Huawei passerà da Android al sistema operativo russo “Avrora”?

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Dopo il blocco da parte di Google della collaborazione con il produttore cinese di smartphone per via del divieto imposto dal governo americano, la soluzione al problema potrebbe venire dalla Russia

La testata web russa The Bell, con tanto di fonti, ha scritto che il direttore esecutivo di Huawei, Guo Ping, e il ministro delle Comunicazioni russo Konstantin Noskov, hanno tenuto colloqui su una possibile transizione degli smartphone della compagnia cinese da Android al sistema operativo russo “Avrora”.

Intanto, la Cina starebbe già testando gli smartphone con il sistema operativo russo, dice la fonte. Inoltre, il Ministero delle comunicazioni e Huawei possono iniziare la produzione congiunta di chip e software per i dispositivi futuri. 

La notizia è apparsa dopo che l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti ha inserito la compagnia cinese nella “lista nera”. In seguito, Google ha sospeso la collaborazione con Huawei, motivo per cui Android ha interrotto l’aggiornamento sugli smartphone sviluppati dalla compagnia russa. 

Cos’è Avrora? 

Avrora è un sistema operativo di proprietà dell’operatore telefonico e di Internet russo Rostelecom. È stato creato sulla base del sistema operativo Sailfish, sviluppato dalla società finlandese Jolla, fondata da ex dipendenti Nokia. Nel 2014 Sailfish è stata acquistata dall’uomo d’affari Grigorij Berezkin e poi è stata venduta a Rostelecom. Solo nel febbraio 2019, Rostelecom ha scelto un nuovo nome per il sistema operativo finlandese e ha presentato una versione aggiornata. 

Cosa può fare Avrora? 

Innanzitutto, Avrora è destinato alle esigenze aziendali. A prima vista, non è diverso dagli altri sistemi operativi: i dipendenti possono gestire contatti, chiamate e messaggi, visualizzare foto, accedere al browser, scattare foto, ecc. Allo stesso tempo, il comunicato stampa di Rostelecom afferma che le organizzazioni che utilizzano il sistema operativo saranno in grado di monitorare i dipendenti e controllare a distanza i loro smartphone. Ad esempio, installare e aggiornare le applicazioni, applicare forzatamente password ai telefoni, registrare i movimenti del personale e monitorare con foto e video il luogo di svolgimento del lavoro.

E questa cosa sarà installato sugli smartphone Huawei? 

Se dovesse esserlo, non sarà sicuramente in questa versione aziendale. Dello sviluppo di una versione per gli utenti ordinari, Berezkin ha parlato solo nel 2016, ma quello che è stato fatto finora in questa direzione è sconosciuto.

E non ci sono ancora conferme ufficiali. Il servizio stampa di Rostelecom, proprietario di Avrora, ha dichiarato che “non hanno mai sentito di una simile iniziativa, ma sono disposti a interagire con tutti gli sviluppatori di soluzioni mobili”. Huawei ha rifiutato di commentare. 

Anche il servizio stampa del Ministero delle Comunicazioni della Federazione Russa ha risposto in modo evasivo alle richieste di Russia Beyond: secondo loro, i rappresentanti del dipartimento incontrano costantemente “varie compagnie straniere” e lavorano per “promuovere i produttori russi sul mercato estero”. E alla fine hanno aggiunto una faccina ammiccante.

E il vice primo ministro Maksim Akimov ha detto ai giornalisti all’inizio di giugno che Huawei “potrebbe diventare una piattaforma per esportare prodotti russi”. Che tipo di prodotti, non lo ha però specificato. 

Se non è vero, allora cosa ci faceva il direttore di Huawei in Russia? 

Da tempo Huawei collabora con gli operatori mobili russi per sviluppare la rete 5G. All’inizio di giugno, al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, Huawei e l’operatore russo MTS hanno firmato un accordo per un lancio pilota di reti 5G nel 2019-2020. Un accordo simile con la compagnia cinese a febbraio è stato firmato da un altro operatore russo, Tele2 (che presto sarà acquisita dalla stessa Rostelecom).

Cioè, grazie a Huawei, il 5G apparirà in Russia già quest’anno? 

Non è così semplice. Per implementare in modo massiccio una rete 5G in tutta la Russia, è necessaria una certa gamma di frequenze. Appartengono al Ministero della Difesa, che non vuole concederle per motivi di sicurezza. Altre gamme sono adatte solo che per lanci pilota e per dei test in alcuni luoghi della Russia, non di più. 

Cioè, non se ne farà di niente? 

Ci saranno zone di prova, prima di tutto a Mosca. La stessa MTS ha recentemente firmato un accordo sul lancio delle zone pilota del 5G con l’amministrazione di Mosca. Accordi simili sono stati precedentemente firmati anche da altri operatori russi, VimpelCom e Megafon.

Pertanto, sarà possibile testare la rete di quinta generazione a Mosca entro la fine dell’anno nel Parco Zaryadye, al VdnKh, sulla Collina dei Passeri, sulla via Tverskaja, al Technopark di Skolkovo, allo stadio Luzhnikì e alla City di Mosca. Certo, sempre che il vostro smartphone supporti il 5G.

 

Chi sono i principali alleati della Russia? 

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