I due Gustav, con Adolf Dattan e altri partner

Dattan poté tornare a Vladivostok solo nel 1919. Gestì il business fino alla sua morte, nel 1924, all’età di 69 anni.

Alla fine degli anni Venti, l’impero commerciale fu nazionalizzato dai bolscevichi. Nel 1934, Il Gum (Gosudarstvennyj Universalnyj Magazin, ossia “Magazzini Generali Statali”) iniziò a operare nell’edificio principale della Kunst & Albers di Vladivostok. È ancora conosciuto con questo nome. Anche la filiale di Khabarovsk di Kunst & Albers iniziò a chiamarsi Gum, e l’edificio storico è ancora utilizzato a scopo commerciale.

Un cinese dall’anima russa: la storia di Tifontaj

Nikolaj Tifontaj (Jì Fèngtái) con al petto le onorificenze dell’Impero russo

Ji Fengtai era nato nella provincia dello Shandong, nella Cina orientale. Arrivò per la prima volta in Russia nel 1873, come traduttore. La città di Khabarovsk, in cui visse per molti anni, divenne il luogo principale della sua attività.

Non c’è consenso tra i ricercatori sul fatto se fosse un commerciante già al momento del suo arrivo in Russia o se si sia dato a questa attività a Khabarovsk.

All’inizio il cinese aprì un negozio e un laboratorio. Man mano che l’azienda cresceva, fondò un caseggiato di appartamenti da dare in affitto, una fabbrica di tabacco e un mulino. Quindi Tifontaj, come lo chiamavano, storpiandone il nome, i russi, partecipò alla vita pubblica di Khabarovsk, donando ingenti somme in beneficenza e per i bisogni pubblici. Non dimenticò neppure i suoi connazionali cinesi, aiutandoli a stabilirsi in Russia.

I contemporanei notano il ruolo significativo dei cinesi nella fornitura di cibo alla città di Khabarovsk. Tuttavia, alcuni cittadini erano imbarazzati da questo stato di cose, e c’è chi temeva l’aumento del numero di cinesi nella regione. Il corrispondente del quotidiano “Vladivostok”, in un articolo dell’11 agosto 1896, criticava il servizio cinese e scriveva seccato: “Ecco quanto dipendono dai cinesi i passeggeri russi di un piroscafo russo! Se la cucina fosse tenuta da un russo, penso che sarebbe molto più pulita e ordinata, poiché il concetto russo di pulizia è molto più alto di quello cinese. Intanto, sembra che su tutte le navi della nuova società, la cucina e il buffet siano tenuti dai cinesi, secondo indiscrezioni, legati all’onnipotente Tifontaj di Khabarovsk, che occupa un posto d’onore ovunque tra i bonari russi; e gli abitanti di Khabarovsk sono completamente dipendenti da lui, poiché solo lui consegna il pane e gli alimenti dalla Cina”.

La residenza di Tifontaj, al civico 8 di via Sovetskaja, a Khabarovsk

Ma Tifontaj, a quanto pare, si innamorò della sua seconda patria e la sostenne in ogni modo possibile. Nel 1886 partecipò ai negoziati al confine tra Cina e Impero russo. Alcuni ricercatori cinesi ritengono che Tifontaj abbia finito per ingannare i cinesi, che posero la linea di frontiera nel posto sbagliato. Così, la Russia ricevette più territorio di quanto avrebbe dovuto in base al trattato.

Tifontaj poi rifornì l’esercito russo durante la Guerra russo-giapponese, spendendo di tasca propria fondi impressionanti. Non esiste una stima esatta, ma in seguito il governo russo gli ha rimborsato 500 mila rubli (secondo stime approssimative, effettuando un aggiustamento per il tasso di cambio del dollaro e il costo dell’oro, questo importo potrebbe essere equivalente a circa 10 milioni di dollari attuali), e anche questo importo non coprì neanche minimamente tutte le spese sostenute da Tifontaj. Per questo supporto, godette di un immenso rispetto da parte dei soldati russi.

Tifontaj cercò più volte di ottenere la cittadinanza russa. I funzionari russi gli chiesero di convertirsi all’Ortodossia e di tagliare la sua tradizionale treccia cinese. Tifontaj non voleva farlo e così ricevette vari rifiuti. Solo nel 1893 riuscì a ottenere il passaporto e un nuovo nome: Ji Fengtai divenne ufficialmente Nikolaj Ivanovich Tifontaj.

Secondo alcune fonti, che diversi storici considerano solo una leggenda, nel 1891 il futuro imperatore Nicola II fece visita alla bottega del mercante cinese. Il mercante non riconobbe l’erede al trono, che gli aveva chiesto di scegliere un buon tessuto. Il futuro imperatore apprezzò molto la qualità del servizio, offrendo a Tifontaj un posto da ufficiale in segno di gratitudine. Il cinese non accattò. Quindi Nicola gli assegnò il titolo più alto per un commerciante.

A Khabarovsk, Tifontaj aveva una famiglia, ma quasi nessuna informazione è arrivata sino a noi. Si sa solo che i suoi figli furono mandati a studiare nella Russia centrale.

Gli uffici e il negozio di Tifontaj al civico 3 di via Sovetskaja, a Khabarovsk

Nikolaj Ivanovich Tifontaj morì nel 1910 e fu sepolto nella città di Harbin, secondo la sua volontà. Era un mercante della prima corporazione, aveva due onorificenze russe per la sua partecipazione al rifornimento dell’esercito durante la guerra con il Giappone e per il suo contributo allo sviluppo di Khabarovsk: l’Ordine di San Stanislao di terza classe e l’Ordine di San Stanislao di seconda classe.

Gli edifici costruiti per l’attività di Tifontaj si possono ancora vedere a Khabarovsk. Queste dimore storiche sono le testimonianze di un passato di fiorente commercio e del ruolo di questo cinese per il quale Khabarovsk e l’Estremo Oriente erano diventati una seconda casa.

Per quanto riguarda l’attività commerciale di Tifontaj, esistette fino all’incirca allo stesso periodo dell’attività dei mercanti tedeschi. Poi fu nazionalizzata.


Khabarovsk, sogno mediterraneo nell’Estremo Oriente russo 

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