Mosca ha la sua Chinatown, ma qui non c’è (e non c’è mai stato) nessun cinese

Storia
KSENIA ZUBACHEVA
Il nome di un distretto centralissimo della capitale russa, Kitaj-gorod (letteralmente: Cina-città) potrebbe indurre a pensare che sia un quartiere etnico. Ma la storia è un’altra

Se siete stati a Mosca anche solo una volta, c’è una buona possibilità che abbiate passeggiato per le strade del “Kitàj-gòrod” (Китай-город), una delle parti più antiche della città, a pochi minuti a piedi dalle mura del Cremlino e vicinissima al nuovo Parco Zaryadye.

Il suo nome può letteralmente essere tradotto come “Cina-città”, quindi molti turisti pensano che il distretto ospiti o abbia un certo punto della storia ospitato migranti dalla Cina; che sia, insomma, una sorta di China Town. Ma non c’è invece nulla di cinese nel “Kitaj-gorod” di Mosca!

Prima di prendere il suo nome attuale, questo distretto fu chiamato “Velìkij Posàd” (Великий Посад) e servì da importante centro di mercato a partire dal XVI secolo. Nel XIX-XX secolo fu trasformato nella principale parte economica e finanziaria della città, ospitando la Duma di Stato, Piazza Lubjanka, con lo scambio di carrozze a noleggio, il Gum e l’Accademia slava-greco-latina, antichi monasteri, chiese, tipografie, istituti scolastici, banche, uffici di aziende famose, negozi di moda, hotel, vivaci taverne, mercati e onnipresenti venditori ambulanti.

Sebbene non vi sia consenso sulla vera origine del suo nome, una delle teorie più diffuse afferma che la denominazione “Kitaj-gorod” derivi dalla vecchia parola slava “kita” che significa “ostacolo”. Anticamente, l’area era infatti protetta da potenziali invasori da una trincea con un muro di terra, che era costruito come un ostacolo difensivo, con pali incrociati posti a una certa distanza e gli spazi vuoti tra loro riempiti di terra, argilla, grandi macerie e pietre. Era una costruzione abbastanza resistente per l’epoca. La fortificazione venne poi trasformata nelle celebri mura di mattoni rossi del “Kitaj-gorod” nel XVI secolo. Negli anni Trenta del Novecento, le mura sono state abbattute, ma alcuni spezzoni, per fortuna, sono sopravvissuti fino ad oggi.

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C’è poi una teoria secondo la quale fu Elèna Glìnskaja, la madre di Ivan il Terribile, a dare il nome al distretto. Nel 1533-1538, governò la Russia come reggente, e fu lei a ordinare la costruzione delle mura del “Kitaj-gorod” nel 1535. Alcuni sostengono che fosse nata in un villaggio chiamato “Kitajgorodok”, in Ucraina (allora parte del Granducato di Lituania), e che successivamente avesse portato questo insolito nome a Mosca.

Coloro che propendono per l’etimologia “cinese”, portano invece come prova il fatto che il distretto era precedentemente un importante centro dei commerci, dove gli stranieri vendevano merci provenienti dall’estero, non esclusi i tessuti prodotti in Cina, tra cui la leggera (inizialmente di seta e poi di cotone) “kitàika” (китайка), molto diffusa in quei giorni.

Ma lo ripetiamo ancora, per eliminare ogni dubbio: qui non c’è mai stata nessuna vera Chinatown. Dopotutto siamo a Mosca, mica a New York, Londra o Milano!

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