L'amore non corrisposto di Evdokija

La Rostopcina è stata una delle più sensibili autrici russe. E la sua casa era uno dei salotti letterali più importanti della Mosca dell'800
 
Evdokija Rostopcina (Foto: Wikipedia)

Evdokija Rostopcina,1811 -1858. Poetessa e scrittrice russa. Un talento poetico non indifferente, una personalità affascinante. Colta, generosa, bella, nobile e ricca. Il suo nome dice poco al lettore italiano, seppure conoscitore ed estimatore del Romanticismo russo. Eppure Evdokija Rostopcina fu ammirata e stimata da Zhukovskij, il suo mentore poetico, e ricevuta nei più esclusivi ambienti letterari dove intrattenne rapporti d'amicizia e stima con Lermontov, Pushkin, Tiutcev. Colta ed affascinante fu una brillante animatrice dei salotti letterari.

La sua poesia era letta, apprezzata e pubblicata dai giornali più in voga dell'epoca. La sua casa fu frequentata da poeti e scrittori come Zhukovskij, Viasemskij, Gogol, Miatlev, Pletnev, Odoevskij e altri. Ogarev, Mei, Tiutcev, Lermontov le dedicarono le loro poesie. La contessa Rostopcina era famosa tanto per la sua bellezza quanto per l'intelligenza e il talento poetico. Ed era naturale che la sua vita mondana, che ella amava, fosse fatta oggetto di pettegolezzi. Dal carattere appassionato fu molto generosa e aiutava i poveri. Tutto il ricavato dalle vendite dei suoi libri lo destinava a una società di beneficenza, fondata dal duca Odoievskij. "I suoi magnifici versi sono intrisi di poetica meravigliosa e di altissimo talento. E la sua Musa respira non di solo intelletto ma anche di un profondo sentimento". Così scriveva di Evdokija il critico Belinskij.

 
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La tematica della poesia di Rostopcina fu l'amore non corrisposto. Un tema caro al Romanticismo. Ben lontana dalla politica e felice della fama poetica e della vita di balli e divertimenti (nonostante non amasse il consorte, ricco e potente conte Rostopcin) nel 1845 Evdokija ebbe un'ispirazione infelice. Durante un viaggio all'estero le capitò di assistere, per caso, a dei discorsi politici, credette di capire e scrisse un poema in metafora "Matrimonio forzato", dove condannava l'atteggiamento della Russia nei confronti della Polonia. Fu l'inizio della fine. Dopo un grande scandalo, che ebbe una vasta risonanza, dietro l'ordine dello zar Nicola I fu allontanata dalla corte. Le malelingue non aspettavano altro. La sua poesia e la sua persona vennero duramente  giudicate e contestate e ben presto la contessa si trovò coinvolta in una vorticosa spirale di cattiverie e meschinità di cui sono infestati gli ambienti letterari.

E il suo, così stimato e decantato, talento poetico s'affievolì e perdette luce. Evdokija divenne caustica e s'incattivì con tutto e tutti. Derise nei suoi scritti diversi movimenti letterari, e finì per esserne isolata del tutto. Definitivamente rovinata dal marito, che dilapidò tutto il patrimonio, fu costretta a trasferirsi dalla suocera, una fervente cattolica che mal sopportava che Evdokija educasse i figli secondo i precetti della religione ortodossa. Nonostante le difficoltà famigliari, dovute alle incomprensioni con la suocera, Rostopcina continua a scrivere. Poemi, prosa, pièce teatrali, traduzioni, ma l'interesse per i suoi scritti andava già scemando. Messa a dura prova da continue critiche e maldicenze, quasi dimenticata dal suo pubblico, si ammalò e dopo due anni di malattia, morì all'età di 47 anni.

"La contessa Rostopcina, giovane, morì a Mosca di cancro allo stomaco. Fu famosa per le sue opere poetiche e per la sua vita frivola", scrisse sul suo diario il 3 ottobre del 1858 il Consigliere particolare  P. Durnovo. Donna e poetessa. Che destino è stato il suo? Bella, ricca, invidiata, ammirata, odiata, giudicata, dimenticata. Ma forse non del tutto dimenticata se oggi la ricordiamo in poesia e la poesia, si sa, non è fatta per essere dimenticata.

 

Per chi brillate voi, oh stelle di mezzanotte,

Di chi è lo sguardo incatenato a voi

Compassionevole e sognante,

Chi vi ammira, chi volge gli occhi a voi,

Non infangati dalla terra?

 
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La Russia in versi

[...]

Il poeta, solo il poeta

Dall'anima estasiata

D'immaginazione ardente e viva,

Si delizi della bellezza immortale

E con la propria ispirazione vi onori

E anche una donna - ribelle creatura -

Nata per sognare, comprendere, amare -

Guarda il cielo, per destare luce e speranza

Nell'animo intimorito.

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