La Russia post rivoluzionaria? Un Paese dipendente dalla cocaina

мини сериал A Young Doctor's Notebook по мотивам книги Булгакова "Морфий"

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Kinopoisk.ru
L’uso della “fata bianca” era diventato diffusissimo, dopo che per lenire i traumi di guerra si era abusato della morfina, e dopo il proibizionismo sull’alcol, che aveva tolto ai russi la vodka

Il film “A Young Doctor's Notebook” tratto dal racconto “Morfina” (1926) dello scrittore russo Mikhail Bulgakov. Fonte: Kinopoisk.ruIl film “A Young Doctor's Notebook” tratto dal racconto “Morfina” (1926) dello scrittore russo Mikhail Bulgakov. Fonte: Kinopoisk.ru

Nel suo racconto “Morfina” (1926), lo scrittore russo Mikhail Bulgakov descrive un medico di un ospedale di provincia che, dopo essersi ammalato ed essersi iniettato della morfina, diventa gravemente dipendente dalla sostanza. La vita del medico va rapidamente in rovina e, non essendo in grado di superare la dipendenza, il medico si spara. Bulgakov sapeva di cosa scriveva: per diversi anni, a partire dal 1917, aveva lavorato come medico e fatto uso di morfina. E il suo caso non era per niente insolito.

Guerra e droghe vanno di pari passo

Al centro, l’imperatrice consorte Aleksandra Fyodorovna insieme alle figlie. Ospedale di Tsarskoye Selo. Fonte: TassAl centro, l’imperatrice consorte Aleksandra Fyodorovna insieme alle figlie. Ospedale di Tsarskoye Selo. Fonte: Tass

Durante gli anni di guerra e della rivoluzione era difficile trovare un ospedale senza pazienti dipendenti dalla morfina, ha scritto lo psichiatra sovietico Vladimir Gorovoj-Shaltan (1896-1951). L’uso di morfina era diffuso tra i soldati feriti sui fronti della Prima guerra mondiale (dove la Russia fu coinvolta dal 1914 al 1917), perché erano stati trattati con questo farmaco. Poiché gli scienziati in quell’epoca non la consideravano pericolosa, molti soldati rimasero vittime della tossicodipendenza dopo la somministrazione di morfina.

Il governo zarista inoltre aiutò involontariamente la diffusione della tossicodipendenza, proibendo la vendita di alcol nei negozi “fino alla fine vittoriosa della guerra”. Naturalmente, molte persone trovarono il modo di aggirare la legge, ma in generale l’alcol divenne difficile da trovare. Quindi, coloro che cercavano un modo per perdere un po’ la testa si rivolsero alle droghe.

La cocaina era ancora più popolare della morfina e era “lo zar delle droghe” nella Russia del tempo di guerra e del periodo post bellico. Fino a non molto tempo prima veniva venduta legalmente in farmacia, e il divieto non era ancora molto rigido. I contrabbandieri la portavano dalla Germania e da altri Paesi occidentali. Il suo uso era molto popolare e si poteva fare una fortuna a spacciarla. Prima della guerra, la cocaina era “una droga per i ricchi”, ma poi il suo prezzo diminuì sensibilmente e divenne accessibile anche ai cittadini comuni.

Cocaina per i senzatetto e per gli eroi

La cocaina era facile da trovare e da usare. Non c’era bisogno di aghi o di tubi, tutti potevano sniffare da una mano o da un pezzo di carta. Secondo studi condotti a San Pietroburgo nel 1924, circa il 70-80% dei senzatetto faceva uso di droga. Anche lo slang di quel tempo dimostrava la popolarità della cocaina: aveva otto sinonimi tra i criminali (da “marafet” a “fata bianca”), più di qualsiasi altro stupefacente.

Alcune famose figure storiche avevano familiarità con la cocaina. Per esempio Aleksander Vertinskij, artista e cantante di cabaret che era stato dipendente dalla cocaina prima della guerra, ha descritto nelle sue memorie un fatto capitatogli a Odessa verso la fine della Guerra civile (1918-1922).

Odessa era uno degli ultimi bastioni dei Bianchi, gli antibolscevichi. A Vertinskij un giorno venne chiesto di cantare di fronte al generale Jakov Slashchev, uno dei più famosi comandanti bianchi. Pallido ed esausto, Slashchev ascoltava le melanconiche canzoni di Vertinskij e sniffava  cocaina. “È stato uno strano incontro”, scrisse poi Vertinskij.

Naturalmente, la cocaina di Slashchev non era la stessa che i senzatetto acquistavano dagli spacciatori di strada. Solo le persone ricche potevano permettersi “fata bianca” di prima classe. Gli altri si facevano di polvere mescolata con aspirina, gesso e altri sostituti, e dovevano assumere diverse dosi per ottenere qualche effetto.

Il ritorno dell’alcol

I bolscevichi fecero tutto il possibile per combattere la tossicodipendenza di massa e nel 1924 il governo approvò una legge che prevedeva dieci anni di carcere per i venditori di droga, che dette un colpo al traffico di stupefacenti.

Gli storici ricordano, tuttavia, che il passo più efficace nella guerra contro la droga fu quello di ridare la vodka al popolo russo. Nell’agosto del 1924, il governo autorizzò ufficialmente la vendita di liquori, quasi 10 anni dopo che era stata proibita. Il consumo di droga scese immediatamente!

Per coloro che volevano “rilassarsi”, era più facile acquistare vodka legale che rischiare la galera per l’acquisto di droga. Così la Russia tornò alla sua normale condizione, in cui l’alcolismo è un problema più grande della tossicodipendenza.

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