Un giorno nella vita di un russo qualsiasi

Archivio personale
Un ingegnere, una ritoccatrice di foto, un cabarettista e la responsabile di un fitness club si raccontano in prima persona. A unire quasi tutte le vite, in angoli diversi del Paese: la neve, la passione per il narghilè e il vizio di procrastinare

Valerija Grishchenko, 24 anni, amministratrice di fitness club, Apatity

Nonostante sia ormai tardo autunno, ci sono più di 20 gradi. Le palme fanno ombra sulla piscina, piena di schiuma. Ragazzi sotto la trentina, bambini e donne lontane dai cinquant’anni danzano, e tra di loro anche io, con indosso solo un costume bordeaux, e con il sorriso stampato in faccia.

No, non siamo in Russia. È una fotografia delle mie vacanze dello scorso anno in Turchia. Da noi ad Apatity (1.800 chilometri a nord di Mosca) da ottobre fino alla fine di maggio c’è la neve. E anche l’estate è freschina: di rado la temperatura supera i 20 gradi, e quindi bisogna sempre andare da qualche parte più calda per le vacanze.

L’orologio segna le 9 del mattino, ma fuori fa ancora molto buio. Smetto di guardare le vecchie foto sui social network, infilo lo smartphone in borsa, finisco di mangiarmi un panino e, dopo essermi infilata gli scarponi con la pelliccia e la giacca a vento, esco per andare al lavoro.

Ieri gli spalatori hanno cercato di ripulire le strade dai cumuli di neve, ma l’ennesima intensa nevicata ha cancellato ogni effetto del loro lavoro. Di tanto in tanto, le strade vengono ripulite con gli spazzaneve. Le basse temperature hanno formato stalattiti di ghiaccio sui tetti estremamente pericolose. Se cadono dalle grondaie possono uccidere una persona. Per cui è meglio non camminare troppo vicino alle facciate dei palazzi.

Al lavoro di clienti ce ne sono pochi. Verso la metà del mio turno mi mangio qualche polpetta con l’insalata, notando come siano in pochi a voler dimagrire in vista del Capodanno. Uscendo dal lavoro, in strada fa buio. È iniziata la notte polare. Avrei una gran voglia di dormire e ho come l’impressione che il giorno sia stato sprecato.

La gioventù di Apatity è tutta solo in tre posti: l’istituto medico dove studiano, i bar con i narghilè e il fitness club dove si riposano, e dove lavoro io. In generale, che ti piaccia o no, il narghilè e lo sport sono i due hobby possibili fuori dal lavoro. Le uniche cose che aiutano a combattere la khandrà, lo spleen, quando l’unica fonte di luce e calore viene da lampioni, fanali e da illuminazione e riscaldamento a casa. Considerando che la parte sportiva della giornata l’ho già portata a termine, decido di andare in un bar dove si fuma il narghilè.

Sono rientrata che era già sera tarda e mi sono ricordata che dovevo portare a spasso Buba. A differenza mia, ama la neve e salta continuamente da un mucchio all’altro. Lascio le orme nella neve con gli scarponi e penso che vivere ad Apatity comunque mi piace. Anche se ho voglia di tornare un po’ al caldo in Turchia.

Anna Fedulkina, 21 anni, ritoccatrice di foto di bambini, Mosca

Allora, com’è vivere la mia vita? Prendete sei chili di mele, le tagliate in fette uguali, le mettete dentro a dell’impasto. Quindi spaccate la legna sulla fanghiglia, accendete il fuoco e ci mettete su un enorme pentolone con le mele. Otterrete 10 chili di frittelle, che faccio seguendo una ricetta italiana risalente al XV-XVI secolo. Solo che la metà probabilmente le butterete, perché è praticamente impossibile cucinarle così, qui, in mezzo a un campo, su un falò.

La sera prima, vi siete bucati le dita provando, alla luce fioca di una lampada economica, a cucire le maniche per un vostro vestito con degli scampoli di seta italiana. Un abito che vi è costato 20 mila rubli (290 euro), e molto probabilmente il giorno successivo si bagnerà per la pioggia e si infangherà, si impregnerà di sudore e di unto durante la cottura di quelle frittelle.

Al mattino vi troverete in fiera, cercando di vendere a un numero enorme di passanti curiosi qualcosa tipo portafogli medievali, e nel pomeriggio vi chiederete quanti lividi e abrasioni questa volta rimedierà il vostro fidanzato in una battaglia di rievocazione storica. E niente telefoni, giacche o ombrelli in caso di pioggia: tutto ciò è severamente proibito. Anche le salviettine umidificate sono vietate. Anche le sigarette sono vietate, ma questa regola la ignoro sempre.

La sera vi sentirete un po’ meglio, poiché potrete partecipare al sontuoso banchetto che voi stessi avete preparato. Finalmente daranno colore alla serata i balli e la medovukha. Qualcuno porterà sicuramente una birra o una bottiglia di vino.

Di notte, bagnati, sporchi, sudati e stanchi morti, tornerete a casa. Avrete a malapena abbastanza forza per farvi una doccia. Ma se amate la ricostruzione storica fin dall’infanzia, come me, vivrete solo per questi giorni di festa.

Per il resto, la mia vita è noiosa, applico solo i filtri alle foto dei bambini. Recentemente ho litigato con il mio ragazzo, ho passato la notte da un’amica, ho provato a scrivere una relazione (in effetti, ho passato gran parte della giornata a oziare). Una vita come tutti…

Aleksandr Rubtsov, 28 anni, ingegnere in un’impresa statale, Mosca

Probabilmente la mia unica caratteristica è l’odio per il mio lavoro. Lo detesto così tanto che faccio di tutto per trovarne un altro, e lo faccio al lavoro stesso. Anche venire qui per me è una tortura. Quando attivo in ritardo o non sento la sveglia, per me è come una boccata d’aria fresca. Sono sicuro che chiunque non ami il proprio lavoro mi capirà.

Oggi mi sono svegliato per la telefonata del mio capo, che mi ha chiesto quando sarei arrivato a lavorare. Rendendomi conto di essere in ritardo di un’ora e mezza, all’inizio ero persino contento. Facendo un grosso respiro, improvvisamente sono balzato in piedi dal letto e mi sono preparato in 10 minuti. Non appena ho aperto la porta d”ingresso della mia vecchia casa di mattoni, un vento freddo mi ha soffiato addosso (la temperatura era di -5ºC). Avrei voluto immediatamente sbattere la porta, tornare all’appartamento e guardare delle registrazioni delle partite di e-sports con una bottiglia di sidro di mele in mano per mezza giornata. In qualche modo ho forzato la mia volontà e ho iniziato il mio percorso verso il lavoro lungo le strade innevate.

Lavoro in una struttura rigorosamente chiusa al pubblico, quindi il nostro sistema di controllo degli accessi funziona solo fino alle 11 del mattino. Sono stato contento di aver trascorso altri 15 minuti del mio tempo per ottenere un pass temporaneo. Ho pensato che presto ci sarebbe stata la pausa pranzo, le conversazioni con i colleghi, e poi sarei potuto tornare a casa non troppo tardi…

A distruggere i miei sogni ci ha pensato il capo, una donna, che mi è venuta subito incontro. Quanto al ritardo, non l’ha fatta lunga. Conosce la mia particolarità nello “svegliarmi”. Dopo aver completato un paio di semplici compiti che mi ha dato, subito ho iniziato a svolgere dei test per lavorare in un’altra azienda.

Ho deciso di uscire un’ora prima. Avevo intenzione di andare in palestra, ma poi la pigrizia ha vinto. Così ho preferito cenare, e in serata ho guardato “The Irishman” di Martin Scorsese, piluccando noccioline e tirando giù sidro. Bello è bello, ma chi è oggi che fa più questi filmoni di tre ore e mezzo? Una e mezzo sicuramente avrebbe potuto essere tagliata. Verso l’una del mattino sono andato a letto, sperando di sentire la sveglia l’indomani.

Vladislav Ksendzik, 22 anni, cabarettista, Mosca

In generale, ho un progetto. Voglio diventare un artista di stand up famoso. A volte balbetto, e se scherzo sul fatto che sono stato un segnalatore radio nell’esercito e sul fatto che anche la mia ragazza ha iniziato a balbettare, di solito tutti ridono. Ho scritto alcune battute a riguardo, ho provato e riprovato e ho persino partecipato al secondo round di uno stand up show in Russia. Mi hanno mostrato in tv, forse milioni di persone mi hanno visto… “Con questa sfigata esibizione a una serata stand-up di Odintsovo (26 km da Mosca) non avrò certo problemi”, ho pensato, fino a quando non sono salito sul palco.

Non più di 15 ospiti erano seduti là davanti, e tutti fumavano narghilè. Ho lanciato la battuta iniziale. poche reazioni. Niente, bisognava andare all’attacco.

“Lavori come segnalatore radio, e non è chiaro se il problema è nel walkie-talkie, come sempre pessimo, o in te”, dico. Il mio pezzo forte passa in secondo piano rispetto al responsabile del narghilè che corre davanti ai tavoli, cominciando a girare i carboni.

“Devo, devo sconfiggere questi dannati narghilè”, penso, ma uno degli ospiti chiama il cameriere per ordinare da mangiare. E niente… ancora solo distrazione in giro.

In generale, ho ricevuto 1.500 rubli (21,75 euro) per la mia esibizione. Con questi soldi, vado da un amico a cui parlo del mio fiasco completo fino alle quattro del mattino, mentre mangio spaghetti con pancetta e pomodoro e penso di smettere, Ma la mattina dopo, come sempre, deciderò che ho solo bisogno di partecipare a un altro progetto o a una performance, per diventare un po’ più popolare, e veder alzare il prezzo delle mie esibizioni. Poi letteralmente sverrò, svegliandomi intorno a mezzogiorno su una branda e afferrando immediatamente una sigaretta. La cattiva abitudine avrà la meglio di nuovo: ci riproverò con un nuovo spettacolo. Prometto che un giorno mi arrenderò. Spero prima di quando inizierò ad avere successo.


Che volto ha la profonda provincia russa? 

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