Come vivono i russi che hanno perso il lavoro per il coronavirus?

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Nel proclamare la sospensione lavorativa per contrastare il Covid-19, le autorità russe hanno indicato che il periodo fosse retribuito e hanno introdotto alcuni sussidi, ma non tutti sono riusciti a vedersi riconosciute le misure di sostegno e, in mancanza di risparmi, sono entrati subito in affanno economico

Il 2 aprile 2020, il presidente Vladimir Putin ha annunciato che tutto il mese di aprile in Russia sarebbe stato periodo non lavorativo retribuito, al fine di rallentare la diffusione del coronavirus, che al 7 aprile vede nel Paese 7.497 casi di infezione (di cui 5.181 a Mosca, il 69% del totale), con una crescita di 1.154 unità nelle ultime ventiquattr’ore, e ha causato 58 morti (qui i dati aggiornati). Tuttavia, a causa del fatto che la maggior parte delle persone deve stare a casa in auto-isolamento domestico, molte aziende private hanno chiuso e singoli imprenditori e liberi professionisti sono rimasti senza clienti. Abbiamo parlato con alcune persone che hanno perso il lavoro a causa di questa situazione.

Evgenij Volgin, imprenditore edile

Vivo in una piccola città nella regione di Cheljabinsk. Lavoravo nel settore delle costruzioni come autonomo, con una mia ditta individuale, ed ero impegnato in vari interventi di riparazione a chiamata. Guadagnavo sui 35 mila rubli (425 euro) al mese. Da noi è uno stipendio normale, sufficiente per vivere.

A causa del coronavirus, ho perso tutti i lavori. Anche se le persone hanno bisogno di qualche intervento di muratura, oggi preferiscono semplicemente aspettare, piuttosto che far venire a casa qualcun altro: e se fossi infetto?

Mia moglie ha un credito aperto da pagare, e anche lei ora non lavora. Oggi sono andato a ottenere un certificato di disoccupazione. Mi dà diritto a 1.750 rubli (21,20 euro) al mese.

In totale, dobbiamo pagare circa 10 mila rubli (121,20 euro) al mese [per i prestiti che abbiamo]. Alla banca non frega niente di come pagheremo; ci è stato immediatamente negato un ulteriore prestito per pagare le rate di quelli vecchi. Tuttavia, non ho certo intenzione di pagare banche, affitto e bollette: non ho mica dichiarato io il regime di auto-isolamento domestico obbligatorio!

Non abbiamo nessun risparmio da parte, ma viviamo in una casa privata con giardino, e quindi penso che lo trasformeremo in orto per sopravvivere in qualche modo.

Artjom Sikorskij, saldatore

Il 25 marzo, Vladimir Putin ha annunciato una settimana non lavorativa, con stipendio pagato, dal 30 marzo al 5 aprile [poi il periodo è stato prorogato fino a fine mese, ndr]. Il giorno successivo, il capo ci ha chiamati alla riunione di pianificazione. Ci ha dato l’ultima tranche del nostro stipendio per marzo, circa 10 mila rubli (121 euro) e ha messo tutti i dipendenti in congedo non retribuito a tempo indeterminato. Ha giustificato tutto ciò con il fatto che non abbiamo ordini e, di conseguenza, non c’è lavoro.

Ufficialmente, nessuno mi ha licenziato, ma mi hanno completamente privato dei soldi in modo assolutamente legale. Mi sono subito ricordato del prestito che devo pagare ogni mese e mi sono precipitato in banca per chiedere una sospensione.

La banca me l’ha risolutamente rifiutata. Ora ho mandato una richiesta scritta e aspetto una risposta. Ma, come mi ha detto l’impiegato della mia filiale, “una risposta positiva è estremamente improbabile”. Perché “ci sono molte persone nelle tue condizioni e la banca non può fare concessioni a tutti”. Formalmente, nel nostro Paese non è stato dichiarato lo stato d’emergenza, ma solo un periodo di sospensione dell’attività lavorativa, quindi, è come se non fosse successo nulla di speciale: ma la metà delle persone ha perso lo stipendio quantomeno di un mese!

Dei crediti che ho da pagare me ne infischio, in qualche modo farò. Se non ho soldi, non è che posso stamparli. Non oso immaginare cosa succederà alle persone vicine alla pensione. Soldi non ne prendono, e per loro trovare un nuovo lavoro è già più difficile a cose normali, figuriamoci ora

Ho un vicino di casa che ha 61 anni. Non ha ancora diritto alla pensione [ora gli uomini in Russia ci vanno a 65 anni, ndr]. Ha sgobbato tutta la vita in fabbrica, e adesso non può più continuare a lavorare pesantemente, perché ha problemi di cuore e pressione. Ma l’invalidità non gliel’hanno riconosciuta. Mi ha fatto una domanda ieri: “come potrò sopravvivere?” Ma io stesso non lo so. E nessuno lo sa.

Diana Avetisjan, direttore delle vendite

Lavoravo come direttore delle vendite, guadagnando circa 20 mila rubli (242 euro) al mese. Per Kazan, la città dove vivo, questo è uno stipendio normale, assolutamente sufficiente per vivere.

Sono rimasta disoccupata il 20 marzo. A causa del calo del giro d’affari, ci hanno messo tutti in congedo non retribuito e siamo stati tutti costretti a firmare la domande di ferie a nostre spese. Nemmeno il precedente stipendio per i giorni di marzo già lavorati ci è stato pagato. Ci hanno spiegato che in cassa non c’era niente.

Lo stipendio delle ultime due settimane di marzo volevo farmelo bastare per aprile, per provare a lasciare qualcosina da parte, perché ora non ho risparmi. Inoltre, con la mia migliore amica viviamo in affitto, e ora dobbiamo trovare il modo per pagare l’alloggio. Spero che il padrone di casa possa darci una proroga.

Cerco attivamente un altro lavoro; mi sto orientando sui call center.

Anna, estetista esperta in depilazione

In effetti, nessuno mi ha licenziata. Lavoro nel settore della bellezza da oltre dieci anni. Sono registrata come imprenditore individuale. Ho due figli: uno ha 13 anni e il secondo solo recentemente ne ha compiuti 4.

Poiché il mio lavoro (la depilazione) da remoto non si può fare, nelle ultime tre settimane non ho alcun reddito. Guadagno zero rubli al mese. Stiamo tutti a casa in auto-isolamento, rispettiamo tutte le regole e non voglio rischiare la salute di me stessa e dei nostri figli.

Ma nessuno ha cancellato il nostro affitto o le rate dei crediti e del mutuo. Ho un prestito di 200 mila rubli (circa 2.425 euro). Cosa fare dopo, onestamente non lo so. Sono riuscita in qualche modo a comprare del cibo, ma sarà sufficiente per due settimane. Gli assegni familiari che ci dà lo Stato per i bimbi sono scarsi; e non so ancora se sarò registrata come disoccupata. Cosa succede quando finiranno le cose da mangiare, non lo so neanche io. Per ora sono in uno stato di confusione.

Elizaveta, 21 anni, amministratore in un club di tag laser (gioco di simulazione militare)

Già ai primi di marzo, in conseguenza delle notizie sul coronavirus, sempre meno clienti hanno iniziato a venire da noi. Il nostro stipendio dipendeva direttamente dalla loro quantità. Alcuni dipendenti hanno capito che qui non c’era più nulla da “guadagnare”, e il 10 marzo hanno smesso di lavorare.

Fino al 19 marzo, ho dovuto coprire tutti i turni dei colleghi che se ne erano andati, infatti ho lavorato per 9 giorni consecutivi per 12 ore al giorno. Il 19 marzo, mi hanno annunciato che dovevo andare in congedo indefinito.

Hanno promesso di pagarmi per marzo, ma quando i soldi arriveranno, non lo hanno specificato, dicendo che la società era in forte perdita, al punto che sta già vendendo le proprie attrezzature.

Ciò è accaduto prima che Putin annunciasse la prima settimana non lavorativa con il mantenimento dei salari, quindi sono rimasta essenzialmente nella terra di nessuno.

Ora sono chiusa in casa con i miei genitori, e viviamo con la loro pensione. Sto cercando di trovare un lavoro part-time da remoto, ma finora non ne è venuto fuori nulla: tutti i colloqui vengono posticipati a data successiva o annullati del tutto.

Mi sento come imprigionata a casa, in attesa di un miracolo sconosciuto, che forse non si avvererà.


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