Quali erano le caramelle più amate dai bambini russi prima della Rivoluzione?

Legion Media
Se i dolciumi russi potessero parlare avrebbero una storia molto interessante da raccontare: come apparvero, come cambiarono nome dopo l’avvento dei bolscevichi, e molto altro che abbiamo cercato di riassumere per i golosi di tutto il mondo

I russi hanno sempre trattato i dolci con il massimo rispetto: mangiano caramelle insieme al caffè del mattino, lo rifanno con il tè del pomeriggio e anche quando si tratta di fare un pasto a mezzanotte. Basta una visita a un negozio russo per vedere tantissimi zefìr (dolci solo all’aspetto simili alle meringhe italiane), caramelle mou, confetture e, naturalmente, dolci al cioccolato. Ci sono impianti di produzione dolciaria in tantissime regioni che fanno diversi tipi di dolci, anche se la tradizione di questa industria ha inizio solo alla fine del diciannovesimo secolo.

Prima di allora, i russi avevano, come dessert, la smokva (una mela essiccata e zuccherata) o caramelle di zucchero, ciliegie essiccate o marmellata cotta. Ma tutto è cambiato quando incontrarono il cioccolato. All’inizio si presentò nella forma di bevanda calda, che divenne popolare alla corte di Caterina II di Russia. Poi caffè e chioschi cominciarono ad aprire lungo le strade della capitale imperiale, San Pietroburgo, e anche in altre città. La bevanda al cioccolato era abbastanza a buon prezzo ed era apprezzata da molti. Quando si riuscì a trovare un modo per trasformare i chicchi di cacao in una massa cremosa, le fabbriche di cioccolato aprirono in tutto il mondo, Russia compresa.

Prima della Rivoluzione del 1917, c’erano 170 produttori di dolciumi a San Pietroburgo, a Mosca erano 200 e in tutto il Paese un totale di 600. Era l’età dell’oro dei dolci russi, un’era in cui furono inventate ricette che ancora oggi sono in produzione.

I maestri dolciari si impegnavano per guadagnarsi il titolo, di tutto rispetto, di “Fornitore di corte di sua Maestà Imperiale”, che poteva benissimo essere ritirato se la qualità dei prodotti diminuiva. Questo spingeva i diversi produttori a competere tra loro per creare i dolci più buoni di tutti.

“Colli di aragoste” e “Piedi di oca”.

Alcuni sostengono che le caramelle e i dolci di Abrikosov fossero i più squisiti, soprattutto i Rakovje Sheii (“Colli di aragoste”) e i Gusinje Lapki (“Piedi di oca”) e Utinje Nosiki (“Becchi d’anatra”). Il collo è la parte più saporita dell’aragosta, e il grasso di oca era usato nella produzione delle caramelle. Questi dolci si trovano ancora oggi in vendita nei negozi.

Abrikosov teneva molto alla promozione dei suoi prodotti, e così assunse alcuni artisti professionisti per creare dei disegni per gli involucri. I suoi dolci erano decorati in stile Art Nouveau, con motivi animali e floreali, come questo cioccolato “zoologico”.

Marmellatine

Per pubblicizzare le marmelad (caramelle di gelatina di frutta) venne utilizzata l’immagine di alcune lepri bianche. Sull’involucro di quelle agli agrumi Tsarskij ci sono tre aironi, ritti su una zampa, piantata fino a metà nell’acqua.

Ma l’uomo d’affari cercò di attirare i suoi clienti non solo con la pubblicità. Una volta su un giornale venne riportata la voce che assumesse solo ragazze bionde per un negozio e ragazze more per l’altro. Molti curiosoni entrarono per verificare la notizia e finirono per acquistare i dolci!

“L’orsetto goffo” Clumsy Bear

Un altro grande produttore, Einem, inventò quello che, con ogni probabilità, è il più famoso dolcetto di cioccolato russo (e lo dovete provare senza indugio!) Il Mishka Kosolapy (Orsetto goffo) venne lanciato nel 1913, ed era il dolce più caro dell’epoca, oltre che quello più desiderato come regalo per ogni bambino. Il ripieno di pralina, inserito tra due fogli di wafer era coperto con cioccolato scuro. Il dolce è semplice da riconoscere: c’è una immagine sul suo involucro, molto famosa, del “Mattino in una foresta di pini” del pittore Ivan Shishkin, scelta dall’artista Emmanuil Andrejev. Disegnò molte confezioni per dolci, in quel periodo, proprio come Aleksandr Benois e Ivan Bilbin.

“Prova a portarmelo via”

La storia delle praline “Prova a portarmelo via”, risale al 1913. L’immagine di un bambino birichino che tiene in mano un bastone era stata ripresa da una statua di porcellana trovata in uno degli uffici di Einem. I disegnatori aggiunsero una barretta di cioccolato mezza morsicata nelle mani del ragazzo e aggiunsero la scritta “Prova a portarmelo via”. In epoca sovietica, il ragazzo della confezione venne sostituito con una ragazza.

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La produzione dolciaria di massa si diffuse in tutto il Paese. Si prenda, come esempio, la città di Saratov, nella Russia centrale, dove si trovava la famosa fabbrica dei fratelli Miller.

Producevano non solo barrette e dolci, ma anche gelatine, frutta zuccherata, pastiglie e marshmallow di grande qualità. Oggi, in quel luogo, c’è una fabbrica di tessuti.

Dopo la Rivouzione del 1917, le imprese più grandi vennero nazionalizzate e ribattezzate. Einem divenne “Krasnyj Oktjabr” (Ottobre Rosso), la Sioux diventò “Bolschevik”, la Abrikosov, invece,  “Babaevskj”. E la Lenov divenne “Rot Front”. Nei primi anni di dominio sovietico, le nuove fabbriche di dolci non menzionarono più i loro vecchi nomi nemmeno sugli involucri dei dolci. Tuttavia, grazie alla collaborazione di alcune repubbliche africane, non ebbero mai carenza di cacao e continuarono a produrre dolci di grande qualità. Ma questa è un’altra storia.

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