Raid chimico in Siria: cosa accadrà ora?

6 aprile 2017 Oleg Egorov, RBTH
Rimpallo di responsabilità e accuse. Ma una cosa, secondo gli analisti, è certa: la risoluzione del conflitto si fa sempre più lontana
Khan Sheikhoun
Macerie e disperazione a Khan Shaykhun, in Siria. Fonte: Reuters

Almeno 72 persone sono morte a seguito di un attacco con armi chimiche nella provincia di Idlib, in Siria. L’opposizione siriana e l’Occidente puntano il dito contro il governo di Assad, mentre Damasco e Mosca accusano l’opposizione. Di una cosa sono certi gli analisti: il tragico fatto mette ancor più a repentaglio la risoluzione pacifica del conflitto.

La prima fonte a riportare la notizia dell’attacco chimico, avvenuto il 4 aprile, è stato l’Osservatorio siriano per i diritti umani. “Uno dei quartieri della città di Khan Shaykhun è stato bombardato con materiale presumibilmente contenente gas che causano asfissia”, ha denunciato la Ong.

Le immagini dei civili in fin di vita, tra cui molti bambini, hanno fatto il giro del mondo.

Le accuse a Damasco

La provincia di Idlib e, nello specifico, Khan Shaykhun, si trovano sotto il controllo dei gruppi dell’opposizione siriana. E i rappresentanti dei ribelli, così come i paesi occidentali, attribuiscono ogni responsabilità ad Assad. “Un brutale atto di barbarie”, lo ha definito il segretario di stato Usa Rex Tillerson, esortando Russia e Iran, vicini ad Assad, di alzare la voce.

Le accuse sono arrivate anche da parte della Gran Bretagna: il primo ministro Theresa May ha definito inaccettabile la permanenza di Assad in Siria. Anche la Turchia ha accusato Damasco, avvertendo Mosca che questo incidente potrebbe minare i già fragili rapporti con Ankara.

Un altro punto di vista

Da parte sua il governo siriano nega qualsiasi coinvolgimento. “Nemmeno nei giorni di guerra peggiori il governo siriano ha fatto uso di questo tipo di armi”, si legge in una dichiarazione pubblicata sulla pagina ufficiale dell’esercito arabo siriano su Facebook. Damasco considera l’attacco una messa in scena e sostiene che le vittime sarebbero morte a seguito di una provocazione dell’opposizione.

E Mosca sostiene il punto di vista di Damasco. La portavoce del Ministero russo degli Esteri, Maria Zakharova, ha definito “tendenziosi” i mezzi di comunicazione che diffondono la versione secondo la quale l’attacco sarebbe da imputare al governo siriano. Zakharova li ha quindi accusati di voler cercare di estendere la responsabilità a Mosca.

Secondo la versione russa, il 4 aprile le forze aeree siriane avrebbero effettivamente realizzato un attacco nella zona di Khan Shaykhun , ma non contro i civili, bensì contro alcuni depositi dove venivano prodotte munizioni con sostanze velenose.

L’Onu e l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAQ) hanno avviato delle indagini su quanto accaduto. Secondo i dati in loro possesso, al momento sarebbe impossibile stabilire chi e come ha attaccato i civili con agenti chimici.

L’opinione degli esperti

Divergenti anche le opinioni degli esperti. Sergej Balmasov, analista del Centro di studi della società in crisi, sostiene che Assad non trarrebbe alcun beneficio dal compromettere ulteriormente la propria reputazione con un attacco simile. Balmasov è convinto che si tratti di una messa in scena.

“Si può considerare Assad un tiranno - ha detto Balmasov a Yenicag.ru -, ma non è così stupido da iniziare a bombardare l’opposizione con armi chimiche senza nessun risultato militare prevedibile”.

Il presidente del Centro di studi islamici dell’istituto per lo sviluppo e l’innovazione, Kirill Semionov, afferma che Damasco avrebbe potuto attaccare l’opposizione senza informare la Russia visto che, a differenza di Mosca, il governo siriano avrebbe interesse a far proseguire la guerra.

“L’obiettivo di questa azione potrebbe essere quello di mettere la parola fine al processo di pace siriano - ha affermato Semionov -. Inoltre la responsabilità formale per la rottura del processo di pace potrebbe essere attribuita all’opposizione, nel caso in cui si rifiuti di partecipare ai negoziati”.

La tregua interrotta

Al di là delle responsabilità, sembra che il processo di pace in questo Paese sia stato definitivamente affondato. Ne è convinto Vladimir Akhmedov, collaboratore scientifico dell’Istituto di studi orientali dell’Accademia russa delle scienze. “A questo punto è chiaro che l’opposizione accuserà il regime e che il governo respingerà ogni accusa; per tutta risposta, è probabile che si parli di una provocazione da parte dei ribelli. In qualsiasi caso - ha concluso Akhmedov -, la possibilità di raggiungere un compromesso si fa sempre più remota”.

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