Siria, Mosca continuerà ad appoggiare Assad?

A Syrian army soldier stands guard as a poster depicting Syria's President Bashar al-Assad is seen in the background in the Old City of Aleppo, Syria January 31, 2017

A Syrian army soldier stands guard as a poster depicting Syria's President Bashar al-Assad is seen in the background in the Old City of Aleppo, Syria January 31, 2017

Reuters
Dopo il raid chimico nella provincia di Idlib, i paesi occidentali esortano la Russia a negare il proprio sostegno al Presidente siriano. Una richiesta che, secondo gli analisti russi, il Cremlino potrebbe accogliere solo in casi estremi

Un soldato siriano tra le macerie della città di Aleppo, in Siria. Dietro, un poster del Presidente Bashar al-Assad. Fonte: ReutersUn soldato siriano tra le macerie della città di Aleppo, in Siria. Dietro, un poster del Presidente Bashar al-Assad. Fonte: Reuters

La situazione in Siria è di nuovo incandescente. Dopo l’attacco chimico effettuato nella provincia di Idlib il 4 aprile di cui, secondo gli Stati Uniti e altri paesi occidentali, sarebbe responsabile il governo di Assad (il governo siriano e Mosca negano qualunque coinvolgimento del regime) si assiste nel mondo a una nuova ondata di dichiarazioni da parte dei diplomatici occidentali che affermano la necessità di destituire dal potere Assad e lanciano accuse all’indirizzo della Russia che appoggia il suo regime.

Così la rappresentante permanente degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, ha rilevato che Assad non può figurare come partner nel processo di risoluzione della crisi siriana, mentre il segretario di Stato americano Rex Tillerson alla vigilia della sua visita ufficiale in Russia il 10 aprile aveva attribuito una parte della responsabilità della carneficina in Siria alla Russia: “I russi hanno provveduto per qualche tempo a coprire la condotta di Bashar Assad”.

Inoltre, secondo le parole di Nikki Haley, i paesi occidentali starebbero prendendo in considerazione l’eventualità d’introdurre nuove sanzioni contro la Russia per il suo sostegno ad Assad. Per il momento i paesi occidentali e i loro alleati nella regione si limitano a lanciare esortazioni all’indirizzo di Mosca affiché cessi di fornire il suo appoggio a Damasco: sarebbe questa, secondo quanto diramato dai media, la variante proposta da Rex Tillerson durante i colloqui di Mosca. Ma quanto vi è di realistico in tale ipotesi?

La posizione ufficiale

La retorica russa riguardo alla Siria è sempre stata prudente e Mosca ha sempre sostenuto di voler appoggiare il potere legittimo in Siria, senza schierarsi sui suoi titolari, siano essi Assad o altri. Così il 6 aprile il portavoce del Presidente della Russia, Dmitrij Peskov, commentando l’attacco chimico a Idlib, ha dichiarato che l’appoggio offerto dalla Russia ad Assad non è incondizionato. Al contempo Peskov ha rilevato però che tra la Russia e Damasco vige un “rapporto di pieno sostegno reciproco”.

In un contesto in cui l’Occidente e altri paesi della regione (Turchia, Israele, stati arabi del Golfo Persico) criticano aspramente Assad, la Russia e l’Iran intervengono in suo appoggio. Così i Presidenti dei due paesi, Vladimir Putin e Hassan Rouhani, hanno definito inaccettabili “le aggressioni degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano” alludendo all’attacco missilistico americano contro la base dell’aviazione siriana.

“La posizione del Cremlino è la seguente: a decidere il destino di Assad dev’essere il popolo siriano e non Donald Trump”, sostiene Viktor Nadein-Raevskij, ricercatore presso l’Istituto di Economia mondiale e Relazioni internazionali dell’Accademia russa delle Scienze, intervistato da Rbth

A detta di Nadein-Raevskij, la Russia non cambierà il suo punto di vista sul conflitto siriano e continuerà a cercare di promuovere una linea comune tra il regime e l’opposizione ai negoziati di Ginevra e Astana, sebbene dopo il recente inasprimento della situazione ciò potrebbe risultare assai arduo.  

I problemi con Assad

L’influenza della Russia su Damasco, nonostante l’importanza dell’appoggio delle forze aeree russe, non è certo illimitata, avverte Grigorij Kosach, professore della cattedra di Studi sull’Oriente contemporaneo dell’Rggu di Mosca. “Assad non è mai stato una pedina nelle mani dei russi e le sue azioni, i suoi interventi e le sue dichiarazioni confliggono spesso con le posizioni ufficiali della Federazione Russa”, ritiene l’esperto. Per esempio, Assad ha ribadito più volte che il processo della regolamentazione politica e delle riforme dev’essere preceduto da una “vittoria incontrastata sui terroristi”, mentre la Russia interviene a favore di uno sviluppo immediato del processo politico.

Inoltre, come rileva Grigorij Kosach, per Mosca non è così facile esercitare la sua influenza su Damasco: Assad è il suo partner principale in Siria. “Negare un appoggio ad Assad equivarrebbe per la Russia a perdere tutto ciò che ha conquistato in Siria, dal momento che i rapporti con l’opposizione non sono distesi e le possibilità di sviluppare dei contatti appaiono molto limitate”, sostiene Kosach.

I limiti dell’appoggio

Al contempo, gli esperti ritengono che la partnership con Damasco comporti comunque dei limiti: è improbabile che la Russia entri in diretto conflitto con gli Stati Uniti per difendere il regime siriano. Osservando come la Russia non abbia cercato di abbattere i missili Tomahawk con cui gli Usa hanno attaccato la base dell’aviazione siriana nella provincia di Homs il 7 aprile, fonti di Kommersant vicine al Ministero della Difesa hanno dichiarato: “I sistemi missilistici di difesa russi in Siria proteggono le infrastrutture militari russe, non avevamo come obiettivo quello di chiudere l’intero spazio aereo siriano”.

La Russia non ha l’obbligo di difendere il regime di Assad, avverte anche il politologo Aleksej Arbatov intervistato da Kommersant Fm. “Le nostre forze della contraerea difendono le nostre basi aeree e navali. La Siria non è per noi un alleato, ma un partner”, precisa Arbatov.

Dello stesso avviso è Grigorij Kosach che ritiene che la Russia non entrerà in guerra con gli Stati Uniti per difendere il Presidente siriano. “Se il confronto si svilupperà oltre ogni limite, rendendo possibile uno scontro diretto, la Russia dovrà trovare un’altra variante di interazione con il problema siriano”, sostiene l’esperto. D’altro canto, secondo Kosach, si è ancora ben lontani dall’“aut aut”: o negare l’appoggio ad Assad, o entrare in guerra, perciò non c’è dubbio che la Russia non modificherà a breve la sua politica.  

 

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