Siria, Churkin: "Non dare troppa importanza alle parole di Assad"

Il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin.

Il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin.

Reuters
L'ambasciatore russo alle Nazioni Unite commenta le affermazioni del Presidente siriano sull'impossibilità di rispettare il cessate il fuoco. "La sfida più importante resta comunque quella di sconfiggere il terrorismo"

In un’intervista al giornale Kommersant, l'ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, ha suggerito di non dare “troppa importanza” ad alcune dichiarazioni rilasciate poco fa dal Presidente siriano Bashar al Assad, che aveva detto di voler continuare a combattere. Rbth ha selezionato i punti salienti del suo discorso.

Le dichiarazioni di Bashar al Assad

"Non dovremmo dare troppa importanza ad alcune delle sue dichiarazioni, o drammatizzarle. Questo è il mio personale punto di vista. Ho sentito le dichiarazioni del Presidente Assad in tv (sulla sua volontà di combattere fino alla vittoria e sull’impossibilità di rispettare il cessate il fuoco, ndr), che non coincidono ovviamente con gli sforzi diplomatici fatti dalla Russia. Parlo del processo di Vienna, degli ultimi accordi del Gruppo internazionale di sostegno alla Siria a Monaco, che parlavano del cessate il fuoco e lo stop delle azioni militari. Ora stiamo lavorando su questo fronte. 

Ma il Presidente siriano sta agendo secondo un certo quadro politico. E, con tutto rispetto, credo che non dovremmo prendere in considerazione ciò che dice, ma ciò che fa. 

Se il governo siriano, al di là della sua politica interna e della sua propaganda, continuasse a seguire la Russia nella regolamentazione di questa crisi, allora potrebbe venirne fuori con dignità. Se invece in qualche maniera decidesse di intraprendere un’altra strada - e ripeto, si tratta di una mia personale opinione - allora potrebbe emergere una situazione alquanto difficile. Anche per loro". 

Cosa sta cercando di ottenere la Russia in Siria

"In primo luogo la sfida più importante è quella di sconfiggere il terrorismo. Il contributo della Russia in questa battaglia è estremamente significativo. 

In secondo luogo, crediamo che ciò potrebbe portare a una regolamentazione politica. Sono convinto che se non fossimo entrati in Siria con le nostre forze aeree, non saremmo stati in grado di raggiungere quegli importanti passi diplomatici. Secondo me, la parte più intransigente dell’opposizione, sostenuta da Turchia e Arabia Saudita, è convinta di poter “fare a pezzi” Damasco. Ed è stato questo uno dei motivi per cui è continuato il conflitto. Spero che ora loro e chi li sostiene abbiano capito che è indispensabile una soluzione politica. Gli americani lo hanno già capito". 

Perché si vogliono le dimissioni di Assad 

"Questa è una richiesta dell’opposizione. La richiesta di dimissioni di Assad è uno degli errori che hanno commesso i nostri colleghi occidentali quando è iniziata la crisi. Si stavano muovendo sotto l’influenza della primavera araba... Assad era percepito come l’incarnazione di un regime anti-democratico che bisognava eliminare. In effetti ci sono state delle rivolte in Siria. Ma gli esperti russi e stranieri che realmente capiscono la situazione erano convinti che un simile calcolo fosse troppo superficiale, e che la struttura della società siriana fosse tale che la semplice uscita di scena del Presidente non avesse alcun senso. Il risultato è stato che Assad e i suoi sostenitori hanno dimostrato una certa resistenza. Con le conseguenze che ne sono derivate. E sullo sfondo di questa situazione sono apparsi i terroristi. 

Ora si sta assistendo a un totale cambiamento di tono. L’opposizione più radicale continua a dire che quanto prima Assad se ne va, meglio è. Ma gli americani nell’ultimo periodo hanno iniziato a formulare la propria posizione in maniera diversa. Ora sostengono che Assad dovrebbe andarsene, ma sottolineano il fatto che non dev’essere una soluzione forzata. 

Nei documenti (del gruppo internazionale di sostegno alla Siria e nella risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite) tuttavia si legge che dovrebbero essere gli stessi siriani a essere d’accordo con questa soluzione. Noi non mettiamo in discussione questa cosa: si farà ciò che decidono i siriani".

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