Siria e Ucraina, come uscire dall’impasse?

Un pilota russo nella base aerea di "Hmeymim" in Siria

Un pilota russo nella base aerea di "Hmeymim" in Siria

Ria Novosti/Dmitry Vinogradov
La situazione in Siria comincia a infiammarsi proprio quando le ostilità per la questione ucraina iniziavano a raffreddarsi. Come la diplomazia moscovita riuscirà a gestire le relazioni con l’Occidente?

I bombardamenti aerei della Russia su quelle che si dice siano postazioni dell’ISIS in Siria hanno aumentato la posta in gioco della politica di Mosca per coinvolgere l’Occidente in quella che viene definita una lotta comune contro i terroristi islamici. L’operazione ha anche inviato segnali confusi sulle possibilità di coinvolgere nuovamente l’Occidente in una cooperazione complessa e articolata, dal dialogo politico ai commerci, per riprendere quel partenariato interrotto dalla guerra delle sanzioni per il ruolo di Mosca nel conflitto ucraino. Tuttavia, la situazione in Siria si va infiammando proprio mentre si raffreddano le ostilità nell’Ucraina orientale, e questo pare essere il frutto dei tentativi diplomatici concertati da parte delle autorità ucraine, tedesche, francesi e russe per garantire che gli Accordi di pace di Minsk firmati a febbraio siano rispettati.

Il summit di Parigi

Al summit delle quattro nazioni, che si è svolto a Parigi alla fine della settimana scorsa, è stato significativo che nessuno abbia puntato il dito o usato formule accusatorie. Pochi, infatti, hanno preso di mira Mosca accusandola di essere all’apparenza la protettrice delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e di Lugansk. Il dialogo tra i quattro esponenti potrebbe sintetizzarsi nelle seguenti osservazione, fatte rispettivamente da Angela Merkel e François Hollande: “Nessuno degli articoli [previsti dagli Accordi] di Minsk è stato rispettato completamente”, tuttavia sono stati compiuti alcuni “passi in avanti” per ciò che concerne gli aspetti militari degli Accordi.

 
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In ogni caso, il messaggio fondamentale lanciato dal summit di Parigi è legato al dato di fatto che non c’è alcun segnale di progresso dal punto di vista più importante degli Accordi: la riforma politica. In sostanza, le riforme si limitano a un emendamento della Costituzione ucraina per accogliere la richiesta insistente da parte di Donetsk e Lugansk di avere uno statuto speciale oltre alla garanzia che siano rispettati i diritti umani e così pure i diritti delle minoranze etniche, nello specifico quelle russe. Oltretutto, Germania e Francia hanno detto che la data di scadenza per concretizzare quanto previsto dagli Accordi di Minsk può essere prolungata, e ciò lascia a tutte le parti coinvolte un po’ più di tempo a disposizione. Il collegamento tra il cauto passo avanti sul fronte dell’Ucraina e i bombardamenti aerei russi su specifici obiettivi in Siria va fatto risalire alle motivazioni dell’ondata di rifugiati che si sta riversando sull’Europa. L’improvviso aumento di migliaia di cittadini siriani e iracheni disperati è l’esito della difficile situazione in questi due paesi, nei quali il clima della sicurezza è ormai completamente deteriorato, al pari della legalità e dell’ordine, e nei quali un terzo e più dei territori è sotto il controllo dell’Isis.

Segnali di disgelo?

Esiste qualche possibilità che mettendo in secondo piano la crisi del Donbass e riscuotendo anche solo un modesto successo militare in Siria si possa preparare un clima migliore per una cooperazione più significativa con alcune potenze occidentali? Vladimir Bruter, esperto dell’Istituto internazionale di studi umani e politici con sede a Mosca, liquida questa prospettiva come una pia illusione. “È prematuro anche solo prendere in considerazione questa possibilità - ha affermato -. All’approccio più soft alla crisi in Siria scelto dalle potenze dell’Europa continentale non si accompagna un loro ruolo specifico nel processo decisionale. La posizione che alcuni governi europei assumeranno sarà condizionata dai risultati preliminari dell’operazione militare russa in Siria”.

“Se i risultati saranno positivi, in Europa se ne terrà conto - prosegue -. Se l’operazione non porterà frutto nell’immediato, invece, e se l’operazione si trasformerà in una campagna prolungata, è difficile pensare che vi possano essere cambiamenti nella politica estera delle nazioni europee, ed è verosimile supporre che si sarà portati verso una maggiore rigidezza, seppur relativa”. “Per quanto riguarda gli Stati Uniti, non è verosimile che la loro posizione al riguardo della crisi ucraina cambi, non in un anno di elezioni. Probabilmente, la situazione continuerà a ‘essere scottante’ senza tuttavia incendiarsi maggiormente”. “In termini più generali, il summit di Parigi ha mostrato che Germania, Francia, e Russia preferiscono congelare il conflitto in Ucraina orientale, così che non abbia la possibilità di erompere in ostilità aperta. Per quanto riguarda la Germania, in particolare, l’afflusso nel paese di rifugiati è di immensa portata e quindi mette in secondo piano la questione ucraina”. 

Gli interessi in gioco

Apparentemente, la discrepanza nell’approccio delle nazioni anglosassoni e dell’Europa continentale è dovuta alle modalità con le quali la crisi siriana ha un impatto sui loro interessi. Tutto ciò potrebbe contribuire a precipitare lo smantellamento del regime di sanzioni dell’Ue e l’abbandono dei tentativi di isolare la Russia sul fronte occidentale, quanto meno in Europa? Sergei Stankevich, personaggio molto noto e analista politico senior presso l’Anatoly Sobchak Foundation, ha illustrato quanto segue: “Se la Russia mostrerà di essere pronta per una composizione interamente politica della situazione in Siria, l’Occidente potrebbe accoglierla come partner in questo campo. Se la Russia limiterà la sua attività ai bombardamenti militari, trascurando il dialogo politico, temo che potrebbe peggiorare la tensione presente nei rapporti tra Russia e Occidente”.

Isis, al via raid aerei in Siria

Se assistessimo, come auspicabile, a qualche intervento positivo volto a normalizzare la situazione in Ucraina e a indebolire l’ISIS in Siria grazie all’esercito russo, potremmo aspettarci un ripristino delle aree di cooperazione con l’Occidente? “Certamente. Al vertice di Parigi si è deliberato al riguardo di due problemi legati alla crisi ucraina: gli Accordi di Minsk non avranno scadenza e varranno anche per l’anno prossimo, e le elezioni che i separatisti di Donetsk e Lugansk avevano già calendarizzato non si svolgeranno. Le elezioni si terranno soltanto previa approvazione di una legge speciale che il presidente Poroshenko deve ora far ratificare dal suo parlamento”. “L’anno prossimo potremmo assistere a una riduzione delle sanzioni contro la Russia”.

La politica del duplice approccio scelta da Mosca sembra finalizzata a esercitare gradualmente pressioni per una risoluzione politica in Ucraina, facendo sì che le autorità centrali di Kiev inizino a parlare direttamente con i ribelli del Donbass, e preparando al contempo lo scenario per una conclusione simile anche della guerra civile in Siria, ma preservando il regime alauita di Damasco, con o senza Bashar al-Assad al comando. In ogni caso, per ciò che concerne le sue operazioni in Siria, l’offerta di Mosca di dare vita a un’ampia coalizione non è stata accolta favorevolmente. Pare che l’Occidente si trovi nella stessa posizione iniziale nella quale si trovava nell’aprile del 2014, quando l’esercito ucraino ha lanciato la sua offensiva contro le repubbliche autoproclamate nel Donbass. All’epoca, gli Accordi di Minsk e in generale la cooperazione tra Berlino, Parigi e Mosca erano ancora prospettive molto lontane. Tuttavia, malgrado le differenze apparenti, i due conflitti - quello in Ucraina orientale e quello in Siria - offrono alla diplomazia moscovita una possibilità concreta di coinvolgere l’Occidente. La domanda da svariati miliardi di dollari è la seguente: ci riusciranno?

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