Quattro folli scandali che hanno colpito il calcio russo

Legion Media
Il più recente è un’accusa di razzismo per un tweet poco felice di un calciatore dello Spartak, ma negli ultimi anni non sono mancati un feroce pestaggio in Cecenia, giocatori a cui veniva fatta soffrire la fame e spese pazze al casinò

1. Calciatori a stecchetto

In Europa si è abituati a calciatori piuttosto ricchi anche nelle serie minori, ma in Russia il quadro è abbastanza diverso. L’FC Shinnik è la squadra di Jaroslavl (città 265 chilometri a nordest di Mosca) e gioca in Futbolnoj Natsionalnoj Ligi (la serie B russa). Nel 2016 la compagine si guadagnò la ribalta delle cronache dopo che i giocatori rivelarono di non ricevere lo stipendio ormai da otto mesi. Per di più, i calciatori vivevano in un residence del club, e il presidente aveva deciso di cambiare i contratti dei cuochi della mensa, facendoli diventare part-time, così gli atleti potevano passare giorni interi senza pranzo e senza cena. Ma non finì lì, la dirigenza decise di fare economia anche sul bus aziendale, usato per le trasferte, e lo vendette. Di lì in poi i giocatori, l’allenatore e lo staff furono costretti a salire sui pullman dei tifosi al seguito della squadra, sobbarcandosi trasferimenti non proprio rilassanti, in mezzo ai cori degli ultras. Ciononostante, la squadra non retrocesse, e finì il campionato al dodicesimo posto (su venti squadre). È ancora oggi in serie B e, a stagione che volge al termine, è nella parte medio alta della classifica. Speriamo che adesso almeno pranzi e cene siano serviti regolarmente.

2. Champagne amaro

Disordini causati dagli hooligan, battibecchi tra giocatori, l’allora ct Leonid Lutskij che definì la propria nazionale “una merda”. Insomma, l’Europeo 2016 in Francia non è passato alla storia come uno dei più semplici per la Russia, che chiuse il suo girone da fanalino di coda, con un misero punto.
Tuttavia, i calciatori Aleksandr Kokorin e Pavel Mamaev riuscirono a peggiorare le cose, con una loro scappatella nel Principato di Monaco. Pochi giorni dopo l’umiliante sconfitta per 3-0 contro il Galles (che aveva seguito una sconfitta per 2-1 contro la Slovacchia e l’1-1 raggiunto in extremis con l’Inghilterra), i due pensarono bene di farsi filmare mentre se la spassavano al Casinò di Monte Carlo, dove, a quanto pare, sperperarono oltre 280 mila dollari solo in champagne in una notte. I tifosi russi non la presero per niente bene e si fecero alcune domande: in primo luogo, cosa c’era da festeggiare, visto l’umiliante eliminazione dal torneo? In secondo luogo, perché questi giocatori sono pagati così tanto per giocare così male? E infine, perché si preoccupano di più di darsi arie che di rappresentare degnamente il loro Paese?
La cosa fece infuriare l’intera Russia, e oltre ai postumi della sbornia, Kokorin e Mamaev al risveglio seppero che oltre 800.000 russi avevano già firmato una petizione su Change.org per chiedere di allontanarli per sempre dalla nazionale. Alla fine, Kokorin si scusò per ogni offesa provocata, ma non prima che Putin in persona si esprimesse sulla vicenda, definendo la baldoria dei due “oltraggiosa”.

3. Un uomo solo contro la Cecenia

Le risse in campo sono parte integrante del calcio russo, ma quando hai contro i tifosi della squadra di casa, la panchina avversaria e la polizia cecena, sei davvero nei guai.
Basta chiedere all’ex attaccante e capitano dell’FC Krasnodar, Spartak Gogniev, che lo ha imparato sulla sua pelle. Nel corso di una partita contro la formazione cecena del Terek Groznij (dal 2017 Achmat Groznij) del 2011, l’attaccante si vide sventolare il rosso per somma di ammonizioni al 73º minuto, e non la prese bene, spintonando l’arbitro. Mentre usciva dal campo, Gogniev ebbe da ridire con i tifosi di casa, che iniziarono a scendere dalle tribune e a pestarlo. Riuscì a malapena a sfuggire al linciaggio della folla e a ripararsi nel tunnel, ma non era finita. Lì fu accerchiato dalla polizia cecena che completò l’opera, pestandolo a lungo. Il calciatore (classe 1981, gioca ancora, nel Kuban, in serie B) finì in ospedale con una commozione cerebrale, varie costole rotte, naso rotto e ecchimosi su tutto il corpo, ed ebbe bisogno di un intervento chirurgico. Mai far arrabbiare i ceceni.

4. Battute razziste sui “cioccolatini”
Il premio per il più stupido tweet di calcio del 2018 potrebbe andare al giocatore dello Spartak di Mosca (la squadra allenata da Massimo Carrera, campione di Russia in carica) Georgij Dzhikija (un difensore classe 1994), che a gennaio ha pubblicato un video dei suoi compagni di squadra di colore, sudati durante l’allenamento, con la scritta: “Guardate come i cioccolatini si stanno sciogliendo al sole”.

Il Comitato etico della Federcalcio russa ha multato lo Spartak per la somma di 20 mila rubli (284 euro), ma non prima che il club si lanciasse in una imbarazzante campagna difensiva, con un video in cui i giocatori di colore e lo stesso Dzhikija apparivano abbracciati e si baciavano, proclamando di sentirsi come fratelli e che non ci fosse razzismo in squadra. Può essere, in effetti, che si trattasse solo della minore sensibilità dei russi nei confronti del politicamente corretto. Ma certo gli emoticon con le barrette di cioccolato non erano proprio una grande idea.

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