Cosa si poteva comprare alle macchinette automatiche nell’Urss?

Leonid Gajdaj/Mosfilm, 1965
In Unione Sovietica ci fu un’ondata di passione per i distributori a moneta e a gettone. Alcune macchine, specie quelle dell’acqua frizzante, divennero un elemento simbolo del panorama cittadino. Ma poi sparirono in fretta, quando quel mondo crollò

L’idea di automatizzare (e ottimizzare) il lavoro manuale era molto popolare in epoca sovietica. I primi distributori automatici (così come gli hamburger e le conserve) vennero portati dagli Stati Uniti dal commissario del popolo (ovvero “ministro”) dell’Industria alimentare Anastas Mikojan (curatore anche del leggendario “Kniga o vkusnoj i zdorovoj pishche”; “Libro sul cibo saporito e salutare”, uscito nel 1939). Ma la Seconda guerra mondiale impedì poi la totale attuazione di queste riforme in campo alimentare.

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La seconda ondata di automazione del settore dei servizi avvenne negli anni Cinquanta, dopo un altro viaggio negli Stati Uniti, quello di Nikita Khrushchev: allora distributori automatici apparvero nelle strade, nelle fabbriche, nelle stazioni della metropolitana e negli aeroporti. Ma cosa vendevano?

1) Acqua frizzante

Le macchine automatiche di acqua gassata erano letteralmente ovunque, dai parchi alle case della cultura. Si poteva bere un bicchiere di frizzante senza sciroppo o con sciroppo. Molto spesso, lo sciroppo era di pera o arancia. L’acqua veniva versata in un normale bicchiere sfaccettato sovietico, che si trovava proprio lì. Di conseguenza, era necessario bere l’acqua senza allontanarsi dalla macchina, in cui c’era anche uno scomparto per il lavaggio del bicchiere.

2) Giornali

Anche il distributore automatico meccanico di giornali di tipo più semplice apparve dopo la visita di Khrushchev negli Stati Uniti. Si metteva la moneta nella fessura, si tirava una leva e la macchina “lasciava andare” il giornale. I distributori automatici di giornali venivano collocati principalmente nella metropolitana, nelle stazioni e nei corridoi di collegamento tra le linee. Analoghi più moderni di questi dispositivi fino a un paio di anni fa potevano essere trovati nella metropolitana di Mosca, ma oggi molti passeggeri preferiscono leggere pubblicazioni elettroniche, quindi la necessità di queste macchine è scomparsa.

3) Profumi a spruzzo

Vicino a parrucchieri e hotel, potevi soffocare dall’odore di acqua di colonia dovuto alla presenza di queste macchine così interessanti. L’idea era buona, ma tali dispositivi si guastavano molto rapidamente. A causa di difetti di progettazione, lo spruzzatore si rompeva e non era più possibile utilizzare la macchina. Le ultime macchine spruzza profumo di questo tipo potevano essere viste negli anni Ottanta al VdnKh.

4) Panini e bevande

Caffetterie automatiche si potevano trovare molto spesso nelle grandi città sovietiche. Le prime del genere apparvero negli anni Trenta: l’idea fu portata dagli Stati Uniti dal summenzionato Mikojan.

Uno di questi caffè automatizzati si trovava a Leningrado (oggi San Pietroburgo). In una stanza c’erano 25 distributori automatici: in alcuni si potevano comprare panini (con formaggio, salame, caviale, prosciutto e pesce), in altri spuntini freddi (di pesce, carne e verdure). C’erano anche distributori automatici di bevande calde (tè, caffè e cioccolata), birra e limonata.

Il locale era piuttosto popolare: la prima sera di attività lo visitarono 3.000 persone. Durante gli anni della guerra e dell’assedio, il caffè rimase chiuso e riaprì nel 1946. Nel 1957, le macchine furono sostituite con altre più nuove fabbricate nella Repubblica Democratica Tedesca. Anche il menù venne aggiornato, ma la gente non apprezzò, e soprannominò il caffè “gastritnik”. Alla fine degli anni Settanta, vi rimanevano all’interno solo pochi distributori automatici che vendevano succhi, sandwich e torte. In questa forma, è rimasto aperto fino al 1995. Oggi al suo posto c’è un McDonald’s.

A Mosca, una caffetteria automatizzata aveva sede nella zona di Novaja ploshchad. Il menù prevedeva circa 40 diversi piatti e bevande calde e fredde.

Per ottenere il suo panino, il cliente doveva prima ottenere un gettone alla cassa. Per ogni tipo di macchina, i gettoni erano diversi. Come scriveva la rivista “Sovetskaja Torgovlja” (“Commercio sovietico”), 10 mila persone pranzavano qui ogni giorno. Il caffè rimase aperto dal 1954 al 1961: con il tempo le macchine si guastarono, non furono riparate, e il luogo si trasformò in una normale tavola calda.

5) Alimentari e casalinghi

Negli anni Sessanta e Ottanta, era operativo a Mosca il negozio “Progress”. Non c’erano né venditori né banconi, ma solo distributori automatici controllati da un solo operatore.

In vendita c’erano prodotti lattiero-caseari preconfezionati (latte, kefir, latte condensato, burro, formaggino “syrok”), pane e cibi in scatola. Se l’acquirente non aveva monete in tasca, poteva usare un cambio automatico delle banconote.

Nei negozi ordinari c’erano macchinette che vendevano olio di semi, latte, fiammiferi, matite e quaderni.

Negli anni Settanta, l’interesse per i distributori automatici era diventato minimo. In primo luogo, il servizio era molto costoso e farraginoso: in caso di guasto, per la riparazione potevano volerci mesi.

In secondo luogo, il Paese entrava nella crisi economica, e molte cose diventavano beni scarsi; e le macchinette erano vuote, come gli scaffali dei normali negozi…

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