Crisi siriana: compromessi possibili tra Mosca e Ankara?

Da sinistra, il Presidente turco Recep Erdogan e il Presidente russo Vladimir Putin durante il loro incontro del 9 agosto a San Pietroburgo.

Da sinistra, il Presidente turco Recep Erdogan e il Presidente russo Vladimir Putin durante il loro incontro del 9 agosto a San Pietroburgo.

: Aleksej Nikolskij/TASS
La Russia e la Turchia rilanciano le loro relazioni. E i colloqui di San Pietroburgo tra Putin ed Erdogan aprono una nuova fase di dialogo tra i due Paesi. Ma la questione della Siria continua a restare spinosa: su quali punti si potrebbe raggiungere un'intesa?

La situazione siriana è stata al centro dei colloqui che si sono tenuti il 9 agosto a San Pietroburgo tra i leader di Russia e Turchia. Entrambi i Presidenti si sono mostrati avari di commenti sugli esiti. Rbth ha cercato di prefigurare quali accordi potrebbero raggiungere Russia e Turchia sulla questione siriana e quali sono i punti su cui risulta impossibile trovare un’intesa.

Un compromesso possibile

La lotta contro lo Stato Islamico

Gli analisti ritengono che sulla questione della lotta contro gli estremisti radicali dell’Is in Siria, per Russia e Turchia sarà ora assai più facile trovare un terreno comune. La serie di attentati legati allo Stato Islamico che hanno colpito la Turchia negli ultimi mesi hanno giocato un ruolo importante al riguardo. L’Is è diventata un’autentica minaccia per la sicurezza della Turchia.

Tuttavia, ciò non significa che prima il potere di Ankara appoggiasse i combattenti dello Stato Islamico, come hanno commentato i media. Come osserva Sergej Demidenko, esperto di Medio Oriente dell’Istituto delle Scienze sociali presso l’Accademia presidenziale russa per l’economia nazionale e la pubblica amministrazione, le notizie sulla vendita di petrolio alla Turchia da parte dell’Is potrebbero corrispondere a verità, tuttavia, non ci sono prove che dietro tutto ciò ci sia la leadership turca. “I rapporti di Ankara con l’Is non sono di natura politica, ma solo semiufficiali. Tutti vorrebbero trarne profitto, ma non è detto che riguardi personalmente Erdogan”, ritiene l’esperto. Anche Irina Zviagelskaya, dell’Istituto di Studi orientali dell’Accademia russa delle Scienze, rileva che “la Turchia non si è mostrata abbastanza coerente sulla questione della sua politica verso l’Is”. Ciò dipende dal fatto che Ankara ha considerato lo Stato Islamico come l’arma principale nella lotta contro il Presidente della Siria Bashar al Assad.

I rapporti con Bashar al Assad

A detta degli esperti, attualmente la Turchia avrebbe in parte modificato il suo approccio verso il Presidente siriano. Se prima Ankara era assolutamente contraria a una permanenza al potere di Assad, ora la sua posizione si è ammorbidita. Vede con favore che Assad continui a rimanere Presidente in questa fase di transizione, precisa Irina Zviagelskaya. In tale contesto l’esperta intravede delle possibilità concrete di cooperazione con Ankara sulla questione siriana.

Come osserva Viktor Nadein-Raevskij, dell’Istituto di Economia mondiale e relazioni internazionali dell’Accademia russa delle Scienze, Assad continua a essere considerato un nemico dal Presidente turco Recep Erdogan. Tuttavia, Russia e Turchia possono sforzarsi di trovare un terreno comune nel processo di costruzione del futuro governo di coalizione.

Posizioni contrapposte

La questione del confine turco-siriano

Per la parte russa uno dei problemi nodali è la questione del confine turco-siriano. Come hanno ripetutamente dichiarato i funzionari russi, dal territorio turco verso la Siria transita un flusso di combattenti islamici che riforniscono di munizioni i gruppi armati. Se i confini venissero chiusi per Assad e i suoi alleati sarebbe più facile sconfiggere gli avversari. Tuttavia, secondo gli esperti, sarà praticamente impossibile ottenere questo risultato da Ankara. Come ha dichiarato Aleksandr Shumilin, direttore del Centro di analisi dei conflitti in Medio Oriente dell’Istituto di studi Usa e Canada dell’Accademia russa delle Scienze, “la Turchia, in Siria, fa un gioco a cui non può rinunciare e non può neppure chiudere i confini”.

L’esperto spiega che i turchi cercano di combattere i curdi siriani, strettamente legati agli indipendentisti curdi della Turchia. Perciò come sottolinea Shumilin, i turchi sono visceralmente interessati ad appoggiare i gruppi che combattono contro i curdi siriani. A detta di Irina Zviagelskaya, quella curda è una questione incandescente per la Turchia. Ankara farà tutto quanto è in suo potere per impedire che si formi al confine con la Siria una compagine statale curda e quindi il problema della chiusura dei confini è destinato a non avere sviluppi positivi.

Il sostegno della Russia ai curdi siriani

L’esperta ritiene, inoltre, che ci sia un altro contenzioso aperto tra Mosca e Ankara, quello dell’appoggio fornito dalla Russia ai curdi siriani. Qualche mese fa nella Federazione Russa si è aperta la prima rappresentanza estera dei curdi siriani. Mosca continua a battersi affinché a Ginevra i curdi siano rappresentati da una delegazione autonoma ai negoziati sulla Siria. 

A detta di Irina Zviagelskaya, l’appoggio ai curdi siriani è una questione prioritaria per la Russia. I curdi si sono dimostrati degli avversari coerenti degli islamisti e le loro forze svolgono un ruolo efficace nel contrastare gli estremisti radicali dell’Is.

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