Lenin e l'instaurazione del socialismo

Lenin Addressing Crowd In Petrograd's Swerdlow Square 1919 - standing on the right - Trotzky.

Lenin Addressing Crowd In Petrograd's Swerdlow Square 1919 - standing on the right - Trotzky.

ZUMA Press/Global Look Press
Nessuna figura politica dell’epoca ebbe un impatto così forte sulla Rivoluzione russa come lui. Prima di portare a termine il colpo di stato nella capitale a ottobre, dovette guadagnarsi l’appoggio del proprio Partito. Non fu affatto semplice, tenendo conto che agli occhi di molti leader bolscevichi le idee di Lenin erano pura follia

Lenin in Piazza Sverdlov a Pietrogrado, 1919. Fonte: ZUMA Press/Global Look PressLenin in Piazza Sverdlov a Pietrogrado, 1919. Fonte: ZUMA Press/Global Look Press

Quando scoppiò la Rivoluzione di febbraio del 1917 il leader dei bolscevichi era in Svizzera. In Russia sarebbe tornato soltanto dopo un mese, all’inizio di aprile.

Il Consiglio (Soviet) dei deputati degli operai e dei soldati di Pietrogrado che in quel momento si spartiva il potere con il Governo provvisorio di orientamento liberale organizzò un’accoglienza trionfale per Lenin, in quanto leader di uno dei principali partiti socialisti. Il capo del Petrosovet, Nikolaj Chkheidze, incontrando Lenin alla Stazione di Finlandia nella notte tra il 3 e il 4 aprile gli propose subito di avallare l’intenzione del Consiglio di cooperare con il governo provvisorio a favore della continuazione della guerra.

La risposta di Lenin non piacque al capo del Consiglio di Pietrogrado. Il leader dei bolscevichi si rivolse agli operai, ai soldati e ai marinai, ignorando completamente Chkheidze, e li salutò come “l’avanguardia dell’armata proletaria mondiale”. Affermò che “la guerra imperialistica di rapina era l’inizio di una guerra civile in tutta l’Europa”. La folla riunita lo sollevò in aria e lo portò sulle braccia in piazza dove fu issato su un carro armato da cui, avvolto dalla luce dei proiettori, dichiarò l’imminente vittoria della rivoluzione mondiale socialista.

Come scrisse in seguito uno storico, “nella luce dei proiettori che squarciava il buio della notte, con il braccio proteso in avanti, Lenin sembrava un gigante”. “Quello che diceva non sembrava appartenere alla rivoluzione russa per come la intendevano le persone che vi avevano preso parte o ne erano state dirette testimoni. Era qualcosa di straordinario! Davanti ai nostri occhi, davanti a tutti esplose una luce viva, accecante che colpì tutti noi impegnati nella fatica quotidiana della causa rivoluzionaria”, ricorda il menscevico Nikolaj Suchanov che pur non faceva parte della schiera dei grandi sostenitori del leader bolscevico.

Vladimir Ilich Lenin, Agosto 1917. Fonte: Mary Evans/Global Look PressVladimir Ilich Lenin, Agosto 1917. Fonte: Mary Evans/Global Look Press

La rivoluzione socialista

La “luce” di cui parlava Suchanov era l’impostazione necessaria per prepararsi alla rivoluzione socialista. A differenza della stragrande maggioranza dei socialisti russi – tra cui molti membri del partito bolscevico – Lenin era sicuro che la fase “borghese” della rivoluzione, quella in cui comandavano i “ministri-capitalisti” del Governo provvisorio, avesse i minuti contati. Il potere doveva passare “nelle mani del proletariato e dei contadini più poveri”. Come se non bastasse Lenin dichiarò ufficialmente il suo rifiuto delle forme esistenti di organizzazione del potere. “Non una repubblica parlamentare […], ma una repubblica dei Soviet di deputati operai, braccianti e contadini in tutto il Paese, dal basso verso l’alto” sosteneva il leader dei bolscevichi. In seguito Lenin inserì questi punti in un articolo che divenne famoso con il titolo di “Tesi di aprile”.

Molti leader bolscevichi guardavano alle idee di Lenin con ostilità, ribadendo che non si doveva considerare concluso il periodo di sviluppo borghese della Russia e che il socialismo in Russia non era possibile a causa della sua arretratezza, della gran massa dei contadini e dell’esiguo numero di operai. Nel corso di decine di discorsi pubblici Lenin mise in guardia sul pericolo del dogmatismo e sulla necessità di “tenere presente la vita vera”. Alla fine riuscì a convincere i leader bolscevichi e i partecipanti delle numerose assemblee di Partito che si tennero a Pietrogrado in aprile: i bolscevichi incitati da Lenin iniziarono a declamare una serie di slogan tra cui: “Nessun appoggio al Governo provvisorio!” “Tutto il potere ai Soviet!”.

Vladimir Lenin a Mosca. Fonte: Karl Bulla/RIA NovostiVladimir Lenin a Mosca. Fonte: Karl Bulla/RIA Novosti

Il successo della rivolta

Dopo la pubblicazione delle “Tesi di aprile” i menscevichi accusarono Lenin di voler far scoppiare in Russia una guerra civile. In risposta il leader dei bolscevichi dichiarò di voler soltanto spingere i membri del Partito a sostenere il “passaggio” del potere ai Soviet, senza alcuna intenzione di innescare un conflitto armato per la conquista del potere.

Nei mesi successivi ci furono due manifestazioni di massa degli operai e dei soldati di Pietrogrado contro il Governo provvisorio – ad aprile e a luglio – entrambe appoggiate dai bolscevichi. All’epoca però i leader del Petrosovèt esercitavano ancora un’influenza superiore a quella dei sostenitori di Lenin. La situazione mutò radicalmente in autunno quando, all’indomani di un tentativo fallito di colpo di Stato della destra per mano del generale Kornilov, a Pietrogrado le simpatie per i partiti di sinistra crebbero a dismisura e i bolscevichi ottennero la maggioranza nel Consiglio dei deputati degli operai e dei soldati di Pietrogrado. Forti di questo risultato alla fine di ottobre rovesciarono il Governo provvisorio e presero il potere a nome del Secondo congresso panrusso dei Soviet riunitosi nella capitale. Come già era avvenuto ad aprile Lenin svolse un ruolo fondamentale nell’opera di convincimento dei compagni, ancora titubanti all’idea di una possibile vittoria dei bolscevichi.

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