Neopaganesimo slavo in Russia: quanto c’è di tradizionale in questa religione?

Legion Media
Loro si sentono i portatori della fede storica, ma riti, preghiere e abiti sono stati ricreati nell’ultimo trentennio, partendo quasi da zero, vista la scarsità di documenti e di ritrovamenti archeologici

Un gruppo di persone vestite con vari abiti in stile etnico si riuniscono attorno a un mucchio di rami secchi. “Quando ci rivolgiamo agli dei, alziamo le mani al cielo, ma non perché gli dei siano in paradiso. Sono nei nostri cuori”, dice il “mago”, un giovane con un pizzetto delicato e i capelli biondi, che porta simboli solari sulla camicia cucita a mano. “Siamo sulla Madre Terra e ci rivolgiamo al Padre Celeste, e puntiamo con la nostra mano dal nostro cuore al sole, mostrando la strada…” E il mago fa qualcosa che assomiglia moltissimo a un saluto romano.

Siamo a una celebrazione neopagana nella Russia dei nostri giorni. “Gloria a Svarozhitch, il Dio del Fuoco!”, esclama un altro mago, e tutti ripetono: “Gloria!” Qualcuno batte su un tamburo di pelle, mentre qualcun altro strimpella una chitarra. E il mucchio di rami viene dato alle fiamme. 

Questo è un rituale dedicato agli dei del fuoco (Svarozhitch) e del sole (Jarilo), che esistevano davvero nella mitologia slava, ma i riti, le parole e gli abiti sono invece tutti reinventati. Il paganesimo russo contemporaneo ha radici storiche o è solo una specie di hobby? 

I pochi eletti 

Attualmente, ci sono 10 organizzazioni religiose pagane ufficiali in Russia. I numeri dei credenti pagani sono alti nelle regioni come gli Altaj, la Jakuzia e la Repubblica di Tuva: oltre il 13%. Ma in questo caso si tratta di culti sciamanici locali non legati al paganesimo slavo.

Il neopaganesimo slavo cominciò ad apparire in Russia verso la fine degli anni Ottanta. Guru come Magus Velemudr o Magus Veleslav iniziarono a organizzare celebrazioni di antiche feste slave, come la Maslenitsa, il Solstizio d’estate e Ivan Kupala

I seguaci del neopaganesimo slavo chiamano se stessi rodnovery (“credenti nativi”). La loro prima organizzazione religiosa ufficiale fu registrata nel 1994. Attualmente, una delle comunità di rodnovery più influenti è l’Unione delle comunità di credenti nativi slavi. È stata istituita nel 1997 e ora comprende diversi gruppi neopagani locali in tutta la Russia, principalmente nella zona europea del Paese.

Ma a parte loro, ci sono molti simpatizzanti e aspiranti pagani. Vk, il più grande social network della Russia, ospita un gruppo chiamato “Slavi. Paganesimo. Rus’” che ha oltre 250 mila membri. La pagina è in gran parte dedicata a una sorta di fandom antico slavo: post su credenze mistiche, princìpi slavi della vita e immagini motivanti. Elizaveta Orlova, l’amministratore ufficiale di questa comunità, si definisce una credente pagana, ma dice che per lo più pratica la sua fede da sola: “Io non compio i riti ogni giorno perché ho pochi compagni di fede. Periodicamente, eseguo il rinforzo del potere con gli elementi e uso anche le rune per vari scopi”, dice.

Il ricordo degli antenati

Ma quali fonti hanno usato i neopagani per ricostruire le credenze e i riti che praticano? Vladimir Koval, storico e capo della divisione per l’Archeologia del Medioevo presso l’Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze, conferma che le uniche fonti che ci parlano del paganesimo slavo precristiano sono le cronache. “I dati archeologici sul paganesimo slavo sono inesistenti o discutibili. Sappiamo dei riti di sepoltura (cremazioni), ma anche qui tutto è discutibile”, dice Koval, che ha molta esperienza archeologica. “Gli slavi orientali prima del 988 erano, senza dubbio, pagani. Ma non hanno lasciato monumenti grandiosi come Stonehenge”. Qual è il problema delle cronache? Il fatto che siano state scritte centinaia di anni dopo l’adozione del cristianesimo e redatte nei monasteri ortodossi. Quindi erano decisamente di parte. 

Alla domanda sulla mancanza di fonti storiche, Elizaveta non fa una piega: “In effetti, ci sono pochissime fonti, ma le persone hanno il ricordo dei loro antenati e sentono alcune cose. A volte, riceviamo suggerimenti da poteri più alti, però non oserei chiamarli dei.”

Ma c’erano dei veri e propri dei slavi? Ne conosciamo almeno uno, Perun, il Signore del Tuono, ma nessuno dei suoi santuari è ancora mai stato scoperto. Fino a poco tempo fa, l’idolo “Zbruch”, una scultura in pietra raffigurante quattro dei slavi, era il reperto archeologico più importante legato al paganesimo slavo, ma nel 2011 gli storici ucraini Aleksej Komar e Natalia Khamaiko hanno fornito una solida dimostrazione che la scultura era un falso del XIX secolo. Lo studio della pietra ha rivelato che è molto più giovane del X secolo a cui doveva appartenere.

Santuari vandalizzati

La Chiesa ortodossa russa è fermamente contraria al neopaganesimo slavo. Alessio II, l’ex patriarca di Mosca, condannò il paganesimo nel 2004, paragonandolo al terrorismo. Nel 2014, il Patriarca Kirill di Mosca ha messo in guardia contro “pericolosi tentativi di ricostruire credenze pagane pseudo-russe”.

Alcuni cristiani, o persone che si definiscono tali, vorrebbero vandalizzare i santuari che i neo-pagani hanno creato. Elizaveta ha menzionato alcune persone che graffiano la Pietra Blu che i pagani ritengono essere il loro oggetto di culto. Nel 2017, gli idoli di legno nella foresta del parco di Tsaritsyno, a Mosca, sono stati vandalizzati; bruciati e tagliati con un’ascia. Da allora, i credenti pagani locali hanno formato un gruppo che ha finanziato l’erezione e la protezione di nuove statue di idoli. “Questo santuario non appartiene a nessuna congregazione!”, dice la pagina ufficiale del santuario. “Questo è un santuario popolare che chiunque abbia buone intenzioni può visitare!”.

In nessun modo vogliamo sminuire l’importanza di quello in cui crede il popolo neopagano, ma pensiamo che questi sistemi di credenze possano essere facilmente paragonati a culti New Age come la Wicca o altri culti spirituali alternativi. 

Nikita, che frequenta spesso le celebrazioni neopagane, dice che tali santuari possono essere usati per fare “sacrifici”: “Non esiste un elenco comune di preghiere, incantesimi o altro. Il sacerdote pronuncia un discorso rivolto ai luoghi nativi, la Terra natale e i gli oggetti naturali vicini, come fiumi o luoghi commemorativi collegati agli antenati. Il discorso è composto da colui che parla, e nessuno si oppone, perché la visione del mondo è la stessa per tutti alla celebrazione”, dice Nikita. “Il rito stesso è, ad esempio, il taglio della carne comprata in un comune negozio con un coltello cerimoniale e poi seppellita nel terreno. Questo è un dono agli dei. Oppure possono uccidere una pecora e bruciarla su un fuoco rituale.” 

Alcune organizzazioni neopagane, tuttavia, sono state bandite in Russia, e non per motivi religiosi. “Queste persone sono spesso ferocemente anti-governative. Molti di loro guardano in modo fortemente critico alla Russia contemporanea, pensano che gli ebrei abbiano conquistato il Paese, che sia necessario costruire uno Stato etnico russo e così via”, dice Nikita. Secondo loro, anche la Chiesa ortodossa è estranea ai russi. Queste persone si schierano con arroganza al di sopra di tutti gli altri “russi”. Quando gli viene chiesto della gente di destra e del loro simbolismo, Elizaveta dice: “Molte persone si separano dalle loro famiglie e dai loro amici, quindi l’adozione del paganesimo non passa inosservata. Circa il 50 percento dei nostri membri sono persone di destra. E ci sono problemi con questo, perché a volte siamo paragonati a simpatizzanti del Terzo Reich!”. 

È altamente improbabile che le antiche credenze pagane slave fossero collegate all’idea di una supremazia etnica russa, e questi antichi culti per di più nacquero nei territori che ora sono l’Ucraina, dove infatti si sono avute le scoperte archeologiche più importanti relative al paganesimo. Ma Vladimir Koval dice che in ogni caso è ora di riconsiderare ciò che sappiamo del passato russo. “Oggi, l’archeologia russa è nella fase difficile di dover rivalutare le sue precedenti opinioni fantastiche sul paganesimo. Gli archeologi sovietici hanno preferito non i fatti, ma le ipotesi basate sulle loro congetture. Quindi fare tabula rasa è una fase necessaria della ricerca storica”.

 

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