Sudoplatov, il Terminator di Stalin

Pavel Sudoplatov (1907 – 1996) è stata forse la figura più importante dei servizi di intelligence sovietici durante il periodo staliniano. Fu colui che architettò l’assassinio di Trotskij e lavorò per sconfiggere Hitler. Dopo la morte di Stalin, venne arrestato e dimenticato

“Il genio del terrore”, “Il cacciatore di lupi di Stalin”, “Il Terminator di Stalin”. Questi sono solamente alcuni dei titoli di libri russi che raccontano la strana vita di Pavel Sudoplatov (1907 – 1996). Come capo delle Operazioni speciali dell’amministrazione Stalin, secondo molti fu lui il responsabile della repressione e dei crimini commessi dagli anni Trenta agli anni Cinquanta. 

Tuttavia un suo nipote in un’intervista disse: “Mio nonno era un agente segreto. Non un carnefice”. Nelle sue memorie lo stesso Sudoplatov ammette parte delle colpe, giustificando però il suo operato dicendo che era mosso da spirito di patriottismo. 

Una cosa è certa: Pavel Sudoplatov non ebbe vita facile. Dopo la morte dei suoi capi trascorse 15 anni in carcere. Prima di finire dietro le sbarre però fu una delle persone più potenti dell’Unione Sovietica. 

Una bomba in una scatola di cioccolatini 

Nato in Ucraina, Sudoplatov si arruolò  nell’Armata Rossa a 12 anni. E fu un devoto comunista per tutta la vita. Iniziò a lavorare nei servizi di sicurezza sovietici negli anni Venti ed ebbe una carriera sorprendente. 

Yevjen Konovalets

Per quattro anni fu infiltrato in un gruppo di nazionalisti ucraini. Nel 1938 Stalin gli ordinò di assassinare il leader del gruppo, Yevjen Konovalets, che stava preparando un’insurrezione armata in Ucraina. “Il piano era quello di consegnare un regalo a Konovalets contenente un esplosivo”, scrisse in seguito Sudoplatov. 

Entrambi si trovavano a Rotterdam. Konovalets considerava Sudoplatov un nazionalista leale e quest’ultimo gli offrì una scatola di cioccolatini ucraini. Pochi minuti dopo, Konovalets era morto. Ucciso dalla bomba nascosta nella scatola di cioccolatini.

Questo fu solo il primo di una lunga serie di omicidi commessi da Sudoplatov. 

L’omicidio di Trotskij 

Nonostante fosse un alto funzionario dell’NKVD, dopo aver fatto ritorno a Mosca Sudoplatov aveva paura. Era il periodo delle purghe staliniane. Ed egli osservava come i suoi colleghi e compagni venivano arrestati e uccisi. “Abbiamo paura per la nostra vita”, scriveva. 

Lev Trotskij

Ma un giorno Sudoplatov ricevette l’ordine di uccidere Trotskij, in esilio in Messico. 

Sudoplatov organizzò l’omicidio in maniera perfetta, collaborando con i colleghi che lavoravano come agenti segreti nella Guerra civile spagnola (1936-1939). Tra questi agenti c’era anche il catalano Ramón Mercader, che si recò in Messico, dove si presentò come un grande ammiratore di Trotskij. Fu così che riuscì ad accedere alla cerchia di amici intimi di Trostkij. Il 20 agosto 1941 Mercader uccise Trotskij. 

Operazione Monastero  

Durante la Seconda guerra mondiale, gli uomini di Sudoplatov organizzarono delle operazioni contro la Germania. Egli non solo dirigeva le migliori spie dell’epoca, ma organizzava anche il lavoro dei sabotatori e dei partigiani che si trovavano tra le fila nemiche. 

Una delle operazioni più importanti da lui realizzate passò alla storia come Operazione Monastero. Un agente che si presentava come un nobile russo antisovietico (Aleksander Demianov) si infiltrò nelle fila dell’intelligence tedesca e per quattro anni passò informazioni sensibili. 

Operazione Scherhorn 

Nel 1944 Sudoplatov e i suoi uomini tramarono la cosiddetta Operazione Scherhorn. Grazie all’aiuto di fonti false, i membri dell’intelligenge sovietica convinsero i tedeschi, che si stavano ritirando dall’Europa orientale, che c’era un’unità della Wehrmacht dietro le linee nemiche nel territorio della Bielorussia. 

Prigionieri tedeschi

Ovviamente, con le successive mosse dell’esercito tedesco, i soldati vennero immediatamente catturati dai sovietici. 

Il vero ufficiale Scherhorn, capo della finta unità, era in realtà un prigioniero che era stato arruolato a forza da Mosca. 

Le altre leggende 

Pavel Sudoplatov

La vita di Sudoplatov fu caratterizzata da varie leggende, che lui stesso contribuì ad alimentare. Ad esempio fece credere che l’Unità Speciale che guidava fosse responsabile per ottenere delle informazioni sul programma nucleare americano. Ma, come emerse, più tardi, il dipartimento da lui guidato non aveva contatti diretti con gli agenti americani.

Ciò che invece è certo è che, dopo la morte di Stalin, il capo di Sudoplatov, Lavrenti Beria, venne arrestato e ucciso. 

Sudoplatov trascorse 15 anni in carcere, dal 1952 al 1968, riuscì a sopravvivere a tre infarti e alla perdita della vita da un occhio. Solo nel 1992 la Russia riabilitò la memoria di una delle sue spie più famose.

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