Come vive una ragazza allevatrice di renne nella Russia di oggi (FOTO)

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La giovane Oksana Jar ci ha raccontato i pericoli che affrontano quotidianamente i nomadi di etnia nenets, qual è il loro stile di vita, quali comodità della vita moderna usano, e quali tradizioni secolari continuano a osservare

È un crepuscolo invernale, una motoslitta Buran con un carrello al traino attraversa la tundra dello Jamal nel bel mezzo di una tempesta di neve. Il conducente della motoslitta non si accorge di un piccolo burrone nel terreno coperto di neve e finisce giù nello strapiombo. Con lui ci sono la moglie e una bambina piccola, che non va ancora a scuola.

“Ricordo che la motoslitta cadde per prima e il carrello slitta le andò dietro, ed essenzialmente con la mamma siamo finite proprio sul Buran su cui era seduto mio padre. Per fortuna tutto è andato bene, siamo usciti dalla neve e nessuno si era fatto male, ma eravamo molto spaventati”, ricorda Oksana Jar, all’epoca la bambina nella slitta, a proposito di un incidente accaduto alla sua famiglia nel 2003.

Oksana è nata in una famiglia di allevatori di renne nel piccolo insediamento di Sjo-Jakha (“Сё-Яха”; “Gola del fiume” in lingua nenets), l’insediamento di una minoranza etnica più a nord della penisola di Jamal. Insieme ai suoi genitori ha condotto la vita nomade, ha imparato a badare al pascolo delle renne, a tagliare le corna e a tenere pulita la casa, o meglio, la tenda tradizionale, il “chum”. E, dice, un incidente con la motoslitta non è certo il principale pericolo che gli allevatori di renne si trovano ad affrontare.

Maturazione precoce nella tundra 

Il villaggio di Sjo-Jakha, dove è nata Oksana, non arriva a 3.000 abitanti e si trova a 3 chilometri dal Golfo dell’Ob. Oksana viveva nel villaggio con sua sorella mentre andava a scuola, e durante le vacanze andava a trovare i suoi genitori nella tundra. Mia madre lavorava come infermiera e mio padre aiutava mia madre e allevava le renne. 

“La mamma girava tra i chum (la tenda degli allevatori di renne; ndr), curava la gente, a volte faceva nascere i bambini sul posto. Il clima sulla penisola, specialmente in inverno, è rigido. Forti tempeste e bufere di neve sono frequenti, così mio padre accompagnava spesso mia madre, perché trovava sempre la strada giusta per il chum. Anche  io e mia sorella, a volte, durante le vacanze, andavamo in giro per chum; questo è uno dei miei ricordi d’infanzia più forti”, ricorda Oksana.

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I bambini nelle famiglie di allevatori di renne imparano a fare i lavori di casa (o meglio “di tenda”), prima sotto forma di giochi, e poi, quando crescono, per davvero, spiega Oksana. Per esempio, dall’età di 4 o 5 anni i ragazzi imparano a fare le imbracature con le corde. Si tratta di un attrezzo speciale per catturare le renne, che consiste in cinghie, intrecciate come trecce. I bambini imparano a usarlo prendendo un cane, o prendendosi l’un l’altro. Questi sono i giochi… Alcuni ragazzi imparano a costruire un arco e a tirare con esso, e le ragazze si divertono con dei piccoli chum giocattolo.

Quando hanno 7-8 anni, i ragazzi aiutano già il padre a imbrigliare e a staccare le renne e imparano a guidare la motoslitta. Le ragazze aiutano a portare la legna da ardere e l’acqua al chum, lavano i piatti, aiutano a lavare i vestiti e danno da mangiare ai cani. Da quando sono adolescenti gestiscono già una slitta con le renne, e aiutano a guardare i fratelli e le sorelle più giovani.

Secondo la tradizione, l’uomo alleva e mantiene le renne, produce le parti per la tenda, pesca e va a caccia, e sceglie anche il posto per la futura tenda e il pascolo. La donna alleva i bambini, tiene pulita la tenda, la monta e la smonta, cucina il cibo, prepara i vestiti per tutta la famiglia, fa le pelli, prende l’acqua dal fiume e raccoglie la legna da ardere.

I nenets (detti a volte anche nenezi o nenci) di oggi usano spesso il denaro per comprare motoslitte, benzina, motoscafi, reti, telefoni cellulari per la comunicazione, generi alimentari come pane, farina, zucchero, sale e dolci. Guadagnano soldi vendendo carne di renna, renne vive, pelli, bacche e corna di renna, così come facendo souvenir e organizzando escursioni nella loro regione d’origine. Le renne, il pesce e, meno frequentemente, la selvaggina, rimangono la principale fonte di cibo.

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Fede e tradizioni

Alcuni Nenets credono nello sciamanesimo, altri praticano il cristianesimo ortodosso, ma la maggior parte crede ancora nei poteri degli spiriti della natura. 

“Per esempio, credono in Numa, lo spirito del cielo, che è senza volto e immateriale. Poi c’è N’a, lo spirito della morte e della malattia, che vive sottoterra. C’è anche Ja-Nebja, la Madre della Terra, considerata la patrona delle donne. C’è poi Mjad-pukhutsja, che sovrintende al chum. Si ritiene che stia a fianco alla donna: o sui cuscini o in una borsa sopra il capezzale della donna”, racconta Oksana.

È anche tradizione per i Nenets dividere lo spazio della tenda in un lato per le donne e un lato per gli uomini. Il lato femminile è nella parte anteriore della tenda, mentre il lato degli uomini è più interno. Al centro, dove le parti maschile e femminile si incontrano, c’è il focolare. Poiché la donna è la custode del focolare, all’uomo non è tradizionalmente permesso toccarlo. Una donna, d’altra parte, non è autorizzata a calpestare il lato maschile della tenda e deve stare attenta all’esterno.

“Una donna non deve calpestare nessun oggetto o corda per strada, tutto deve essere aggirato. Se una donna calpesta una corda o un oggetto, dovrebbe poi fumigarlo con del ginepro. Tutto questo ha a che fare con il fatto che la donna è considerata impura a livello sacro, cioè collegata all’altro mondo”, spiega Jar.

Quasi ogni famiglia Nenets ha anche delle slitte sacre, i “narty”, che contengono oggetti sacri, oggetti rituali e una cassa di idoli ereditata dalle generazioni precedenti. Solo l’uomo può avvicinarsi a queste slitte.

“Ma tutti i divieti e le restrizioni non sono qualcosa di umiliante, sono dati per scontati”, dice Oksana.

Gole, ghiaccio e orsi

Oltre alle gole, un altro pericolo per i pastori di renne è il ghiaccio non abbastanza formato sui laghi o sui fiumi.

“Molti allevatori di renne perdono stupidamente le loro motoslitte e alcuni purtroppo perdono la vita con loro. Anche la pesca sulla Gola dell’Ob o sui grandi laghi e sui grandi fiumi porta molti problemi. Le grandi onde fanno oscillare le barche e i pescatori sono spesso in pericolo”, spiega Oksana.

Infine, un pastore di renne può facilmente incontrare un orso nella foresta o vicino alla tenda.

“Mio padre ha incontrato un orso, ma era con i suoi cani in quel momento, e l’orso si è spaventato ed è scappato. Ma nella nostra zona troviamo sempre delle tracce. A volte andiamo nella foresta la mattina e dopo un po’ di tempo, quando torniamo, c’è già la traccia di un orso. Quindi è quasi una cosa abituale”, dice.

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I gadget della vita moderna

Oksana dice che la sua famiglia è abbastanza moderna e vive nel chum solo in estate, mentre in inverno abita in un’isba nella “lesotundra” (la zona di passaggio in cui la tundra vede la presenza dei primi alberi, ma dove non si può ancora parlare di taiga). E non cambiano più il posto dove vivono ogni cinque o sette giorni, e le renne, tranne che in inverno, rimangono nel recinto, che i nenets chiamano “karal”. 

“In inverno ci si alza la mattina, si accende la stufa, si mette su il tè, si sveglia la famiglia, tutti si lavano la faccia, si beve il tè, noi donne facciamo le pulizie, portiamo il ghiaccio da cui sciogliamo l’acqua, portiamo la legna, diamo da mangiare ai cani, chi cuce qualcosa, chi aiuta suo padre con il Buran, o va alla mandria a controllare come va”, racconta Oksana.

In estate la famiglia tiene d’occhio il gregge, cattura le renne deboli, le cura e le vaccina.

“Ci assicuriamo di fare dei falò, in modo che ci sia un fumo denso, che scaccia i tafani e le zanzare, così cerchiamo di aiutare le renne a sopravvivere alle dure giornate estive. Poi a luglio seghiamo loro le corna (“panty”) per venderle più tardi”, spiega Oksana. 

Alcuni dei nenets usano pannelli solari invece dei generatori elettrici convenzionali per collegare TV, computer portatili con accesso a Internet e luce, spiega Oksana. Nella foresta e nella tundra, molti usano stufe a legna in metallo (di quelle che in russo vengono dette “burzhujka”) invece di stufe elettriche.

“Una stufa di questo tipo dà un buon calore, ci si può cucinare sopra ed è facile da trasportare”, spiega Oksana.

Molti degli allevatori di renne studiano anche all’università. Oksana, per esempio, si è laureata nel dicembre 2021 a Kirov in Tecniche della sicurezza ambientale. È appassionata di fotografia e ama fare gioielli ispirati alla natura del Nord.


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