Tre schiaffi dati da russi che costarono molto cari a chi li aveva sferrati

Natalya Nosova
Nell’Urss, per un affronto del genere si poteva finire i propri giorni in un gulag, ma non se la passò troppo bene neanche il cittadino che colpì al volto l’ex presidente Gorbachev nei primi anni della Russia democratica

Una gara di schiaffi che si è tenuta in Russia quest’anno ha suscitato molta curiosità nel mondo, e il suo campione è diventato famoso sul web. Ma nella storia sovietica e russa si sono stati almeno tre eventi in cui uno schiaffo in faccia ha causato grossi problemi a chi lo aveva sferrato.

Lo schiaffo di Osip Mandelshtam ad Aleksej Tolstoj

Osip Mandelshtam (1891-1938), probabilmente uno dei più grandi poeti russi, e sua moglie Nadezhda erano molto poveri e riuscivano a malapena a far quadrare i conti. Ciononostante, Osip accettò di prestare al suo amico e coinquilino in una residenza per scrittori sul Tverskoj Boulevard, il poeta Sergej Borodin, 75 rubli, un importo con cui lui e la moglie avrebbero potuto vivere per un mese.

Borodin, tuttavia, non si dannò troppo l’anima per restituire i soldi. E quando Osip vide la moglie di Borodin che portava a casa due bottiglie di vino, si infuriò per il fatto che la coppia non gli aveva ridato i soldi, ma si godeva la vita. Ne nacque una discussione, nel corso della quale Borodin attaccò Osip e colpì persino sua moglie Nadezhda. Mandelshtam chiese un giudizio al tribunale interno, che si riunì sotto la presidenza di Aleksej Tolstoj (1883-1945), un influente scrittore e, cosa più importante, vicino ai potenti bolscevichi.

Tolstoj stabilì semplicemente che Borodin dovesse restituire i soldi non appena avesse potuto. Mandelshtam era infuriato per il fatto che in nessun modo fosse stato sanzionato il colpo ricevuto da sua moglie. Un anno e mezzo dopo, si imbatté accidentalmente in Tolstoj a San Pietroburgo (anche se secondo alcuni scrittori lo era andato deliberatamente a cercare) e lo schiaffeggiò pubblicamente in faccia.

“Cosa stai facendo? Ti distruggerò!”, sibilò Tolstoj su tutte le furie. Fu un vero choc, nessuno nella Russia sovietica avrebbe osato fare una cosa simile.

Presto, Mandelshtam fu arrestato e mandato in esilio, e in seguito, in un campo di concentramento, dove morì. Giravano voci che Tolstoj avesse fatto pressioni affinché il poeta facesse questa fine, o quantomeno non si fosse opposto al suo triste destino. Per conoscere meglio la figura di Mandelshtam, leggete qui.  

Lo schiaffo di Evgenija Garkusha a Lavrentij Berija

Il nome dell’attrice Evgenija Garkusha (1915-1948) è ormai da tempo dimenticato; del resto ha recitato solo in due film. La sua vita e la sua carriera furono rovinate a causa di uno schiaffo che stampò sulla faccia di uno degli uomini più temuti dell’Urss: Lavrentij Berija, il braccio destro di Stalin e suo ministro dell’Interno.

Evgenija era una star cinematografica in prepotente ascesa. Dopo il successo del suo primo film, “Pjatyj okean” (“Il quinto oceano”, 1940) sposò Pjotr Shirshov, biologo marino e ministro della Marina dell’Urss. Nel 1942 recitò in “Neulovimyj Jan” (“L’imprendibile Jan”), un film sui partigiani cecoslovacchi che si erano opposti alla conquista hitleriana del loro Paese. Ma, dopo la guerra, nel 1946, tutto finì bruscamente per lei.

Lavrentij Berija (1899-1953), che fu poi arrestato e giustiziato dopo la morte di Stalin, era uno degli uomini più temuti. Ed era un individuo viscido, che usava spesso il suo potere per ottenere tutte le donne che voleva. Quando si rivolse a Evgenija con alcune proposte sessuali indecenti, l’attrice lo prese però a schiaffi. Nel giro di due settimane, fu accusata di spionaggio e defezione e mandata in un gulag.

Suo marito Pjotr Shirshov non era a conoscenza del luogo in cui si trovava sua moglie. Cercando disperatamente di trovarla, si rivolse a Stalin in persona, ma il capo lo mandò via, dicendogli: “Ti troveremo un’altra moglie”. Tuttavia, Shirshov non fermò i suoi sforzi e riuscì a far ridurre la condanna di Evgenija a “solo” 8 anni nei campi di lavoro.

Nel 1948, Evgenija si tolse però la vita prendendo una dose letale di sedativi in un lager di Magadan. Lo stesso anno, suo marito fu destituito dall’ufficio di ministro. Morì di cancro nel 1953. Garkusha ebbe una riabilitazione postuma nel 1956.

Lo schiaffo di un cittadino sovietico a Gorbachev

Nel 1996, Mikhail Gorbachev (1931-), ultimo presidente dell’Urss fino al 1991, arrivò a Omsk durante la campagna elettorale di Boris Eltsin. Gorbachev doveva parlare pubblicamente per esprimere il suo sostegno a Eltsin, nel ballottaggio contro il comunista Gennadij Zjuganov. Aveva con sé quattro guardie del corpo. Ma mentre saliva le scale verso l’edificio in cui doveva parlare, un disoccupato di 29 anni di nome Mikhail Maljukov gli dette uno schiaffo in faccia. Gli uomini della sicurezza lo neutralizzarono in un lampo. Ma Gorbachev rimase profondamente offeso e annullò tutti gli interventi previsti a Omsk. Dopo un processo, Maljukov fu dichiarato malato di mente e mandato in un manicomio, dove trascorse circa un anno e mezzo. In seguito, il nome di Maljukov non è mai riemerso. Nel 1998, ha rifiutato di rilasciare un’intervista a un giornale locale, affermando: “Ho finito con la politica”.

Quali erano i motivi dietro lo schiaffo di Maljukov? Molte persone dell’ex Urss odiavano Gorbachev, rimproverandogli di “aver distrutto lo Stato” e circolavano anche voci su un’anziana che gli aveva sputato durante un’apparizione pubblica in un’altra regione. Si dice che dopo lo schiaffo, Maljukov abbia detto: “Questo è per il tradimento degli interessi del Paese, per il crollo dell’Urss!”.

È molto probabile che Maljukov avesse davvero qualche disturbo psicologico. Un uomo di Omsk, che aveva prestato servizio nell’esercito con lui, disse a un giornale locale che, fin dalla giovinezza, Maljukov era spesso inquieto, in modo molto evidente.

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