I russi adorano vivere a scrocco, e va benissimo così (Opinione)

Natalya Nosova
Lavorare duro è la via per avere libertà, prosperità e felicità? Lasciate questa idea agli americani. In Russia si preferisce ottenere le cose “na khaljàvu”, ossia gratis, senza sforzo e con un po’ di buona sorte. Ecco come si è formato nei secoli questo “Russian dream”

Ogni traduttore deve fermarsi e fare un bel respiro profondo prima di provare a spiegare ai non russi il significato di una bella parola russa: халява (khaljàva). In italiano potrebbe avvicinarsi a una “cosa ottenuta gratis”, o, meglio ancora, ottenuta “a ufo”; “a sbafo” o “a scrocco”. Ma “khaljava” in russo significa molto di più. È una vera e propria filosofia nazionale.

Quando trovi una banconota per terra è khaljava. Quando un amico ti invita al cinema perché la sua ragazza non è potuta andare con lui, ed è troppo tardi per restituire il biglietto, è khaljava. Ma anche quando non studi prima di un esame e vai lì tanto per provarci, e per pura fortuna ti capitano proprio le poche domande che sai e il prof è di buon umore, e ti porti a casa un bel voto insperato, è khaljava. Ancora oggi c’è una tradizione: gli studenti disperati prima di un esame per il quale non hanno studiato abbastanza, aprono le finestre di notte e gridano: “Халява, иди сюда” (“Khaljàva, idì siudà!”); “Khaljava, vieni qua!”. Cercano, insomma, di attirare a sé la buona sorte, pur senza aver fatto nulla per meritarsela. Anche io ho gridato dalla finestra quando ero uno studente. Non ricordo se ha funzionato, ma, insomma, alla fine mi sono laureato.

Fondamentalmente, la khaljava è un mix di “gratuito” e di “buona sorte”; una serie di circostanze che ti consente di “ottenere facilmente” qualcosa di buono (sia esso denaro, un oggetto, o un risultato) senza fare alcuno sforzo, o molto meno sforzi di quanto si dovrebbe. Ottenere tutte le cose buone della vita “на халяву” (“na khaljavu”; ossia “gratis e senza impegno”) è un sogno. Il sogno. Il vero “Russian dream”.

I detrattori

Non mancano le persone che criticano il concetto di khaljava, trovandolo dannoso e ritenendo che promuova la pigrizia. Neil Martin, un insegnante di inglese in Russia, ha scritto in un suo articolo per “BBC Russia” nel 2014: “Non fraintendetemi, anche a me piace la khaljava, come a qualsiasi altro essere umano, se stiamo parlando del Wi-Fi gratis o di degustazioni nei negozi… ma nelle università è un approccio pericoloso. L’istruzione dovrebbe preparare gli studenti alla vita vera, quella post-universitaria, dove non c’è khaljava. Gli studenti non devono aspettarsi di ottenere il massimo dei voti senza sforzo”.

Non tutti i tipi di khaljava sono uguali, e alcuni sono più dannosi degli altri: come non pagare sui mezzi pubblici (le persone se la cavano facilmente se non si trovano davanti i controllori) o scaricare musica, film e libri da internet senza pagare i diritti d’autore.

Coloro che non sopportano un simile comportamento, come il produttore e distributore Sam Klebanov, credono che l’amore per la khaljava assomigli pericolosamente al furto. “Scaricare da internet illegalmente è fondamentalmente rubare. Certo, ottenere qualcosa ‘na khaljavu’ è molto più piacevole che pagarlo… ma non dovete credere che sia diverso dallo sfilare a qualcuno il portafogli dalla tasca in metropolitana”, ha detto Klebanov.

Una volta mi è capitata una  situazione simile. No, non sono diventato uno scippatore. Ma tornando a casa in una notte buia d’inverno (erano le 16, ora di Mosca…), ho notato 100 rubli nella neve, senza nessuno vicino. Va bene, ho pensato, sono pur sempre soldi (circa un euro e 20 centesimi; grazie, crisi finanziaria del 2014!) e ho infilato in tasca quel colpo di fortuna. Dopo essere tornato a casa, ho condiviso allegramente la gloriosa storia di aver trovato dei soldi con la mia ragazza; un essere umano molto più rispettabile di me, e lei mi ha dato uno sguardo che ci si potrebbe aspettare solo dopo aver confessato di aver pugnalato un passante: “Ma erano soldi di qualcun altro!”, ha detto. “Perché li hai raccolti?”

Oh andiamo, donna! Non abbiamo vissuto sotto il comunismo per 70 anni per iniziare tutto a un tratto a rispettare così religiosamente la proprietà privata!

Una difesa d’ufficio

Lasciatemi essere chiaro: non sostengo il furto, sia esso una professione o un hobby. E se avessi visto una persona a cui cadeva quella banconota, sono abbastanza sicuro che glielo avrei detto. E non rubo i portafogli in metropolitana (né altrove)! Ma se vedo dei soldi in giro senza un proprietario, diavolo, eccome se me li prendo! E spesso, lo confesso, scarico film e libri dai torrent, provando zero vergogna per questo. Se potessi scaricare cibo gratis dal web, scommetto che lo farei (e forse non dovremo aspettare molto a lungo per questo, grazie alla stampa 3D).

In altre parole, adoro la khaljava tanto quanto ogni russo. E ho diverse cose da dire sul perché la khaljava vada bene.

Il tipico sogno americano, che domina il mondo occidentale, è semplice: inizia dal nulla, lavora sodo, dedica tutte le tue capacità e la tua passione per raggiungere i tuoi obiettivi e alla fine avrai successo (o morirai provandoci). I russi adottano un approccio diverso: fin dalla culla siamo sicuri che lavorare duramente non ti porta necessariamente il successo.

In Russia, può sempre succedere qualcosa che manda tutto all’aria. Sei un contadino del XVIII secolo che lavora duramente la terra? Bastano un paio di anni di cattivo raccolto e muori di fame. Sei un borghese di successo nella Mosca dell’inizio del XX secolo e gli affari ti vanno a gonfie vele? Ops, ecco la Prima guerra mondiale, un paio di rivoluzioni, i bolscevichi salgono al potere e ti nazionalizzano tutto (e già ti va bene se non ti fucilano). Sei un metalmeccanico sovietico degli anni Trenta che produce il doppio della quota settimanale e prende tutti i premi di produzione? Un collega invidioso fa una falsa spiata sul tuo conto, raccontando che sei trotzkista, e finisci in un Gulag

L’ultimo cambio di paradigma completo è avvenuto negli anni Novanta. Milioni di persone cresciute nel sistema sovietico, a digiuno di nozioni di economia capitalista, hanno perso tutto (carriera, denaro, futuro), mentre poche decine di persone sono diventate estremamente ricche in un attimo, perché erano abbastanza furbe, avevano le giuste conoscenze, e sono state abbastanza rapide. Queste persone sono chiamate “oligarchi” e agli occhi del pubblico forniscono un perfetto esempio di come si possa ottenere molto, moltissimo, “na khaljavu” (anche se loro, comprensibilmente, non sono d’accordo e ci propinerebbero la storia del self made man).

Non sto insinuando che i russi come popolo non siano in grado di impegnarsi nel lavoro e di fare soldi sudandoseli. Al contrario, molti di noi lavorano duramente per tutta la vita. Ma non sempre questo porta agli obiettivi sperati, e quindi usare un po’ di fortuna e/o astuzia non guasta.

Per farla breve, in Russia il lavoro duro non ti garantisce il successo. E anche se oggi le cose sono relativamente calme, storicamente siamo abituati a vivere su un barile di polvere da sparo. In tali circostanze, i modi irrazionali di ottenere qualcosa di buono (gratuitamente) funzionano meglio, e cogliamo l’opportunità non appena se ne presenta una.


Perché i russi di solito tendono a procrastinare? 

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