Italia-Russia: come far crescere il proprio business nonostante Covid e sanzioni

Reuters
Il periodo è complesso, ma, grazie allo scambio tra imprenditori russi e italiani di know how, tecnologie e conoscenze approfondite dei rispettivi mercati, si possono comunque cogliere ottime opportunità. Ce lo spiega Vincenzo Trani, presidente della Camera di Commercio italo-russa

Quali sono le prospettive per la piccola e media impresa tra Italia e Russia?

L’84% del Pil italiano è ancora oggi il risultato del lavoro di molti milioni di piccoli imprenditori. Questo è molto importante, perché permette di differenziare i rischi e fa sviluppare il sistema economico in modo più stabile, rispetto a un’economia dove ci sono solo pochi grandissimi attori in campo. Purtroppo, la vita dei piccoli e medi imprenditori non è facile in Italia, come non lo è per i loro colleghi russi. I problemi sono essenzialmente due. Il primo è che si trovano sempre più in concorrenza con giganti che cercano di strappare alle piccole compagnie anche il loro pezzetto di pane. Il secondo è che, se da una parte lo Stato ha degli strumenti di sostegno per la piccola e media impresa, dall’altra, purtroppo, quando si parla di grandi incontri internazionali a livello di Stati, vanno sempre aventi le grandi compagnie.

Così, per esempio, in ogni consolato italiano all’estero, quando vengono organizzati degli eventi per lo sviluppo dell’export, quasi sempre vi troverete protagonisti dei rappresentanti di grandi società, e molto raramente saranno presenti dei piccoli imprenditori, che invece sarebbero quelli che hanno effettivamente più bisogno di aiuto nel contesto della globalizzazione del business.

La Camera di Commercio italo-russa (CCIR) proprio di questo si occupa. Costruisce ponti tra il business italiano e russo. E non solo il business, anche nei campi di cultura, arte… Ma certo in misura maggiore, si occupa di business. Questo significa che gli imprenditori italiani e quelli russi possono rivolgersi  alla CCIR, per esempio, per trovare partner in affari in Italia o in Russia. E questo non vuol dire solo ricerca di clienti. Può essere la ricerca di un partner che aiuti nello sviluppo congiunto del business, che fornisca la tecnologia, che si occupi della logistica e del trasporto dei macchinari necessari e così via.

L’aspetto molto importante è che la CCIR è al 50% russa e al 50% italiana, quindi una delle sue missioni fondamentali è aiutare l’export, sia quello italiano in Russia, che quello russo in Italia. Gli imprenditori interessati devono solo contattarci sul nostro sito o scriverci un’email.

Sì, ma come si fa a fare export se continueranno le sanzioni?

Queste sanzioni anti-russe sono in vigore già da cinque anni. In realtà, la Russia non ne ha sofferto particolarmente. Le persone direttamente sanzionate, i cui beni all’estero sono stati congelati, sì, ovviamente. Ma sono casi rari: non molti russi sono stati inclusi in quell’elenco. L’economia della Russia, nonostante le sanzioni, si è sviluppata piuttosto bene nel corso di questi cinque anni. E se non fosse stato per il Covid-19, la situazione sarebbe anche migliore. Diciamo che, alle sanzioni, in Russia ci sono già abituati e sono stati capaci di andare oltre.

Dal punto di vista dell’Italia, purtroppo, non ci siamo ancora abituati, perché le controsanzioni imposte dalla Russia all’Europa hanno limitato l’esportazione di alcuni prodotti agricoli e alimentari: prosciutto, formaggi (tra cui il sempre molto Parmigiano-Reggiano), frutta e verdura che prima erano esportati in grandi quantità in Russia… La cosa più triste, è che la maggior parte di questi beni vengono prodotti nel Sud Italia, dove l’economia è già piuttosto debole, e le sanzioni, ovviamente, hanno colpito più duramente. Nessuno ne parla più, perché sono passati cinque anni. Molte delle società interessate in questo periodo di tempo hanno chiuso. E ai politici italiani non importa: le società hanno chiuso, beh, arrivederci. Si nascondono dietro alle “scelte dell’Europa”. Le sanzioni vengono prorogate di sei mesi in sei mesi, e non si sa quando finirà questa triste storia.

Qual è allora la soluzione da adottare nel frattempo?

Molte imprese sono passate a quella che noi chiamiamo “Made with Italy”, e non più “Made in Italy”. Ci sono molte compagnie, cioè, che hanno iniziato la produzione in Russia, e molti piccoli imprenditori russi che hanno fatto sforzi congiunti con imprenditori italiani, e si sono scambiati tecnologie, know-how, si sono venduti le attrezzature necessarie. La qualità italiana si ottiene, tra le altre cose, grazie a questo. Molti dipendenti che hanno avviato le imprese provenivano da aziende italiane e sono arrivati in Russia per portare qui questi specifici prodotti. Insomma, la cosa bella è che i popoli dei due Paesi continuano a comunicare, le relazioni negli affari continuano a svilupparsi, nonostante fattori politici esterni che certo non aiutano in questo momento.

In fin dei conti, queste sanzioni sono state un’opportunità per i piccoli imprenditori russi. Che continuano a crescere grazie ad esse. Il mercato è rimasto vuoto, loro sono entrati e hanno iniziato a produrre qui quello che prima veniva importato. Non c’è dubbio che la mozzarella italiana sia migliore, non c’è dubbio che abbia un sapore più buono, ma non è più sul mercato, quindi i produttori locali la producono e la chiamano diversamente. O producono il “parmezan”. Ha un altro nome, non è un Parmigiano-Reggiano falsificato. E l’ho provato, non è niente male.

In generale, è possibile organizzare scambi tecnologici e scambi di esperienze tra imprenditori italiani e russi, per esempio tra know how e conoscenza del mercato locale, che siano vantaggiosi per entrambi.

Anche per i russi che volessero investire in Italia?

Se un imprenditore russo vuole espandersi in Italia nella vendita o nel business, per esempio nel settore dell’abbigliamento, dove il mercato è già saturo, pieno di prodotti italiani, sarà difficile. Deve trovare una nicchia in cui può entrare. L’imperativo è sempre, come nel caso degli italiani che vanno in Russia, studiare attentamente il mercato.

Ma molte attività vengono svolte da parte russa in Italia attraverso la vendita o la produzione congiunta di prodotti semilavorati. Immaginate un mobile. Quanto costa la produzione di arredamento in Italia e quanto costa lo stesso mobile se viene prodotto in Russia? Ad esempio, un armadio che abbiamo in casa… molti elementi sono in metallo, molti elementi sono in legno… Certo, vendere in Italia mobili finiti realizzati in Russia è molto difficile, perché ci sono marchi italiani locali ben presenti sul territorio e con una loro riconoscibilità. Ma la vendita di semilavorati è qualcosa che può essere interessante e riservare margini di profitto più alti. Tra il vendere tavole grezze e componenti semilavorati il passo avanti già c’è.

E posso dirvi che ci sono ormai persino noti marchi russi che vendono le loro scarpe nei negozi di Milano. E molte tecnologie si stanno sviluppando in questo ambito in Russia, grazie alle apparecchiature italiane che vengono vendute dalle aziende italiane a quelle russe. E non mancano le società miste.

Qual è il settore economico in Italia che soffre di più l’assenza dei russi?

Di sicuro, in questo periodo di Covid-19, il settore turistico. Purtroppo, il coronavirus ha avuto un impatto molto pesante, molto grave sull’economia italiana. E non c’è modo di sopperire con il turismo locale al grande turismo internazionale. Per di più, il turismo interno europeo, è un turismo molto “povero”, nel senso che ha poca propensione alla spesa. Da questo punto di vista, i turisti russi sono sempre stati conosciuti come turisti che amavano viaggiare molto, spostarsi un sacco, ed erano disposti a spendere molto per tutti i servizi di qualità. Il livello di spesa dei turisti stranieri, e soprattutto russi, è stato storicamente particolarmente importante per l’Italia. Speriamo che possano tornare presto.


Questo articolo fa parte della nuova rubrica “Fare affari in Russia”, realizzata in collaborazione con la Camera di Commercio italo-russa e firmata dal presidente della CCIR, Vincenzo Trani. Ogni due settimane analizzeremo un aspetto specifico del business bilaterale attraverso interviste, esperienze dirette, analisi e approfondimenti. La rubrica si pone come uno strumento per capire meglio l’orizzonte degli investimenti italo-russi, una bussola per orientare e ispirare quelle imprenditrici e quegli imprenditori ancora pronti a scommettere sul Paese più grande del mondo

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