A un anno dalle presidenziali Putin resta il favorito

Russian President Vladimir Putin holds a video conference on the first voyage of an Arctic gas tanker to the Sabetta port.

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Global Look Press
Se si andasse alle urne oggi, il 48% della popolazione sceglierebbe lui. I leader del Partito Comunista e del Partito liberal-democratico otterrebbero solo il 3% delle preferenze, mentre solo l’1% dei votanti sceglierebbe Navalnyj. Secondo i sociologi, l’unico problema per Putin potrebbe essere la scarsa affluenza ai seggi

Il Presidente russo Vladimir Putin. Fonte: Global Look PressIl Presidente russo Vladimir Putin. Fonte: Global Look Press

Vladimir Putin continua a dominare incontrastato sulla scena della politica interna. Se si andasse a votare oggi, infatti, il 48% della popolazione russa sceglierebbe lui. Lo rivela un recente sondaggio del centro Levada, realizzato su un campione di 1.600 persone. A favorire questo risultato, dicono i sociologi, è l’assenza di un’opposizione forte, oltre ai “precedenti successi” collezionati dal capo del Cremlino. L’unico problema per Putin potrebbe essere determinato solo dalla scarsa affluenza ai seggi.

Alle votazioni del prossimo anno Putin non dovrà confrontarsi con nessun avversario di eguale forza: i competitor che l’“inseguono” sono i due leader del Partito Comunista e del Partito liberal-democratico, Gennadij Zyuganov e Vladimir Zhirinovskij, che verrebbero votati dal 3% della popolazione, secondo la fotografia scattata dal sondaggio. Una percentuale ancora più bassa di intervistati (l’1%) sarebbe disposta a votare per il premier Dmitrij Medvedev, per il ministro della Difesa Sergej Shojgu o per l’oppositore Aleksej Navalnyj

I sociologi ammettono che se Putin si ricandidasse alle elezioni (finora il Presidente non ha confermato la sua partecipazione), il suo trionfo sarebbe di fatto scontato. “Esiste qualche possibilità che a vincere sia un candidato diverso da lui? – riflette Valerij Fedorov, direttore del Centro russo di studi sull’opinione pubblica Vtsiom -. Questa ipotesi potrebbe esistere solo nel caso in cui Putin rinunciasse alla candidatura, designando un’altra persona al posto suo. Altrimenti escludo questa ipotesi”.

I segreti della sua popolarità 

A detta di Denis Volkov, sociologo del Centro Levada, a poco meno di un anno dalle elezioni presidenziali l’indice di gradimento di Putin resta invariato. L’esperto rileva che nella percezione della maggioranza dei cittadini Putin viene associato tuttora all’impetuosa crescita economica che si è prodotta all’inizio degli anni 2000 e che ha coinciso coi suoi due primi mandati, e anche alla rinascita della Russia come “grande potenza” (dopo l’adesione della Crimea nel 2014).

L’indice di gradimento di Putin ha registrato un’impennata dopo l’ingresso della Crimea nella compagine della Federazione Russa, ricorda Volkov. Nell’aprile 2015 era pronto a votare per Putin il 62% dei russi, una percentuale record. In seguito si è registrata una lieve flessione nei sondaggi e si è passati dal 53% dell’aprile 2016 al 48% di quest’anno. “Oggi l’effetto Crimea sta progressivamente scemando, il clima di euforia si è attenuato e la gente ha cominciato a focalizzarsi di più sui problemi interni del Paese. Potrei dire che è in corso un processo di normalizzazione”, sostiene Volkov.

Un altro fattore della popolarità di Putin è determinato dall’assenza di veri concorrenti, sottolinea il sociologo. “Politici come Zyuganov e Zhirinovskij, ormai integrati nel sistema, vengono presi sempre meno sul serio dall’elettorato. Quanto agli oppositori al di fuori dell’establishment, come Navalnyj, non possono contare su una grande piattaforma mediatica per far sentire la propria voce e non vengono invitati ai programmi delle reti federali. Per questo si produce l’impressione che non esista un’alternativa”, dichiara il sociologo.

Come convincere la gente a votare?

I risultati del sondaggio effettuato dal Centro Levada dimostrano che molti elettori russi non sono ancora pronti per il voto. Il 13% degli intervistati afferma che andaranno a votare, il 10% appare indeciso, mentre un restante 19% non sa per chi votare. Complessivamente si arriva a una percentuale del 42% di cittadini che non sa quale candidato sostenere alle elezioni presidenziali e che potrebbe anche non andare ai seggi.

Tuttavia, una scarsa affluenza alle elezioni presidenziali del 2018 non è affatto auspicabile per il governo, afferma Pavel Salin, direttore del Centro di Studi politologici dell’Università di Scienze finanziarie. “Il potere era molto insoddisfatto della scarsa percentuale di votanti registrata alle elezioni di settembre del 2016 (allora il partito al governo, “Russia Unita”, aveva ottenuto il 54% dei consensi, ma ai seggi aveva votato solo il 48% della popolazione, ndr). Ormai da sei mesi il Cremlino sta cercando una strategia per aumentare l’affluenza dei cittadini alle presidenziali che per il potere sono le elezioni più importanti”, sostiene Salin.

Anche Valerij Fedorov del Centro russo di studi sull’opinione pubblica (Vstiom) rileva come per Putin, nel caso ripresentasse la sua candidatura alle elezioni del 2018, risulti importante non solo ottenere una vittoria di larga misura, ma anche vincere delle elezioni che registrino la partecipazione della grande maggioranza dei votanti. Tuttavia, a detta del sociologo, a far aumentare le probabilità di una scarsa affluenza è proprio l’elevato indice di gradimento di Putin stesso e la certezza comune che comunque lui vincerà, che potrebbe paralizzare l’elettorato che gli è fedele.

A detta di Salin, il potere avrebbe attualmente individuato due modalità per incrementare la percentuale di affluenza. La prima, di tipo “tecnologico”, che concerne la manipolazione dell’affluenza attraverso degli indicatori, l’impiego di risorse amministrative e altri metodi altrettanto sospetti. Tale metodo, che potrebbe rivelarsi efficace per l’affluenza, minerebbe comunque la legittimità del potere nel Paese. Il secondo, secondo il sociologo, ottimale, sarebbe quello di proporre al Paese un programma positivo, una “visione del futuro” che risultasse attrattiva per l’intera platea di elettori e che potesse convincerli ad andare a votare. “In questo caso è molto importante che il potere sia convinto di poter concretizzare tale visione nella realtà”, rileva il politologo. Sarà il tempo a indicare quali dei due percorsi verrà scelto dal Cremlino.

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