La russa che fece innamorare Einstein e gli strappò informazioni segrete

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Anche se gli archivi sono ancora secretati, è ormai acclarato che l’ultimo amore del grande scienziato, Margarita Konenkova, lavorava per i servizi segreti sovietici e doveva ottenere materiali sul programma nucleare americano

“Recentemente mi sono lavato la testa da solo, ma non con grande successo. Non sono bravo come te”. Così scriveva Albert Einstein (1879-1955) al suo amore russo, Margarita Konenkova (1895-1980), che a quel tempo (1945) era di nuovo in Unione Sovietica. Il fisico più famoso del mondo non poteva sopportare di essere separato da lei: “Qui tutto mi ricorda te… tutte le tante piccole cose nella mia cella da eremita.”
Tuttavia, c’è molto più che semplice desiderio e nostalgia nelle lettere di Einstein alla Konenkova, che sono state trovate alla fine degli anni Novanta, e poi vendute da uno dei suoi parenti da Sotheby’s. In una lettera dell’11 novembre del 1945 lo scienziato menziona l’incontro con il console “secondo i piani”, e questo console lavorava come alto agente dell’intelligence sovietica negli Stati Uniti.

Una donna fatale
Ma chi era Margarita Konenkova, per poter organizzare un incontro tra l’influente scienziato di origine tedesca e una spia sovietica, pochi mesi dopo che l’America aveva creato la prima arma nucleare? Nata in una remota città russa, Sarapul, in Udmurtia, Margarita in seguito si trasferì a Mosca e subito fece scalpore con i suoi modi seducenti.

Si diceva che star del calibro di Fedor Shaljapin (il famoso cantante) e Sergej Rachmaninoff (uno dei più grandi compositori russi) si fossero innamorati di lei. Tuttavia, finì per sposare un altro Sergej, Konenkov (da cui prese il cognome; da nubile era Vorontsova), uno scultore di talento detto “il Rodin russo”.
“Era così bella che sembrava la creazione di un grande artista”, ha poi ricordato Konenkov.

Nel 1923, la coppia sposata si trasferì negli Stati Uniti. Margarita diventò una vera star tra gli immigrati russi, frequentando numerosi balli ed eventi sociali, mentre Konenkov continuava a scolpire. Nel 1935 l’Università di Princeton gli chiese di scolpire una piccola statua di Einstein, e fu allora che sua moglie conobbe lo scienziato.

Einstein innamorato
“Einstein era un uomo sorprendentemente modesto, scherzava sul fatto che era famoso solo per i capelli”, ha scritto la Konenkova nelle sue memorie, ricordando allo stesso tempo che il fisico amava discutere la sua teoria della relatività. Sebbene Margarita non riuscisse a comprendere fino in fondo il concetto, sicuramente comprese il suo autore.

Quando la seconda moglie di Einstein, Elsa, morì nel 1936, la sua relazione con la Konenkova divenne più che amichevole. Nel 1939 lui chiese a un medico di consigliarle di trascorrere del tempo “nel clima salubre di Saranac Lake, New York” (dove Einstein viveva).
Da allora, ogni anno lei trascorse diversi mesi con Einstein a Saranac, mentre suo marito lavorava a Chicago. L’artista inventò anche un nome per la coppia: “Almar” (Albert-Margarita). Come sottolineato nelle lettere di Einstein, lui amava i momenti trascorsi con Margarita ed era disposto a fare qualsiasi cosa per lei.

L’agente Margarita
Oleg Odnokolenko, un giornalista di “Nezavisimaja Gazeta” che ha indagato sulla storia tra Einstein e la Konenkova, ha detto in un’intervista che è ancora difficile determinare se la russa avesse sentimenti reali per lo scienziato, o se per lei era solo una missione. Quello che è chiaro è che la donna lavorava per il servizio di intelligence sovietico.
Secondo Pavel Sudoplatov (1907-1996), generale dei servizi segreti all’epoca di Stalin, la Konenkova è stata indispensabile nello spionaggio del programma nucleare degli Stati Uniti, il Progetto Manhattan. “A Princeton, riuscì a stare vicino agli influenti fisici Einstein e [Robert] Oppenheimer… ha parlato con Oppenheimer dell’assunzione di persone conosciute per le loro opinioni di sinistra. I nostri agenti erano pronti a lavorare con loro”, ha scritto Sudoplatov nel suo libro “Incarichi speciali. Le memorie di una spia del Kgb”.
A differenza di Oppenheimer, Einstein non era direttamente coinvolto nel Progetto Manhattan, ma si supponeva che potesse sapere molto sul programma nucleare degli Stati Uniti attraverso i suoi ex studenti e colleghi che lavorano ad esso. Naturalmente, l’Urss voleva queste informazioni febbrilmente (i sovietici arrivarono a far scoppiare la prima atomica nel 1949).

Domande senza risposta
L’intera storia è ancora piena di zone grigie, ha detto Oleg Odnokolenko. Ma molte cose sono note con certezza: subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre la Guerra Fredda stava prendendo slancio, la Konenkova e suo marito Sergej furono costretti a lasciare gli Stati Uniti e a tornare in Urss.

Allo stesso tempo, la Konenkova fece in modo che Einstein incontrasse Pavel Mikhailov, il console dell’Urss che lavorava per il GRU (l’intelligence dell’esercito sovietico). Come sottolinea Odnokolenko, Einstein lo fece per Margarita, sapendo che il suo futuro nell’Urss dipendeva da questo incontro, e si vide con Mikhailov più di una volta.
Sebbene di cosa abbiano discusso e se lo scienziato abbia passato qualche informazione importante rimanga un mistero, Einstein scrisse alla sua amica di aver fatto “tutto quello che poteva”.
Dopo che i Konenkov tornarono a Mosca nel 1946, vissero a spese del governo, quindi con ogni probabilità Stalin considerò un successo il lavoro di Margarita.
Tuttavia, sia l’intelligence russa che quella americana mantengono segreti i loro archivi sulla questione, quindi per ora è impossibile scoprire cosa è successo esattamente tra Einstein e gli agenti sovietici più di settant’anni fa. Ciò che è chiaro, è che persino le più grandi menti dell’umanità non sono immuni dalla debolezza nei confronti del fascino femminile e del cuore che batte.

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