Tre storie reali su come era vivere e lavorare nell’Urss

Storia
GEORGY MANAEV
Questi dialoghi immaginari, basati però su interviste vere, ricostruiscono la quotidianità sovietica e l’arte d’arrangiarsi dei russi di quei tempi

1976: Petja “Gillan”, 28 anni, vive di espedienti; Boris, 24 anni, disoccupato 

Gillan si siede su una panchina vicino al monumento a Pushkin, e si accende una sigaretta. Boris gli si avvicina.

– Ehi, come va, amico? Sei Gillan per caso? 

– Cosa vuoi?

– Sono Borja. Mi ha mandato Kostja il vecchio.

– Oh, lui. Cosa succede? Sì, comunque, sono Gillan.

– Senti, Kostja mi ha detto che sei l’uomo a cui chiedere, per fare un po’ di soldi…

– Sì, sono quello giusto! In realtà stavo solo cercando qualcuno per tenere i contatti con degli utjùg [letteralmente “ferro da stiro” in russo].

– Sono bravo, dimmi solo quello che devo fare. Ne ho abbastanza di questa merda… i miei genitori mi rompono le palle perché vogliono che mi trovi un lavoro, porti un po’ di soldi a casa, sai com’è… ma non ho intenzione di andare a fare lo schiavo in fabbrica per 75 miseri rubli. Comunque, cosa sarebbe questo utjug?

– Mi piace il tuo entusiasmo, amico, ma sappiamo entrambi che non puoi rimanere senza lavoro,  o ti faranno arrestare per l’articolo 209 [il reato di “parassitismo”, secondo il codice penale sovietico]. Non è un bel quadretto: qualcuno alla kommunalka fa la spia, dice che te ne stai tutto il giorno a non fare una sega, a bere, a spassartela, e poi vengono gli sbirri, e in tribunale ti faranno sembrare una stupida fighetta. E tu lavorerai, fidati di me. Eccome se lavorerai! Perché se non lo fai, ciao ciao! Ricordi quel poeta, Brodsky, di Leningrado? Se lo sono inculati per parassitismo negli anni Sessanta, quel pagliaccio… Il povero bastardo si è dovuto dar da fare su nei campi di lavoro nel nord. Bella merda. Quindi, farai meglio a essere gentile con i tuoi e fare il bravo bambino, e trovarti un lavoro come assistente di laboratorio in qualche istituto e poi a presentarti a lavorare una volta alla settimana o qualcosa del genere. E se ti chiedono da dove provengono tutti quei soldi, dirai loro che avevi qualcosa da parte.

– Ok, ma ci saranno davvero soldi?

– Ok, ascolta… se vai dritto per questa strada, alla fine arriverai all’hotel “Inturist”. Entra nella hall e vedrai questi tizi tutti vestiti in modo elegante. Avvicinati a uno di loro e loro inizieranno a parlarti in inglese. Quelli sono gli utjug di cui parlavo. Ragazzi che si attaccano agli stranieri come la colla.

– E che dicono?

– “Ciao, signore, forse hai bisogno di rari souvenir russi? Monete? Matriosche?”, quel genere di cose. Molti stranieri sono qui per lavoro, giusto? Hanno l’intera giornata pianificata e vengono portati in giro per la città come bambini. Il fatto è che hanno il Kgb alle costole ventiquattr’ore su ventiquattro. Puoi immaginare, non hanno tempo neanche di andare in un negozio, comprare dei souvenir. E devono anche compilare un pacco di moduli ogni volta che ricevono del denaro sovietico, e non possono comprare nulla usando i dollari, giusto? Ecco a cosa servono gli utjug. E sono tutti felici: il nostro ragazzo dà loro qualche matriosca di merda, forse anche un rublo con Nicola II, o un vecchio braccialetto, e l’americano gli consegna in cambio la sua giacca di pelle. A casa, se la ricompra quando vuole quella giacca. Per l’utjug, invece, è merce rara: può rivenderla per una vera fortuna qui. Dopo tutto sono tutte buone marche estere! Voglio dire, questi ragazzi prendono qualsiasi cosa: macchine fotografiche, lettori di cassette, scarpe, orologi, ombrelli… e non dimenticare le gomme da masticare e le sigarette! Abbiamo degli stranieri che portano deliberatamente cose nel Paese come merce di scambio…Voglio dire, dove altro puoi scambiare un paio di scarpe con una strana reliquia della dinastia Romanov?

– Dei Romanov?!

– Sicuro! Questo è quello che ti diranno! Questi imbroglioni truffano gli stranieri come nessuno. Non hanno nessun principio. Bazzicano hotel, stazioni ferroviarie, aeroporti… sono ovunque .. 

– Cosa? Tutto in bella vista, sotto gli occhi della militsija? [la polizia] 

– Beh, la militsija si prende la sua parte, ed è una bella fetta. Questo non è esattamente legale, ma non troppo grave. Ma una volta che passi a giochi più grandi e inizi a trafficare valuta, è meglio evitarli del tutto gli sbirri. Lo sai come lo so io: la speculazione sulla valuta ti porta dritto al plotone d’esecuzione. Questi ragazzi non vogliono essere beccati con la valuta e rimetterci le penne. Ed è qui che entri in gioco tu. Ti colleghi con loro, ti danno il pacco, me lo porti e io gestisco le vendite, ho gente apposta per quello.

– Ok, ma perché ti fai chiamare “Gillan”?

– Sono un grande fan di Ian. Ho una copia originale di “Jesus Christ Superstar”, me l’ha rimediata un amico, che fa il cuccettista sul treno Mosca–Berlino. E, a proposito, c’è una seratina fantastica in questi giorni… Perché non fai un salto? Ascoltiamo “Superstar”, facciamo due chiacchiere e beviamo qualcosa. Ok, è ora di andare, c’è un’auto di pattuglia laggiù, vedi? Stanno controllando i documenti a quei capelloni. Smammiamo. 

1973: Aleksandr, 38 anni, dirigente del Ministero dell’elettricità; Elena, 36 anni, impiegata alle dipendenze del Ministero della metallurgia non ferrosa 

È sabato sera. Aleksandr ed Elena sono nella loro stanza in una kommunalka e si preparano per andare a trovare degli amici.

– Sasha… Sasha! Ma perché dobbiamo andare alla festa di compleanno del tuo capo? Vedi quell’uomo praticamente ogni giorno… 

– Lena, eppure sei adulta, non capisci? Tutto dipende dalle conoscenze in questo Paese: non fai nulla senza! Se non mantengo i rapporti, posso dire addio ai miei sogni di carriera! E poi il mio dipartimento non ha raggiunto gli obiettivi fissati per l’ultimo trimestre. Conosci Mironov, vero? Il ragazzo dell’altro dipartimento? Bene, ieri è stato espulso dal Partito proprio per questo! E anche declassato… ora quello che era il suo vice gli dà gli ordini! E sai perché è successo, vero? È perché non è venuto all’ultima festa di compleanno di Petrov, non gli ha nemmeno regalato una bella bottiglia… A proposito, hai visto dove sono i miei gemelli?

– Sono proprio lì, nell’armadio. Sasha, vai in ufficio tutti i giorni e non sei arrivato in ritardo una sola volta in dieci anni! Sei in quel posto fin dai tempi di Khrushchev, ricordi? Ogni giorno qui sembra di vivere nell’esercito: ufficio alle 9, pranzo dalle 12.30 alle 13.30, a casa alle 6! E tre settimane di vacanza sono tutto ciò che ottieni. E tu li chiami “vantaggi”?

– Sei buona solo a lamentarti. Che strano! Non ricordo le tue lamentele quando d’estate siamo andati a Sochi con uno sconto del 30 percento. Allora eri contenta, no? Sai quanti straordinari ho dovuto fare per ottenerlo? 

– Lo so, me lo ricordi ogni santo giorno. Anche io ho lasciato il lavoro alle 9 ogni volta la scorsa settimana… E cosa ci fanno di nuovo le mie scarpe coi tacchi sullo scaffale in basso? Te l’ho detto mille volte che laggiù si riempiono di polvere!

– E perché hai dovuto lavorare sempre fino a tardi?

– Come “perché”? Non ti ricordi che mi sono messa tre volte in malattia? Ora devo mostrare “volontà e determinazione”, come dice il mio capo, o lei mi attaccherà al prossimo incontro mensile dei membri del Partito… Non posso sopportare un’altra situazione del genere!

– Va bene, sei pronta? Andiamo. Dove sono le chiavi?

– Te ne sei dimenticato di nuovo? Eccole. E c’è qualcos’altro. Dal momento che andiamo da Petrov, potresti almeno accennare alle nostre attuali condizioni di vita? Sono stanca di vivere in una kommunalka. Siamo entrambi dipendenti pubblici e condividiamo due stanze con gli operai della fabbrica! Perché mi guardi così? Dai, fatti un po’ valere! È ora che saliamo di qualche posizione in quella dannata coda per l’appartamento. Sono già passati tre anni!

1981: Viktor, 34 anni, artista/pittore; Andrej, 22 anni, studente presso l’Istituto d’arte Surikov 

È una calda giornata estiva. I due sono al laboratorio di Viktor, a bere vino scadente.

– Hai portato il vino, Andrej, ma cosa ci mangiamo?

– Ho preso qualche cioccolatino…

– Dio onnipotente, cioccolatini con il vino?! Sei proprio un fulgido esempio di intellighenzia. E dice anche di essere un aspirante pittore! In ogni caso, inizia a mescere. Allora, come sta andando con la domanda di ammissione?

– Quale? Per la sezione giovanile dell’Unione sovietica degli Artisti? Sono entrato! Molti di noi lo hanno fatto. Ma dimmi solo a cosa serve…

– Cosa intendi? Prima inizi a esporre i tuoi lavori, meglio è, ovviamente! Perché pensi che debba essere fatto? È così che otterrai spazio alle mostre. Così viene misurato il valore di un pittore in questo Paese: dal numero di mostre a cui è in grado di prendere parte. Devi averne almeno 2–3 ogni anno, costi quel che costi. Ci sono un sacco di sale dove esporre, comunque.

– Aspetta, e come faccio a dipingere così tanti quadri? Due o tre mostre all’anno? È folle.

– Amico, non capisci come funziona? Quelle non sono mostre personali, ma di gruppo… Guarda fuori, vedrai dei cartelli per questo genere di cose: “mostra di opere di studenti”… Ce ne sono 15–16 all’anno, e quello che devi fare sono 2–3 quadri per ognuna, e sei a posto…

– Viktor… sai contare ?! 3 opere per 3 mostre – fa 9 quadri…

– Cosa c’è che non quadra, amico? Non è che puoi sperare di mostrare ogni quadro che fai. Prima devono passare il vaglio del comitato. Potrebbero accettarne la metà e buttare via gli altri perché “in contrasto con l’ideologia”. Sai come vanno queste cose: in giuria sono tutti sindacalisti e membri del partito! Quindi, se non sei  Rembrandt, scegli qualcosa di ideologicamente appropriato… Prendi me, per esempio, io ho deciso di dipingere Lenin e la vita contadina. Ed è la decisione migliore che abbia mai preso. Sai quante Case della Cultura nei villaggi mi hanno commissionato qualcosa? Ho fatto tanta pratica che posso riprodurre il famoso cipiglio di Lenin a occhi chiusi… così come il vecchio e saggio nonno contadino. Oh, e non dimenticare la giovane contadina procace!. Il punto è che mi stanno ancora chiedendo di dipingere! 

– Vedo che il vino fa effetto! Quindi mi stai dicendo che dipingerai solo Lenin e contadini per tutta la vita?

– E cos’altro? Non è che nessuno di noi abbia fretta di andare a fare un vero lavoro: vogliamo essere “liberi”… artisti! Quindi, fatti un favore e segui il programma della sezione giovanile. Poi, tra quattro anni, dopo aver finito l’università, ti iscriverai al dipartimento per adulti. Ti sistemeranno presso qualche stabilimento di pittori e partirai, ricevendo costantemente commissioni in giro per il Paese, e lo stipendio arriverà puntualmente”.

– A proposito di soldi. Dov’è che li trovano?

– È l’Unione dei Pittori dell’Urss, amico! Un ente statale! Le Case della Cultura non pagano, inviano solo richieste per questo o quel lavoro, e l’Unione distribuisce gli incarichi. Tutto viene dal bilancio statale. Chi pensi che finanzi i nostri viaggi di lavoro?

– Intendi i tuoi viaggi di lavoro… sei tu quello che lavora… 

– Esatto, amico. Devi prepararti per il successo! Ho il mio laboratorio ora, da quattro anni. 25 metri quadrati  e una vista sulla Circonvallazione dei giardini… mi piace il lusso! Per quanto riguarda la creatività… [si avvicina a un cavalletto e rimuove il drappo che lo copre]

– Oh, che bello! Che paesaggio mozzafiato…

– Sì. Questo è qualcosa che non mi vergognerei ad appendere ai muri di casa mia. L’ordine è venuto da un pezzo grosso del partito. Ne sto facendo un altro paio per un tipo dalle dita grassocce. Li appenderà alla sua dacia e… paga in contanti. Presto diremo addio a questo vinaccio e berremo champagne!

 

Come funzionava leconomia sovietica e perchéarrivòal collasso