Un futuro di energia pulita: ecco come la collaborazione tra Italia e Russia può far bene al Pianeta

NanoStockk/Getty Images
Nel Paese più grande al mondo è ancora piccolo l’apporto delle fonti rinnovabili, ma grazie a progetti congiunti con imprese italiane, le cose possono cambiare in meglio per tutti

Le questioni sollevate dal cambiamento climatico globale hanno stimolato molti Paesi in via di sviluppo a intraprendere strategie “verdi” e a investire in energia “pulita”, per puntare a una completa decarbonizzazione del settore e ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. La crescentetendenza delle fonti di energia rinnovabile si traduce in un graduale abbandono delle centrali nucleari e termiche, a favore di opzioni alternative: principalmente il solare e l’eolico. Oggi le fonti energetiche rinnovabili generano poco più dell’8% dell’energia mondiale, ma entro il 2030 dovrebbero già produrre il 25% del totale. Esaminiamo i successi che Russia e Italia hanno ottenuto in questo settore e come la cooperazione tra i due Paesi possa segnare l’inizio dell’era “verde”.

Il settore dell’energia in Russia

A differenza dell’Italia, la Russia non ha una quota elevata di fonti di energia rinnovabile: raggiungono a malapena l’1% nel sistema energetico unificato del Paese. Le centrali solari ed eoliche hanno una capacità, rispettivamente, di 1.354,88 e 172,43 MW, che è inferiore all’1% della capacità totale delle centrali elettriche russe. La quota di centrali idroelettriche è maggiore, circa il 20%, ma è difficile considerarle appieno “energia verde”, visto l’impatto negativo che hanno sulla fauna fluviale e sul microclima locale, a causa della costruzione delle dighe. In futuro saranno semmai necessarie mini-centrali idroelettriche, che richiederanno meno spazio e, di conseguenza, causeranno meno danni alla natura. Nel frattempo, in Russia, le centrali termiche e le centrali nucleari rappresentano ancora il grosso del settore energetico: la loro quota raggiunge l’80%. 

Tuttavia, la Russia sta cercando di sviluppare fonti di energia rinnovabile: nel 2009 è stato adottato un documento in materia, valido fino al 2020. Ma in seguito è stato prorogato più volte e ora il governo ha lavorato a un documento fino al 2035. Non c’è però niente di particolarmente incisivo: non si parla di sussidi statali e tutte le misure di sostegno devono essere attuate attraverso investimenti privati, il che rallenta il processo. Ci sono idee e iniziative, ma non bastano: ad esempio, ATS (Administrator torgovoj sistemy; ossia “Amministratore del sistema di mercato”) seleziona ogni anno progetti per fonti energetiche rinnovabili su base competitiva e per il periodo 2013-2024 intende investire in essi 528,74 milioni di rubli (dando priorità all’eolico). Ed entro il 2024, tante fonti di energia rinnovabile devono essere messe in funzione in modo che la loro capacità raggiunga i 5401,5 MW. Tra i progetti principali ci sono le idee di Rosatom, Rusnano, Renova, Fortum, RusHydro.

Tuttavia, anche la realizzazione di questi progetti per lo sviluppo e la messa in servizio di fonti energetiche rinnovabili finora aumenterebbe in modo poco significativo la quota “verde” (fino a un massimo del 3%) sul volume totale dell’energia russa. E senza il sostegno esterno – in particolare di altri paesi con know-how come l’Italia – la Russia deve investire ulteriormente affinché possa raggiungere un buon livello di sviluppo dell’economia “verde”.

L’Italia verde

Da diversi anni l’intera Europa va nella direzione dell’economia verde, e in particolare spinge per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. In molti Paesi, più della metà dell’energia generata proviene ormai da esse. L’Italia mostra una notevole attività in questa materia: nel 2014, quasi il 10% della capacità installata nel Paese era rappresentata da solare, eolico e geotermico; bisogna inoltre considerare che dopo il 1987 l’Italia ha deciso di abbandonare i progetti di sviluppo nel settore nucleare. Nel 2018 la quota di fonti rinnovabili sul totale del settore energetico era già del 20%, mentre in appena un anno erano stati installati nel Paese più di 1 GW di nuovi impianti di energia rinnovabile, di cui quasi la metà sono centrali solari.

Secondo il “Piano Integrato Energia e Clima” aggiornato, entro il 2030 dovrebbero comparire nel Belpaese ulteriori 50 GW di impianti solari (nel 2019 erano circa 20 GW), e grazie a ciò la quota di fonti rinnovabili dovrebbe aumentare fino al 30%. Inoltre, il piano prevede un aumento del volume delle fonti energetiche rinnovabili nella fornitura di calore, e nel settore dei trasporti. E oltre agli impianti solari, in Italia si sta sviluppando anche l’eolico: dovrebbero esserci 18,4 GW di tali impianti entro il 2030; si tratta di un raddoppio rispetto al 2019. Tutti i dati sono pienamente coerenti con la tendenza europea verso l’energia “carbon neutral”.

Enel, una delle principali società energetiche in Italia, ha un ruolo di primo piano nella ricerca finalizzata allo sviluppo di impianti che utilizzano fonti energetiche rinnovabili. Molte altre imprese italiane condividono la leadership, in particolare, Enel gestisce il più grande complesso geotermico al mondo, che genera 769 MW di energia. 

La collaborazione italo-russa per l’ambiente

Già nel 2009 venne firmato un memorandum sulla cooperazione tra Russia e Italia nel campo delle fonti energetiche rinnovabili. Ciò è stato fatto per avviare ricerche e progetti congiunti nel settore della Green economy, implementare idee di investimento sia in Russia che in Italia, così come in altri Paesi da parte di aziende italiane e russe. In effetti, questo significava lavorare il più possibile per raggiungere l’efficienza energetica. Uno dei primi passi è stata la creazione di un comitato e di un business forum italo-russo sullo sviluppo sostenibile.

A seguito di ciò, nel 2010, al Forum Economico di San Pietroburgo, il colosso italiano Enel e l’impresa russa RusHydro hanno annunciato una collaborazione nel settore dell’energia verde: in particolare, si è deciso di sviluppare congiuntamente progetti nel campo delle maree e della geotermia, con scambio di know-how e pratiche innovative, e sviluppo della ricerca scientifica. Per RusHydro si tratta di un passo atteso da tempo verso l’espansione internazionale (l’azienda è da tempo interessata a entrare nel mercato del Sud Europa), mentre Enel rafforza la propria posizione nel mercato internazionale delle energie rinnovabili.

Lo sviluppo delle attività congiunte tra Italia e Russia non finisce qui: sempre nel 2010, a dicembre, è stato siglato l’accordo tra Enel e Inter RAO UES. Ma qui gli obiettivi erano già altri: prima di tutto, il miglioramento del quadro normativo nella regolamentazione delle fonti energetiche rinnovabili, e la ricerca nel campo dell’energia eolica in Russia e nei Paesi della Comunità degli Stati indipendenti. In particolare, le società hanno poi iniziato a lavorare sull’idea di riciclare le ceneri volanti, un prodotto della lavorazione delle centrali termiche, e a considerare le questioni di sviluppo congiunto e di acquisizione di giacimenti di carbone.

La collaborazione tra le aziende continua ancora oggi: nel 2019 una controllata di Enel, insieme a RusHydro, ha aperto 10 colonnine di ricarica per veicoli elettrici nel Territorio del Litorale (conosciuta in russo come Primorskij kraj, la regione che ha come capoluogo Vladivostok). Enel è stata responsabile della fornitura, dell’installazione e del commissioning, mentre RusHydro ha collegato le colonnine alla rete elettrica. Nonostante i veicoli elettrici siano ancora lontani dall’essere diffusi in Russia (a inizio 2021 ne risultavano immatricolati in totale circa 11.000) il mercato è in crescita: in un anno è cresciuto del 71%. E l’emergere di stazioni elettriche dove ricaricare le auto è uno dei passi significativi verso il miglioramento della situazione ambientale nel Paese e nel mondo e verso un’economia “verde”.

Anche l’impresa di carsharing Delimobil, che ho fondato alcuni anni fa, attiva nella mobilità condivisa in varie aree geografiche della Russia, sta lavorando da alcuni anni allo sviluppo di tecnologie al fine di rendere sempre più ecosostenibile il proprio business. L’utilizzo di un autoveicolo in condivisione può sostituire fino a dieci autovetture private, riducendo così l’immissione nell’atmosfera di CO2 e la congestione delle vie urbane. Non solo, grazie al know-how di alcune imprese italiane, negli scorsi anni abbiamo lanciato alcuni progetti pilota a Nizhnij Novgorod e in altre città della Russia convertendo alcuni veicoli a gas naturale. In altre città dove siamo presenti sono stati testati veicoli ibridi e stiamo lavorando attivamente affinché si possa costruire un'infrastruttura urbana per lanciare anche veicoli elettrici.  

Inoltre, la divisione russa dell’’italiana Enel ha più volte vinto gare d’appalto per la costruzione di parchi eolici: prima nel 2017, poi nel 2019. In totale, prevede di sviluppare e mettere in servizio tre impianti: il parco eolico di Azov, il parco eolico di Kola (il più potente dei tre) e il parco eolico Rodnikovskyij. La prima delle centrali dovrebbe essere messa in funzione nel 2021, le altre entro il 2024. In totale, forniranno alla Russia 362 MW (+ 6,5% dell’attuale capacità delle centrali elettriche). Si prevede un investimento di oltre 25 miliardi di rubli (271 milioni di euro) in queste strutture. Allo stesso tempo, la divisione russa di Enel sta mostrando la massima disponibilità a muoversi ulteriormente verso lo sviluppo di un’economia “verde” e a fare a meno della produzione di energia a carbone. Entro il 2022, il 43% dell’energia generata dall’azienda dovrebbe essere prodotta da fonti rinnovabili.

Nonostante le sanzioni e la pandemia, che ha paralizzato in modo significativo l’economia italiana, l’interesse del Paese per la cooperazione scientifica, tecnica ed economica con la Russia non è diminuito. Quindi, con alta probabilità, i progetti che erano stati pianificati verranno realizzati e questi saranno il volano per altri progetti da realizzare a quattro mani.  

Questo articolo fa parte della rubrica “Fare affari in Russia”, realizzata in collaborazione con la Camera di Commercio italo-russa e firmata dal presidente della CCIR, Vincenzo Trani. Ogni due settimane analizziamo un aspetto specifico del business bilaterale attraverso interviste, esperienze dirette, analisi e approfondimenti. La rubrica si pone come uno strumento per capire meglio l’orizzonte degli investimenti italo-russi, una bussola per orientare e ispirare quelle imprenditrici e quegli imprenditori ancora pronti a scommettere sul Paese più grande del mondo

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