In Russia si vaccinano in pochi, ma perché?

Kirill Zykov / Moskva Agency
A Mosca nei centri vaccinali non c’è certo la fila, anzi, spesso sono vuoti. Nelle sterminate regioni remote non mancano i problemi logistici. Ma gli elementi principali per spiegare il fenomeno sono la presenza massiccia di no vax nella società e la mancanza di stimoli, visto che la vita da mesi è tornata alla normalità e non c’è più alcun tipo di restrizione

Il Gum, il principale centro commerciale del Paese, sulla Piazza Rossa, è stato il primo luogo di vaccinazione in Russia fuori dagli ospedali. Sono presenti cartelli in giro tra le vetrine: il punto vaccinale si trova al terzo piano nei locali che erano di una libreria. Anche gli altoparlanti ricordano che qui chiunque può farsi vaccinare, senza dover prendere appuntamento. Ma non ci sono grandi code all’ingresso, e anzi spesso i medici restano con le mani in mano.

Dopo diversi mesi dall’apertura della vaccinazione di massa, l’immagine è la stessa anche in altri centri commerciali della capitale con grande flusso di clienti. Il centro di vaccinazione è semivuoto, nonostante la presenza di dosi disponibili, e la gente è interessata solo a fare shopping, e se ne va in giro con sacchetti con i nomi delle marche più famose.

“C’è abbastanza vaccino, e molti punti di vaccinazione. E ne stanno aprendo di nuovi. Anche la logistica è stata ben organizzata. Ma non c’è abbastanza afflusso: le persone non vanno a vaccinarsi”, afferma Valerij Fedorov, direttore generale del Centro panrusso per lo studio dell’opinione pubblica. I sociologi monitorano il tema della vaccinazione ogni mese e i risultati sono costantemente negativi: più della metà dei russi rimane contraria al vaccino contro il Covid-19.

Fuori Mosca tutto è un po’ diverso: lì non vaccinano nei centri commerciali, tutto avviene su appuntamento e ci sono interruzioni nelle forniture. Ma la Russia continua ad essere il Paese con il vaccino più economico al mondo: oggi ce ne sono tre, la cui produzione è iniziata su larga scala: Sputnik V, EpiVacCorona e KoviVak.

Quanti sono i vaccinati finora

Finora a farsi iniettare la prima dose del vaccino in Russia sono stati 11,7 milioni di persone, ovvero l’8% della popolazione. Il richiamo lo ha fatto invece solo il 4,8% della popolazione. Questo è molto meno rispetto ad altri Paesi con una propria produzione di vaccini: in Gran Bretagna, almeno con la prima dose è ormai vaccinato oltre il 50% della popolazione adulta (il 19,4% ha vaccinazione completa), negli Stati Uniti il 40,5% (il 29,2% ha anche la seconda dose). Per fare un confronto, in Italia ha ricevuto la prima dose il 21,3% della popolazione (e la seconda l’8,8%). Tali tassi così bassi non rientrano affatto nei piani del governo: il 22 marzo, il capo del ministero della Salute russo, Mikhail Murashko, aveva annunciato che era prevista la vaccinazione di circa 30 milioni di russi entro il 15 giugno.

Operazione di pr non riuscita

Lo “Sputnik V” è ancora il principale vaccino prodotto nel paese. È stato il primo vaccino Covid-19 registrato al mondo. Ma quasi subito sono iniziate anche le polemiche, perché il vaccino era stato registrato “in condizioni limitate”, cioè senza studi di lungo termine.

“Non c’è fiducia in un vaccino sviluppato in pochi mesi. Non sono uno dei tanti che crede che il Covid non esista. Un mio parente stretto è stato malato, ed è stata una bruttissima esperienza […]. Ma il Covid non fa così tanta paura da correre a farsi iniettare quella roba che serve solo per le ambizioni di qualcuno”, scrive un utente su un forum online di psicologi.

“La paura è del tutto normale. Perché il vaccino è stato fatto in fretta. Ci vogliono almeno 2-3 anni, o anche di più, tra lo sviluppo di un vaccino e la sua introduzione”, afferma Anna Doshevskaja, di Mosca.

Anche la pubblicazione positiva sulla prestigiosa rivista “The Lancet” non ha cambiato la “prima impressione”. Secondo i sondaggi del Centro Levada, a partire dal 1º marzo 2021, il numero di persone che desiderano essere vaccinate è in calo da diversi mesi e il motivo principale del rifiuto della vaccinazione è la paura degli effetti collaterali. A giudicare dagli stessi sondaggi, l’opinione “tutti questi vaccini sono stati fatti in fretta, e quali saranno le conseguenze tra cinque anni, nessuno lo sa” è la più frequente.

Un grave passo falso nella comunicazione è stata poi la raccomandazione delle autorità secondo cui non è consigliabile bere alcol per 6 settimane dopo il vaccino e e per due settimane prima. È vero, queste raccomandazioni sono state poi ammorbidite in “si consiglia di bere con moderazione”, ma ormai la frittata era fatta. Non ha funzionato il gelato gratis offerto a chi si vaccinava, né la promessa del sindaco di Mosca Sergej Sobjanin di riattivare ai vaccinati le tessere sociali che permettono di viaggiare sui mezzi pubblici a prezzi scontati, e neppure le campagne a suon di cartelloni stradali nelle regioni.

Ilja Jasnyj, responsabile delle perizie scientifiche presso il fondo di venture capital farmaceutico “Inbio Ventures” spiega: “Apparentemente, la fiducia è stata minata quando il vaccino è stato registrato prematuramente dopo uno studio su 20 persone [in realtà, alla prima e alla seconda fase riunite hanno partecipato 76 persone, ndr].” A suo avviso, la fiducia nella vaccinazione potrebbe essere aumentata da una maggiore trasparenza sui dati a riguardo: in Russia non esiste ancora una banca dati unica su forniture, residui di vaccini , né la possibilità di scegliere tra uno dei tre vaccini. Per scoprire di più è necessario chiamare direttamente gli ambulatori o fare richiesta al Ministero della Salute regionale.

“Non c’erano posti. Ci siamo messi in lista d’attesa. Ma abbiamo scoperto solo alle 17:42 che ci stavano aspettando per la vaccinazione alle 8:40. Una ragazza gentile due giorni dopo ci ha chiamato per chiedere perché non fossimo andati“, racconta Ekaterina Demidenko, di Sochi. “Come farsi vaccinare in questa città? Non ci proverò neppure più”, scrive un’altra residente, Viktoria Anipchenko.

I problemi logistici

Problemi con le scorte e carenza di vaccini sono segnalati sia dalle regioni che da Immuntekhnologii, l’organizzazione che si occupa delle forniture di vaccini. Inoltre, la ragione principale delle interruzioni all’inizio della vaccinazione di massa è stata la catena del freddo: “A rigor di termini, un vaccino non poteva rimanere sopra i -18 gradi neanche per cinque minuti [per mantenere le sue proprietà]”, ha spiegato Ivan Glushkov, vicedirettore generale di Immuntechnologies, parlando di “Sputnik V”.

È stato questo fattore che non ha permesso di diluire rapidamente le dosi e di distribuirle in tutte le regioni allo stesso modo. “Il fatto è che tutti i centri logistici in Russia e nel mondo sono impostati su temperature di + 2 + 8. Questo è stato concordato negli anni Settanta e Ottanta e questi sono gli standard generali per la conservazione dei farmaci, spiega Ekaterina Kurbangaleeva, membro della Camera civica della Federazione Russa e capo del centro di ricerca “Osoboe mnenie” (“Dissenting opinion”; “Opinione dissenziente”). “Il primario di una regione ha detto che devono consegnare queste piccole spedizioni in ambulanza. Il nostro Paese è enorme. Difficile far arrivare il vaccino a tutti e conservarlo in certe condizioni”.

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Ma nel gennaio 2021, gli sviluppatori hanno migliorato il vaccino e il Ministero della Salute ha permesso di conservarlo a temperature superiori allo zero. Tuttavia, la notizia di carenze nelle forniture arriva da quasi ogni regione, ad eccezione di Mosca, dove c’è invece un surplus di dosi. Secondo funzionari ed esperti, la carenza nelle regioni è associata a una mancanza di capacità produttiva. Il Cremlino, però, secondo Dmitrij Peskov, addetto stampa del presidente della Federazione Russa, “non ha informazioni” riguardo al fatto che la domanda di vaccini superi l’offerta. Allo stesso tempo, non ci sono ancora vaccini stranieri in Russia, né le date approssimative di quando saranno registrati qui. L’unica eccezione sono le dosi di Sputnik V prodotte al di fuori della Russia. Quelle potranno entrare nella Federazione Russa per accelerare il tasso di vaccinazione.

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Teorie del complotto e no vax

In Russia, in generale, l’atteggiamento nei confronti dei vaccini non è buono. Nel Paese sono molto diffuse le teorie de complotto e sono numerosissimi i no vax, con percentuali che superano il 70% nella fascia 24-35 anni e sono ancor più alte tra chi ha 23 anni o meno. Queste opinioni trovano spazio sui media e ancor più nelle chat di Telegram, sui canali YouTube e in gruppi sui social network con centinaia di migliaia di iscritti.

Nell’ultimo anno, in Ossezia Settentrionale-Alania sono stati dati alle fiamme due volte i ripetitori dei cellulari (credendo che si trattasse del temutissimo 5G), e manifestazioni spontanee contro la loro installazione si sono svolte in Daghestan, in Karachaj-Circassia, nella regione di Stavropol e nel Kuban. È molto popolare la teoria del complotto secondo cui le radiazioni delle comunicazioni cellulari sopprimono il sistema immunitario, rendendo le persone più suscettibili all’infezione da Covid-19. Il 17 marzo, a Ekaterinburg, negli Urali, i manifestanti hanno allestito delle tende in un cantiere per impedire la costruzione di alcune antenne, anche se le strutture non avevano nulla a che fare con il 5G. Tutte queste persone si oppongono alla vaccinazione e la grande maggioranza dei russi ritiene che il coronavirus sia stato creato artificialmente in laboratorio come arma biologica.

Tuttavia, questo non è l’unico punto. I russi potrebbero non essere pronti a farsi vaccinare semplicemente perché non hanno alcun incentivo a farlo. La maggior parte delle restrizioni in Russia sono state revocate molto tempo fa: non vi è alcuna limitazione alla circolazione tra le regioni, nessun divieto agli eventi di massa, nessuna chiusura di ristoranti o locali né altre misure che influiscono in modo significativo sulla qualità della vita. Tutto ciò è avvenuto sullo sfondo di una diminuzione del numero di persone infette nel Paese. “Solo un peggioramento della pandemia e un aumento del numero di ricoveri potrebbero stimolare i russi a farsi vaccinare”, afferma Dmitrij Kulish, professore presso il Center for Innovation and Entrepreneurship presso lo Skolkovo Institute of Science and Technology.

La terza ondata, di cui si parla in tutto il mondo, non è ancora ufficialmente arrivata in Russia. Anche se dalla fine di marzo c’è stato un aumento del numero di persone infette a Mosca, del numero di persone ricoverate, e un aumento della mortalità. Ma non esistono ancora dinamiche così allarmanti nelle altre regioni.


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