Tre scioccanti (per motivi diversi) dirottamenti aerei in Russia e Urss

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L’ultimo, avvenuto il 22 gennaio, è stato il più incredibile, ma per fortuna anche il meno cruento…

Anche nel peggior film su un dirottamento aereo, i dirottatori non riuscirebbero a far peggio di quanto ha combinato il quarantunenne Pavel Shapovalov il 22 gennaio. Ha cercato di obbligare i piloti a cambiare la rotta del volo su cui si trovava, che era diretto dalla città siberiana di Surgut a Mosca, e ad atterrare in Afghanistan. Ma dopo il goffo tentativo di impadronirsi della cabina di pilotaggio, si è messo a guardare pensosamente dal finestrino a lungo e… si è addormentato.

Il dirottamento del volo 1515 della compagnia Aeroflot ha suscitato grande clamore, anche se il fatto continua ad apparire estremamente bizzarro. Shapovalov, residente a Surgut, all’inizio del viaggio non aveva niente di diverso dagli altri passeggeri. Ma a un certo punto ha iniziato a dire all’equipaggio di essere armato e che l’aereo doveva dirigersi verso l’Afghanistan. Non sembrava essere ubriaco né sotto effetto di droghe, e così gli hanno creduto. Così come lui ha creduto al personale di bordo, quando gli hanno detto che per volare fino in Afghanistan dovevano fare rifornimento di carburante e atterrare nella città più vicina, Khanty-Mansijsk.

Pavel Shapovalov

Per tutto il tempo della sua azione solitaria, nessun passeggero ha sospettato che fosse in corso un dirottamento. La notizia ha cominciato a diffondersi solo quando hanno fatto irruzione a bordo le forze di sicurezza. Ma a quel punto Shapovalov dormiva già della grossa. E armi addosso o esplosivi non gliene hanno trovati. 

Quando lo hanno interrogato non ha saputo minimamente spiegare perché mai avesse detto di voler andare in Afghanistan. “A essere sincero, non avevo il minimo bisogno di andar là”, ha detto. E ha aggiunto, con fare misterioso: “Ma niente è così semplice come sembra a un primo sguardo”. Cosa questo significasse, non lo ha ancora capito nessuno. Ma meglio così, che non quando i dirottamenti sono stati reali e drammatici, come in questi altri casi.

La gioventù d’oro georgiana

Correva l’anno 1982, quando nell’Urss scoppiò un enorme scandalo: un gruppo di studenti d’arte e di recitazione, tra i 20 e i 25 anni, dirottò un aereo, con tanto di cruenta battaglia ad alta quota. Lo scandalo fu particolarmente grande soprattutto perché i terroristi si rivelarono essere i figli delle più influenti famiglie della Georgia socialista, allora una delle repubbliche dell’Urss. Tra di loro c’erano per esempio Soso Tsereteli, figlio del famoso scienziato Konstantin Tsereteli, e Tamara Patiashvili, figlia di un alto papavero del Partito comunista, segretario del Comitato Centrale della Georgia.

La “gioventù dorata” decise di mettere in piedi una fuga dall’Unione Sovietica, sotto le mentite spoglie di una festa di nozze. All’inizio Soso e Tamara si sposarono, invitando al matrimonio tutta la dirigenza politica della Georgia e gli impiegati dell’aeroporto. Quindi annunciarono di partire immediatamente per la luna di miele con il volo Tbilisi-Leningrado (l’attuale San Pietroburgo). E con sé a bordo portarono un gruppo di amici che erano a conoscenza del piano. Sfruttando la loro posizione privilegiata, il gruppo salì sull’aereo passando dalla “sala d’aspetto dei deputati” il che permetteva di evitare i controlli di sicurezza, potendo quindi portare a bordo una valigia piena di armi. La sola Tamara aveva nella borsetta tre granate anticarro. 

L’aereo, a bordo del quale c’erano 57 passeggeri e 7 membri dell’equipaggio, decollò. A uno dei membri del gruppo dei dirottatori parve che uno dei passeggeri fosse un uomo delle forze di sicurezza e lo attaccò, spaccandogli in testa una bottiglia di spumante. In quel momento iniziò il dirottamento. Altri due presero in ostaggio una hostess e, usandola come scudo umano, andarono alla conquista della cabina di pilotaggio. Pretendevano di atterrare in Turchia e ottennero la risposta standard in questi casi: bisogna atterrare e fare rifornimento. Per questo il meccanico di bordo si prese un bel po’ di pallottole nel petto. In quel momento un ufficiale di rotta aprì su di loro il fuoco, li spinse fuori dalla cabina e la chiuse. Mentre l’aereo scendeva, il commando uccise la hostess e, dopo aver realizzato che stava atterrando di nuovo a Tbilisi, uno dei dirottatori si sparò alla testa. Gli altri assunsero delle droghe e poi minacciarono di uccidere un passeggero ogni ora, finché non avessero aperto un corridoio aereo per portarli all’estero. 

I genitori dei dirottatori si rifiutarono di prendere parte alle trattative con i loro figli. Iniziò la sparatoria, che durò oltre quattro minuti. Tutti i dirottatori, tranne Tatiana, furono poi condannati a morte per fucilazione. Lei si beccò 14 anni di reclusione. Alla domanda perché mai avessero dirottato un aereo, quando, essendo figli di alti dirigenti, potevano avere senza problemi il permesso di andare in Turchia in viaggio turistico, risposero: “Se fossimo fuggiti in quel modo, ci avrebbero accolti come emigranti qualsiasi. I soldi e il potere delle nostre famiglie, là sarebbero stati inutili”. E ricordarono la storia di un dirottamento avvenuto 12 anni prima. I lituani Pranas e Algirdas Brazinskas, padre e figlio, presero il controllo di un aereo e uccisero una hostess. “Là li hanno trattati con onore, come accademici; hanno considerato la loro azione come una questione di coscienza, li hanno trasferiti dalla Turchia negli Usa… In cosa noi siamo peggiori?”.

Il dirottamento degli studenti 

Un’altra vicenda drammatica nei cieli dell’Unione Sovietica era avvenuta nel 1973, quando quattro studenti moscoviti dell’Istituto tecnico automobilistico decisero di dirottare un aereo per richiedere un riscatto. Il più grande di loro aveva 20 anni, il più giovane 16. L’aereo era decollato da Mosca ed era diretto a Brjansk (meno di 400 chilometri a sudovest della capitale). Dieci minuti prima dell’atterraggio, i quattro si alzarono dai loro posti, tirarono fuori dai bagagli due fucili da caccia, uno a canna mozza e dei coltelli e andarono alla conquista della cabina di pilotaggio.

L’attacco si concluse con uno sparo al ventre del meccanico di bordo. Insieme all’allarme vennero trasmesse a terra le richieste dei dirottatori: 1,5 milioni di dollari (attualizzati corrispondono a 5 milioni) per la liberazione degli ostaggi. L’aereo tornò indietro verso Mosca, ma intanto sulla capitale le condizioni meteo erano peggiorate e per la fitta nebbia non fu possibile atterrare subito. Il carburante stava però finendo e i piloti furono costretti a riportarlo a terra alla cieca, seguendo le istruzioni della torre di controllo. Nel frattempo, a Vnukovo era già arrivato un gruppo di forze speciali, che per la prima volta nella storia ebbe il compito di dare l’assalto a un aereo civile con terroristi a bordo. Il gruppo d’attacco entrò segretamente a bordo del velivolo. Dopo alcune ore i terroristi furono informati che i soldi erano pronti. La valigia con i dollari (in realtà erano riproduzioni) doveva essere portata da un agente del Kgb, ma questi all’ultimo si rifiutò e l’esca fu costretta a portarla un poliziotto travestito da dipendente dell’aeroporto. Uno dei terroristi aprì il portellone e subito da fuori iniziarono a sparare. Intanto all’aereo si avvicinò un blindato, che colpì il velivolo con la mitragliatrice pesante. Nella fusoliera c’erano ben 90 buchi (ed è quasi un miracolo che nessuno dei passeggeri morì). Quindi buttarono dentro dei gas lacrimogeni, ma la carica rimase bloccata tra dei sedili e la tappezzeria dell’aereo prese fuoco”.

“Ero in un’altra dimensione. Cercai di respirare attraverso un asciugamano e fu un po’ meglio”, ricordò poi il comandante dell’equipaggio Ivan Kashin. “Guardo fuori dal finestrino e vedo una telecamera. Intanto dalla torre di controllo mi chiedono se è tutto tranquillo a bordo. ‘No, sparano’, rispondo”. Poi guardò dietro di sé e vide un uomo insanguinato. Era il capo della banda, si era sparato, quando aveva capito che era tutto finito. Un secondo morì per le ferite, un terzo si arrese. “All’ultimo dei dirottatori saltare da due metri sembrò un po’ alto, e si diresse verso la scala. Ma a questo punto, i passeggeri lo attaccarono, bloccandolo”.

 

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